
Con il 99,96 per cento dei voti scrutinati, il presidente brasiliano, Luiz Inacio
Lula da Silva, ha ottenuto il 48,61 per cento dei suffragi. Tanti, ma non abbastanza
per vincere le elezioni al primo turno. Tutto è rimandato al 29 ottobre, dunque,
quando si disputerà il ballottaggio con il suo diretto rivale, il candidato di
"Cardoso" memoria, Geraldo Alckmin, che si è accaparrato il 41,64 per cento dei
suffraggi. La differenza fra i due? Più di 6 milioni e mezzo di voti.
A caro prezzo. "C'è mancato davvero poco", si ripetono i sostenitori del presidente dato per
vincente a mani basse da tutti i sondaggi sulle intenzioni di voto. Ma qualcosa
è andato storto, contro ogni previsione. L'ultimo scandalo sul presunto dossier
zeppo di prove per incastrare Alckmin e 'compagnia', che i dirigenti vicini a
Lula avrebbero pagato a caro prezzo pur di averlo, è risultato un'arma a doppio
taglio. Non solo è costato le dimissioni di segretari speciali e amici fraterni,
ma ha anche fatto vacillare lo stesso Lula, che si è dovuto impegnare seriamente
per scansare la scure delle accuse. L'ennesima, da due anni a questa parte, se
si pensa ai vari mensalao (le tangenti pagate ai deputati pur di ottenerne l'appoggio
in Parlamento) e alle troppe mazzette.
Sprint finale. Se da una parte il popolo, gratificato da programmi alla "Fame Zero" che li
ha risollevati da una miseria endemica, ha gridato al nessuno tocchi Lula, gli
indecisi hanno optato, all'ultimo, chi per l'astensione, chi per altri candidati
della sinistra. Il risultato: voti dispersi e Alckmin gongolante. E' lui, per
molti critici, da considerare il vincitore morale
di questa tornata.
Dito puntato, infine, anche sulla ritirata dai dibattiti televisivi battuta da
Lula negli ultimi giorni: una scelta che lo ha definitivamente penalizzato, fornendo
l'energia necessaria allo sfidante per lo sprint finale.
Verso la maggioranza. Garaldo Alckmin è il candidato della Social democrazia brasiliana (Psdb), partito
che ha governato il Paese per molti anni. E' formato, dunque, da 'animali politici'
alquanto preparati, che sanno cavalcare e strumentalizzare falle e cedimenti degli
avversari. Ma se da una parte il Psdb ha confermato il suo potere in Stati quali
San Paolo e Minas, il Pt, partito di Lula (dei lavoratori), non solo si è riconfermato
dove già era, ma ha sorpreso tutti vicendo al primo turno in quattro stati che
prima non aveva, e avvicinandosi sensibilmente a ottenere la maggioranza alla
Camera.
Dipende solo da Lula. Adesso, dunque, tutto si giocherà al ballottaggio e la partita, secondo gli
analisti, promette scintille. "Che gli elettori non si aspettino il cosiddetto
Fair Play!", ammonisce il più prestigioso giornale brasiliano "O Globo".
"Lula punterà a radicalizzare il confronto fra il suo governo e quello dei tucani
(Psdb) - commenta Paulo Roberto Figueira Legal, analista politico e professore
dell'Università di Juiz de Fora - E Alckmin giocherà tutte le sue carte nei comizi,
in discorsi ancora più duri di quelli finora sferrati contro Lula. La campagna
si farà violenta proprio intorno ai concetti di moralità e corruzione". Un clima
politico avvelenato, dunque, questi sono i pronostici.
"Il secondo turno è comunque una nuova elezione - precisa l'analista brasiliano
Geraldo Tadeu Monteiro - ma nessuno tende a dimenticare quanto avvenuto nel primo.
Quindi, adesso, Lula appare come lo sconfitto, nonostante il suo 49 percento dei
voti, mentre Alckmin, pur avendo il 41 per cento, è il vittorioso". E il morale,
anche qui, fa la differenza.
Secondo Tadeu Monteiro, la rielezione di Lula dipende solo da lui, quindi occhio
al rapporto privilegiato con il popolo. E' lì che si gioca tutto. Se il presidente
uscente punterà il suo dibattito sullo stesso piano di Alckmin, ovvero sull'efficienza
e l'economia, perderà.
L'asso nella manica. Per riuscire, Lula deve puntare sul suo legame con i movimenti sociali, deve
movimentare la sinistra, deve tornare a essere, in un mese, quello che era nel
2002, quando stravinse: il candidato della giustizia sociale. Il fine è riprendersi
gli elettori che ieri hanno votato per Heloisa Helena (ex Pt e ora esponente di
un partito della rifondazione socialista) e Cristovam Buarque. Deve tornare nelle
piazze come e più di prima, deve fare campagna elettorale a tappeto, come non
ha fatto in questi mesi. E i numeri parlano chiaro: 139 le città battute da Alckmin,
39 quelle fatte da Lula.Basta con i freni, la sua vittoria dipenderà solo dalle
parole, dai gesti, dai
modi di fare e dal carisma alla "Lula".Lula deve tornare a essere se stesso. Solo
così sarà rieletto.