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L’appello diffuso nei giorni scorsi ha un interlocutore chiaro: la classe politica.
Sono i nostri deputati e senatori a votare e, per gli autori dell’appello, devono
tener conto della volontà di chi a votato per loro. Ma è possibile orientare un
voto parlamentare con la pressione dell’opinione pubblica? "Bisogna fare una distinzione netta tra le pressioni che si possono fare sugli apparati politici quando decidono sul militare in generale e sul voto di domani –dice padre Alex- sulle grandi questioni tipo l’arrivo dei cacciabombardieri a Grosseto o la base Nato-Usa a Taranto, i politici sono talmente legati all’apparato militare del Paese e a quello mondiale che diventa quasi impossibile fare pressione a livello popolare per orientarne le scelte, perché dietro c’è tutta una serie di legami incredibili dietro queste cose. Per esempio, sulla base Nato a Taranto, non ha deciso il governo Berlusconi, come molti credevano. Ha deciso quello D’Alema. Il nostro sistema economico finanziario è così addentellato a quello militare, che è quasi impossibile fare pressioni".
Il voto in Senato invece offre possibilità diverse e Zanotelli sottolinea come "qui diventa un po’ più facile, nel senso che è possibile fare pressione sulle coscienze dei singoli deputati. Spesso può succedere che reagiscano positivamente". I deputati quindi come uomini di fronte alle proprie scelte, non come membri di partito.
"I partiti, non a caso, sembrano orientati per l’astensione che è un gesto ancora
più grave", continua Zanotelli, "perché spesso il voto si esprime come partito
e sono proprio loro quelli incatenati al meccanismo economico e militare in cui
ci troviamo".
Potremmo assistere per cui a una crisi di coscienza di alcuni deputati che abbandoneranno
l’aula al momento del voto, se contrari alla posizione del proprio schieramento
politico, ma per il padre comboniano "questo sarebbe ancora peggio di un voto
a favore, perché chi esce non solo si astiene ma crea ancora più problemi a chi
vuole battersi. Uscire dall’aula non è una soluzione, e bisogna tenerne conto".
Questa pressione sulla classe politica vivrà il suo momento principale durante
le grandi manifestazioni previste per il 20 marzo, ma anche il 15 febbraio di
un anno fa, milioni di persone dai cinque continenti urlarono il loro no alla
guerra.
La fine è nota. Non si corre il rischio che si diffonda una sorta di disillusione
in tutti quelli che si oppongono alla guerra come mezzo di soluzione delle controversie?
Un senso d’impotenza che pieghi la voglia di dire la propria contrarietà alla
guerra?
"Io sarei molto cauto su questa affermazione. E’ sbagliato pensare che se le bombe sono cadute comunque su Baghdad il movimento contrario alla guerra ha fallito", sottolinea con determinazione padre Alex, "se non fosse stato per quella mobilitazione il governo italiano ci avrebbe portato in guerra. Hanno dovuto considerare che l’80% degli italiani erano contrari alla guerra. Questo è un grandissimo risultato".
Zanotelli sottolinea come questo non valga solo per gli italiani, "a Londra in
piazza quel giorno c’erano due milioni di persone, non era mai successo in quel
Paese. Blair la guerra l’ha fatta comunque, ma non è una sconfitta.
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno dovuto cambiare tutto il programma bellico,
ritardando l’intervento proprio grazie a questa mobilitazione mondiale. E’ evidente
che i potenti della Terra sono costretti a tener conto dell’opinione pubblica.
Certo forse non si può ottenere tutto, ma è importantissimo".
Quindi le aspettative sull’appuntamento del 20 marzo sono tante. Padre Alex sottolinea come "non bisogna preoccuparsi molto di quello che si ottiene o meno dalla manifestazione, quanto di capire che andando avanti sulla strada della pressione popolare sulla classe politica, si individua la strada per dare scacco matto ai poteri costituiti, indicando come la guerra sia la strada sbagliata".
Per Zanotelli la guerra in Iraq ne è la prova evidente, "non è stata trovata nessuna arma di distruzione di massa, il New York Times ha ammesso che non c’era nessuna connessione tra Al-Qaeda e Saddam Hussein, l’ex-ministro del tesoro statunitense O’Neill ha detto che l’attacco all’Iraq era stato pianificato ben prima dell’11 settembre 2001 e così via. Tutta questa guerra si basava su bugie".
Christian Elia