Numero 4. Dal 1° settembre al 30 settembre 2006
Inizialmente si pensava che fossero
diretti a Chios su un’imbarcazione di fortuna e che un guasto occorso subito
dopo la partenza dalla costa turca di Karaburun, vicino Smirne, avesse fatto
affondare la nave. Poi
però i 31 superstiti hanno parlato. Sull’isola greca erano sbarcati il giorno
prima, dopo un viaggio in notturna. Ma la Polizia greca é riuscita a catturarli
e ad arrestarli e il giorno dopo ha firmato la loro condanna a morte. All’alba
gli agenti hanno costretto i 39 uomini - algerini, iracheni, libanesi,
palestinesi e tunisini - a salire su una nave in direzione della costa turca.
A
qualche centinaio di metri dalla riva li hanno buttati in mare. Gli abitanti
hanno sentito le grida ed hanno immediatamente chiamato i soccorsi, ma per 8 di
loro era già troppo tardi. Sono morti annegati. Due uomini
risultano dispersi. Non era questa l’Europa che sognavano, ma il Vecchio
continente ha paura. Il Gigante da 457milioni di abitanti é
ossessionato dall’arrivo di alcune decine di migliaia di giovani che
dall’Africa e dall’Asia bussano alle porte del Mediterraneo. Le maglie della
frontiera sono sempre più strette e così per chi viaggia da sud, in un modo o
nell’altro, é sempre più facile morire. Settembre lascia sul tappeto 71 vittime
– i dati sono di Fortress Europe -, tra cui 21 dispersi, la maggior parte in
Sicilia e in Grecia. Niente di nuovo per il Mediterraneo. Dal 1988 ad oggi
l’immigrazione clandestina ha ucciso almeno 5.544 persone, 304 solo nello
scorso mese di agosto.
L’Egeo torna a far parlare di sé e lo fa nel peggiore dei modi, rivelando il retroscena del silenzio
calato sulle rotte che legano la costa turca alle isole greche. Non se ne parla
dall’ultimo naufragio del 22 giugno 2006, ma dietro la diminuzione degli
incidenti si nasconde una fortissima repressione messa in atto dalla Grecia e
vista di buon occhio dall’Unione europea. I dati ufficiali parlano chiaro:
48mila i cittadini stranieri arrestati nei primi otto mesi del 2006 perché
senza documenti - erano 66mila nell’intero 2005 -. Diecimila sono già stati
rimpatriati, per gli altri é soltanto questione di tempo. Tentando di entrare
in Grecia a Settembre sono morte 8 persone nelle acque di Creta e 2 sui campi
minati di Evros, a cui si aggiungono le vittime di Karaburun, sulle quali rischia
di esplodere un caso diplomatico tra Ankara e Atene. Un gruppo di avvocati di
Smirne si é infatti rivolto all’Onu per richiedere un’indagine sulle pesanti
accuse rivolte alla Guardia costiera greca, che però ha prontamente smentito.
Non meno gravi le denunce contro la Spagna dopo la morte alle Canarie di un ragazzo in custodia presso il
Commissariato di Las Americas a Tenerife. Il giovane era sbarcato il 16
settembre su un cayuco con altre 56 persone. Trattenuto con i compagni dalla
polizia aveva più volte chiesto un medico, ma senza ricevere nessuna risposta
se non l’intervento dei rinforzi per sedare la protesta dei compagni di viaggio
di fronte al rifiuto dei soccorsi medici, giunti soltanto alle 22 della
domenica. Troppo tardi. Il ragazzo é morto per un arresto cardiocircolatorio.
Insieme a lui se ne vanno almeno altre 5 persone, decedute durante la
traversata dell’Atlantico verso le Canarie. Ognuno di loro lascia una famiglia,
degli amici, un amore. Lo stesso vale per i 490 cadaveri recuperati dalle acque
spagnole nei primi 8 mesi del 2006, secondo i dati ufficiali del Governo delle
Isole. Dal 1988 sono morti almeno 1.469 migranti facendo rotta verso
Fuerteventura, Ceuta, Melilla e la costa sud della Spagna, dove nelle ultime
settimane sono tornati a sbarcare alcune centinaia di persone, dopo mesi di
serrati controlli del litorale. Ma non basta toccare terra per sentirsi al
sicuro. Sono infatti ripresi i rimpatri aerei con il Senegal. A Dakar e Saint
Louis sono state rispedite come pacchi postali male intestati alcune centinaia
di persone. E lungo le coste del Paese africano continua la missione di
Frontex: motoscafi e un elicottero spagnoli appoggiati da una nave da guerra
italiana. Finora sono serviti a intercettare 2 cayucos con 180 persone a bordo.
Intanto Dakar ha intascato dalla Spagna un assegno da 20 milioni di euro per un
progetto di «ritorno all’agricoltura».
Frontex é l’agenzia per il controllo delle
frontiere istituita dall’Unione Europea come punto
chiave per il contrasto dell’immigrazione clandestina. Opera nelle acque
dell’Atlantico, ma anche nel Canale di Sicilia, dove dal 7 settembre é iniziato
un pattugliamento congiunto che coinvolge le navi di Italia, Malta e Grecia e
gli
elicotteri della Germania. Presto arriverà anche il controllo satellitare. Ma
il vero obiettivo indicato dal vicepresidente dell’Unione europea Franco
Frattini é il controllo delle coste libiche. Per questo Bruxelles finanzierà il
governo di Mu’ammar al-Qaddafi con 3milioni di euro per l’acquisto di 10
autovetture specializzate, visori notturni ed equipaggiamenti per il
pattugliamento della frontiera sud, con la possibilità di un coordinamento
delle operazioni siglato Frontex. La Libia é stata recentemente accusata da
Human Rights Watch di abusi e detenzione arbitraria dei migranti nelle carceri,
comprese le tre che l’Italia finanzia dal 2003 a Kufrah, Sebha e Gharyan. Poco
importa: sarà Tripoli ad ospitare a novembre la conferenza euro-africana
sull’immigrazione clandestina. Tanti i nodi da risolvere. Chissà
se troverà spazio la questione delle vittime delle politiche di chiusura delle
frontiere: 5.544 vite svanite in un pugno di anni per la banale impossibilità
di chiedere ed ottenere un visto d’ingresso a Castello.
Un terzo delle vittime (1.873 persone) facevano rotta sulla Sicilia.
A settembre il mare ha restituito
i corpi di 36 emigranti, tra cui una donna e il suo bambino. Altri 12
risultano
dispersi al largo della Tunisia. Per tutta la prima settimana del mese
sono stati recuperate 7 salme in
mare aperto, forse annegati nei drammatici naufragi di agosto. Uno dei
corpi è
stato avvistato proprio dai turisti sul traghetto diretto a Lampedusa.
Dall’inizio dell’anno sono sbarcate a Lampedusa 16mila persone su 342
imbarcazioni, rispetto alle 13mila su 165 natanti dello scorso anno. Un
numero contenuto rispetto ai quasi 25mila arrivi delle Canarie e ai
48mila in Grecia. Settembre segna anche uno strano ritorno: quello
degli
sbarchi sulle coste pugliesi, dove in 3 diverse occasioni sono stati
fermati un
totale di 53 cittadini asiatici, imbarcati nelle stive di regolari
mercantili
di lunga percorrenza che giungono nel Mediterraneo attraverso il Canale
di Suez
e scaricano i passeggeri in prossimità della costa su piccoli gommoni.
Gabriele Del Grande