Il 28 maggio scorso, nel distretto di Sidoarjo, Giava orientale, 50mila metri
cubi di vapore e fango eruttano con violenza dal pozzo di trivellazione di un
cantiere della società d'estrazione Lapindo Brantas Inc, investendo una squadra
di operai. Da allora, e nonostante i numerosi tentativi di arginare il flusso
ininterrotto di fango e detriti, il pozzo ha continuato ogni giorno a scaricaricare
in superficie migliaia di metri cubi di argilla, vapore e carbone. Più di diecimila
persone sono state costrette a lasciare le proprie case e l'economia rischia il
collasso, visto che le eruzioni giornaliere hanno ormai sommerso tutte le risaie
della zona, principale fonte di reddito per le famiglie dell'isola.
Responsabilità umana o disastro naturale? Le cause dell'eruzione, unanimamente definita 'senza precedenti', sono però
ancora poco chiare. Numerose organizzazioni ambientaliste attribuiscono la responsabilità
del disastro alle trivellazioni della Lapindo Brantas Inc. che, secondo un portavoce
di Greenpeace, avrebbe provocato l'eruzione a causa di perforazioni troppo profonde.
D'altro canto, numerosi esponenti del mondo scientifico affermano che l'esplosione
sarebbe una conseguenza del terremoto verificatosi a Yogyakarta, nel distretto
di Sidoarjo, il giorno prima dell'eruzione. Gli stessi studiosi dichiarano anche
che, se l'origine naturale del disastro fosse confermata, sarebbe davvero difficile
poter arginare il fenomeno, in tutto e per tutto accomunabile ad un'eruzione vulcanica
e quindi di per sé inarrestabile dall'uomo.
Emergenza umanitaria. Così, mentre le indagini sono ancora in corso, l'Indonesia deve fare i conti
con l'emergenza. Le autorità di Sidoarjo hanno chiesto e ottenuto dal governo
lo stato di calamità naturale e presto le tremila famiglie rimaste senza casa
potranno sistemarsi in un campo allestito con i contributi della Lapindo Brantas.
Nel frattempo, la società di estrazione ha dichiarato che investirà 164 milioni
di dollari, pari a quasi 129 milioni di euro, nella costruzione di dighe e nelle
operazioni di drenaggio del fango. Tali operazioni sono però vivamente criticate
da molti esponenti del mondo scientifico indosiano, tra cui Eko Teguh Paripurno,
capo del centro di ricerca sui disastri dell'Università di Yogyakarta, che temono
gravissime conseguenze per l'ecosistema.