Una donna indiana digiuna fino a lasciarsi morire, come prescrive la pratica jainista della Santhara
scritto per noi
da Mattia Luchetta
Vimla Devi, una cittadina indiana residente a Daipur, nel
Rajasthan, è morta dopo aver digiunato per 14 giorni, in accordo con
una centenaria usanza religiosa. Tre anni fa i medici le avevano
diagnosticato una forma di leucemia incurabile che negli ultimi tempi
aveva raggiunto il suo stato terminale. La donna 61enne aveva così
deciso, due settimane fa, di osservare la Santhara, un'antica pratica
della religione jainista che prescrive il digiuno come modo per
purificare il corpo e per prepararsi spiritualmente alla morte,
lasciando al digiunante il tempo per riflettere sulla propria vita. I
seguaci del Jainismo considerano tale pratica, che prevede la rinuncia
a cibo, acqua e medicinali, come un mezzo per raggiungere la Moksha,
ossia la liberazione dal ciclo della vita e della morte e dalla
sofferenza connaturata alla vita terrena.
Un appello tardivo. Il digiuno di Vimla Devi è diventato un caso quando l'attivista per i diritti
umanitari Nikhil Soni ha inoltrato un esposto ad un tribunale del Rajasthan, in
cui affermava che la Santhara dovrebbe essere considerata, a termini legali, come
una forma di suicidio. Il tribunale ha girato la petizione al governo federale
in attesa di emettere giudizio, mentre Soni tentava di interrompere forzatamente
il digiuno della donna, informando le forze dell'ordine e chiedendo loro di intervenire.
Gli sforzi sono, però, risultati vani e nessun risultato è stato conseguito in
tempo utile. "L'abbiamo inoltrato (l'esposto), ma crediamo ci siano state delle
negligenze sull'altro fronte, ora potete chiaramente vedere il risultato," ha
dichiarato Madhav Mitra, avvocato di Soni, lamentandosi per la lentezza degli
organi giudiziari.
Tradizione secolare. D'altro canto, dal mondo jainista si sono levate voci a supporto della scelta
di Vimla Devi. "Sebbene all'inizio abbiamo tentato di convincerla, lei ci ha detto
di non essere più interessata alle questioni del mondo, voleva raggiungere la

Moksha. Noi rispettiamo la sua decisione," ha affermato il marito Sohan Lal
Bhansali.
La Santhara è, infatti, ritenuta una consuetudine antichissima, nonché un rituale
con cui nessuno dovrebbe interferire. Kamla, un fedele che ha partecipato ai funerali
della donna, ha riferito all'emittente NewKerala che "non ci dovrebbero essere
obiezioni su di essa. E' una tradizione che esiste fin dai nostri primi guru,
dal tempo del Signore Mahavira (ventiquattresimo ed ultimo Tirthankara, cioè leader
jainista, che visse nel VI secolo a.C.)." Negli ultimi anni si sono verificati
più di 10 casi di Santhara. Il Jainismo conta in India almeno 4 milioni di seguaci,
conosciuti per la loro disciplina e lo stile di vita austero.