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In relazione alle prossime elezioni in Iran, previste e confermate per il 20 febbraio, le polemiche non accennano a placarsi. Più di tremila candidati dello schieramento riformista che fa riferimento al premier Khatami, per decisione del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, non sono stati ammessi come candidati. La richiesta dello schieramento riformatore di rinviare le elezioni è stata bocciata. Si voterà comunque, ma in un clima molto teso. Abbiamo sentito in merito Alì Ghaderi, leader e portavoce dei Guerriglieri Feddayn del Popolo Iraniano, formazione politica che fa parte del Iran Social Forum, network di gruppi esuli che si autodefiniscono di resistenza al regime degli ayatollah.
“Più che di elezioni mi sembra il caso di parlare di selezioni, ammesso e non
concesso che quelle del passato possano essere considerate tornate elettorali.”
Alì Ghaderi, senza giri di parole, sottolinea subito quale sia il giudizio degli
iraniani che dall’estero si oppongono al regime degli ayatollah.
“La situazione nel nostro Paese è abbastanza in evoluzione, ma non tanto sul versante politico, quanto su quello sociale. Abbiamo sottolineato, ben prima dei sit-in dei parlamentari che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, come la situazione in Iran sia senza via d’uscita – continua Ghaderi- Il motivo è semplice: i riformisti di Khatami si trovano in un cul de sac. La legislazione iraniana, avendo integrato completamente il ruolo della guida religiosa, ha generato il paradosso per cui si deve chiedere giustizia a chi la nega.”
Sul ruolo della comunità internazionale nella vicenda, Ghaderi non è più ottimista, visto che per lui “l’Unione Europea è dentro fino al collo in questa situazione. Mai visto in 25 anni un tale turismo politico in Iran.” Perché ci vanno? A chi danno sostegno? Per il leader politico la risposta è semplice:”All’inizio l’Unione Europea sembrava sostenere il riformismo di Khatami, ma ora tutte le realtà politiche europee sono disponibili a trattare con i conservatori. Basti pensare che il signor Rowani, Presidente del Comitato per la Sicurezza Nazionale, elemento vicino al clero conservatore, è stato ricevuto a Parigi da Chirac in persona, come un capo di Stato. L’Unione europea li tollera e il motivo è semplice: la firma del protocollo aggiuntivo di non proliferazione nucleare.” L’opinione pubblica internazionale ha tirato un sospiro di sollievo quando tutte le agenzie hanno battuto la notizia che l’Iran apriva le porte agli ispettori dell’AIEA, l’agenzia internazionale che monitora l’uso non civile dell’energia nucleare. Per Ghaderi si è festeggiato troppo presto. “L’Iran in realtà non ha firmato un bel niente: manca la ratifica parlamentare al protocollo e questa non si può ottenere senza il nulla osta della guida religiosa. Per quella firma si può sacrificare anche l’opposizione.”
Opposizione che, per altro, non appare certo coesa difatti “all’interno dello schieramento khatamista si è creata una profonda frattura. Per esempio, mentre Khatami stesso alla fine ha accettato le elezioni del 20 febbraio, il vicepresidente del Parlamento che è anche il leader dei Muhjaidin della Rivoluzione Islamica, l’organizzazione più forte dello schieramento riformista, ha annunciato che il suo gruppo boicotterà le elezioni così come la parlamentare riformista Khadivar che si è dimessa contemporaneamente dal seggio e dalle liste elettorali.”
La situazione potrebbe precipitare anche perché Ghaderi sottolinea come, da tempo ormai, “i pasdaran (forze di sicurezza) minacciano i dissidenti dicendo che, dopo le elezioni, tutti capiranno cosa significa la parola legge: praticamente li minacciano impunemente di morte.”
Se questo non bastasse, il leader dell’opposizione iraniana, ricorda come il direttore del giornale della guida religiosa “ha detto chiaramente che tutti quelli che hanno creato problemi rispetto alle elezioni verranno considerati nemici di Dio. Questa è la tipica frase che nella legislazione islamica significa condanna a morte.”
In questo clima d’intimidazioni è difficile parlare di elezioni libere, ma l’opposizione
non potrebbe organizzarsi in maniera più incisiva?
“Non avverrà comunque sotto la guida di Khatami.I riformisti hanno perso credibilità.
In questi giorni ci sono state molte manifestazioni all’università e gli studenti
criticavano in egual misura Khamenei e Khatami. Il popolo boicotterà le elezioni.
Vogliono un referendum che cambi la forma stessa dello Stato così come è uscito
dalla rivoluzione islamica del 1979, ma questo preoccupa molto l’Unione Europea
e gli Stati Uniti che tengono molto all’equilibrio di questa regione. Bisogna
capire che Khatami, anche volendo, non può fare nulla. Non vuole comunque e il
suo pensiero è chiaramente espresso da recenti dichiarazioni in cui sottolinea
come il laicismo sia incompatibile con la repubblica islamica e che lui non ha
mai parlato di riformare l’assetto istituzionale dell’Iran rivoluzionario. Non
è Khatami che può risolvere la questione.”
Sembrerebbe quindi che sia necessario accettare questo stato di cose, ma Ghaderi sottolinea come “una certezza l’abbiamo: la popolazione non andrà a votare. Nonostante che la Commissione dei Saggi per l’obbligo religioso e il rispetto dell’Islam abbia dichiarato che non votare è un crimine. Lo stesso sito del ministero degli Interni, in una ricerca di un gruppo di esperti, ha previsto un’affluenza alle urne del 5% degli aventi diritto. Probabile che subito dopo il voto cominci la repressione violenta dell’opposizione, ma tutta l’opposizione civile, all’interno del Pease e all’estero, è decisa a boicottare le elezioni.”
Ghaderi conclude con un antico proverbio iraniano:” un cammello seduto è sempre più alto di un mulo in piedi: noi siamo il cammello, i conservatori sono il mulo. La nostra richiesta di referendum dovrà essere ascoltata o la situazione potrebbe precipitare.”
Christian Elia