18/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un documentario racconta l'orrore di Srebrenica
scritto per noi da
Stefano Barazzetta 
 
L'11 luglio 1995 iniziò il più grave crimine che l'Europa abbia conosciuto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: nel corso di alcuni giorni, circa 8mila musulmani evacuati dall'enclave di Srebrenica - dichiarata Area Protetta dalle Nazioni Unite - furono deportati, uccisi e sepolti in fosse comuni dai paramilitari serbi agli ordini del famigerato comandante Arkan.
 
un bimbo ai tempi di sebrenicaNon solo Sebrenica. Ma la mattanza, purtroppo, non terminò in quei giorni: come ci racconta con semplicità esemplare il regista bosniaco Refik Hodzic nel documentario "Statement 710399", in gara al Sarajevo Film Festival nella sezione "Regional Documentaries" e prodotto dalla XY Films di Sarajevo, specializzata nella produzione di documentari dedicati ai crimini di guerra compiuti durante i conflitti nella ex-Jugoslavia.
Hodzic, partendo da un episodio poco conosciuto - la sparizione di quattro bosniaci scampati al massacro di Srebrenica, ma scomparsi nella confusione dei giorni che seguirono - compie un viaggio personale nei meandri della giustizia incompiuta della Bosnia post-bellica, agendo come un vero e proprio detective e sostituendosi a un apparato investigativo che si rivela assente.
Il regista parte dal ritrovamento di una dichiarazione  (lo "Statement 710399" del titolo) resa da uno dei quattro scomparsi, appena 15enne all'epoca dei fatti, a un ufficiale serbo; la dichiarazione, resa in un momento successivo alla denuncia della sparizione del ragazzo da parte dei famigliari, è l'ultima traccia della presenza in vita dello scomparso.
 
le vittime di sebrenicaSulle tracce dei carnefici. Hodzic inizia ad indagare, armato solo del verbale di interrogatorio e della propria determinazione, fino a rintracciare due ufficiali serbi che presero parte all'interrogatorio del ragazzo, e a quelli di altri tre uomini scomparsi insieme a lui; i due ufficiali, contattati telefonicamente, si rimpallano le responsabilità, ma assicurano di essere disposti a incontrare il regista per chiarire ogni addebito.
Hodzic, sempre presente in prima persona sullo schermo, parte alla ricerca dei parenti degli scomparsi, per ricostruirne gli ultimi movimenti, fino a scoprire che i quattro uomini erano riusciti per un breve periodo a scampare alla cattura grazie all'ospitalità e alla protezione di una famiglia serba.
Con uno sguardo delicato e mai voyeuristico, il regista ci avvicina ai famigliari delle vittime, le cui vite sono ancora ferme a quei giorni dell'estate 1995 in cui i loro cari scomparirono senza lasciare traccia alcuna: ed è un viaggio non indolore per lo spettatore avvicinarsi allo strazio di queste persone, ancora sospese tra speranza e accettazione del lutto.
 
gruppo di donne musulmane in preghiera a sebrenicaFaccia a faccia. In un tentativo estremo e coraggioso di mettere di fronte vittime e (presunti) carnefici, Hodzic riesce fare incontrare i congiunti dei quattro scomparsi con uno dei due ufficiali serbi che, sotto l'obiettivo di una telecamera nascosta, si dichiara innocente e si limita ad ammettere di aver stilato il verbale dell'interrogatorio, ma nega di sapere quale sia stata la successiva sorte dei quattro  uomini.
Emblematico è il successivo tentativo da parte del regista e dei famigliari delle vittime di incontrare l'altro ufficiale coinvolto: depistaggi, reticenze ed evidenti menzogne impediscono di rintracciare l'uomo, e a Hodzic e ai congiunti degli scomparsi non resta che rientare alle loro case senza aver potuto, ancora una volta, avvicinarsi alla verità, in una ritirata che sa quasi di sconfitta, ma non di rassegnazione. Intervenendo al termine della proiezione, il regista ha sottolineato con parole dure come il suo non sia "un film sulla ricerca di uno scomparso, ma una riflessione sulla Bosnia di oggi, un posto - ha continuato Hodzic - dove è triste vivere, un posto nel quale non sembra sia possibile ottenere giustizia". Tuttavia, la trionfale accoglienza tributata al documentario dal pubblico di Sarajevo suggerisce che nel popolo bosniaco la speranza che giustizia possa essere finalmente fatta è tutt'altro che sopita. 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Bosnia Erzegovina
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