07/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Grigio bilancio a dieci anni dalla scadenza del quarto obiettivo del millennio
Dieci milioni e mezzo di bambini muoiono ogni anno prima del quinto compleanno. Le cause della loro morte sono in gran parte prevenibili e il quarto Obiettivo di sviluppo del millennio per il 2015 ha come meta la riduzione di due terzi della mortalità infantile rispetto ai dati del 1990. Ma soltanto sette delle 60 nazioni in cui la situazione è più critica sono sulla strada giusta e potrebbero farcela.

Vita nelle strade, fra la spazzatura. Copyright - Who/P. Virot Asia e Sudamerica. Bangladesh, Brasile, Egitto, Indonesia, Messico, Nepal e Filippine. Sono queste le sette nazioni che hanno speranza di ottenere buoni risultati entro il 2015. Ma è doppio il numero di Paesi che non solo non hanno migliorato la condizione infantile, ma addirittura hanno visto un aumento della mortalità fra il 1990 e il 2004. Queste 14 nazioni rappresentano il 23 percento del campione utilizzato per capire, a dieci anni dalla scadenza degli Obiettivi del millennio, a che punto si è arrivati. Le zone geografiche considerate sono quelle con il maggior numero di morti in giovane età e i risultati dell’analisi sono riportati dalla rivista medica The Lancet. Per ogni Paese sono state raccolte informazioni demografiche, sullo stato nutrizionale, sulle principali cause di morte sotto i cinque anni e sulle politiche sanitarie seguite. Per valutare i progressi compiuti verso il quarto obiettivo del millennio, sono state confrontate le medie annuali di riduzione di mortalità  infantile di ogni Paese con quelle che sarebbero state necessarie per raggiungere la meta nei tempi definiti. In base poi ai risultati ottenuti, le 60 nazioni sono state suddivise in tre gruppi: Paesi sulla strada giusta, Paesi da tenere d’occhio e in cui agire, Paesi in una situazione critica che desta allarme.

Preparazione di un vaccino. Copyright - Who/P. Virot Polmonite, malaria, Hiv. I risultati dell’analisi sottolineano la gravità del quadro e la necessità di intensificare gli sforzi, visto che solo sette nazioni al momento possono sperare di farcela. Nella maggior parte dei Paesi dove la mortalità infantile è aumentata vi sono conflitti armati o è diffusa l’infezione da Hiv: Zimbabwe, Rwanda, Kenya, Iraq, Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana e Botswana, per esempio. Molti interventi efficaci nel proteggere la salute dei più piccoli sono ancora poco diffusi, come l’utilizzo di zanzariere trattate con insetticida o la prevenzione della trasmisisone dell’Hiv da madre a figlio: raggiungono una copertura media del 3 percento. Le malattie infettive nei bimbi e il loro trattamento rappresentano un’area importante di intervento. Per esempio, sotto i cinque anni la polmonite è la causa principale di morte, ma nei Paesi poveri, fra le persone che si prendono cura dei più piccini, solo una su cinque è in grado di riconoscerla ai primi sintomi. L’analisi ha poi notato ampie variazioni sull’utilizzo dei diversi interventi anche all’interno di un singolo Paese. Nella Repubblica Centrafricana, per esempio, se tre bambini su quattro con febbre sono curati con gli antimalarici, solo uno su tre riceve il vaccino contro il morbillo e le tre dosi contro difterite, tetano, pertosse.

Donne con bambini in braccio. Copyright - Who/P. Virot Note positive. In mezzo a tante brutte notizie, è stato registrato anche qualche risultato positivo: in alcuni Paesi vi è stato un miglioramento sostanziale della coperrtura sanitaria, che ha portato in due anni a un aumento di dieci punti percentuali della proporzione di mamme e bambini con accesso a interventi in grado di salvare la vita. Uno spiraglio di speranza che fa capire come possono essere fatti passi in avanti.
 

Valeria Confalonieri

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