23/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un reportage dal Kurdistan turco racconta la scelta di una donna: dal fucile al dialogo
di Stefano Rossi
 
 
Gulten Ucar, 33 anni, ha passato sette anni sulle montagne come combattente nel Pkk. Ne ha scontati cinque di carcere e ora è un membro del gruppo di pace. E’ uno degli otto membri del primo gruppo di pace che il primo settembre 1999 hanno oltrepassato il confine del Kurdistan del Sud con la Turchia. E’ stata una delle prime guerrigliere a deporre le armi e a collaborare attivamente al cessate il fuoco del 1999, che avrebbe dovuto portare al dialogo fra il governo e il Pkk.
 
Una vita difficile. Gulten viene da Adiyaman, un paese vicino a Nemrut Dagi, un sito archeologico molto famoso in Turchia, visitato ogni anno da migliaia di persone. Ha iniziato a interessarsi della questione curda negli anni del liceo, quando ha cominciato a fare politica. Fino a quando ha deciso di partire e andare sulle montagne, insieme a una trentina di suoi amici. Piccola, minuta, capelli scuri, uno non se la immagina con un fucile in mano mentre la vede seduta in un bar di piazza Taksim, a Istanbul. Ma gli occhi sono duri e determinati quando parla. Una durezza che un tempo le serviva per combattere, ma oggi è stata messa al servizio della causa della pace. “Ho deciso di passare alla guerriglia – racconta – quando ho capito che ci trovavamo di fronte alla cancellazione di un popolo e che lo Stato turco ci negava il diritto alla nostra stessa esistenza. I primi giorni, in montagna, sono stati duri. Io ero cresciuta in città e sulle montagne c’era la neve. Ma grazie ai nostri sogni e ai nostri ideali abbiamo tenuto duro. Avevo solo 19 anni”. Gulten si è dovuta subito abituare alla dura disciplina militare. Racconta: “Quando il tempo ce lo consentiva (d’inverno cade molta neve sulle montagne del Kurdistan) facevamo esercizi militari per prepararci alla guerra e preparavamo i piani di attacco al nemico”. Il Pkk ha puntato soprattutto sull’istruzione di Gulten, utilizzandola come insegnante, dato che aveva completato gli studi al liceo. Continua la ex guerrigliera: “Nella nostra organizzazione ognuno viene utilizzato in base alle sue capacità. Se sei bravo a combattere ti danno un fucile in mano, mentre se hai un certo livello di cultura preferiscono utilizzarti come insegnante di politica, storia, geografia. Io ero specializzata nell’educazione dei guerriglieri”. L’educazione politica per un partito marxista come il Pkk è importante, così come è importante la componente femminile. Su 10mila guerriglieri attualmente sulle montagne del Kurdistan, si calcola che circa 4mila siano donne. Gulten, oltre a insegnare, reclutava i futuri guerriglieri. “Sono stata anche in Grecia”, afferma. Confermando che dal paese ellenico, che non ha mai amato la Turchia, arrivano sostegni alla guerriglia curda. Alla domanda se ha mai avuto paura, Gulten risponde: “Prima avevo paura di molte cose. Quando sono salita dalla città alla montagna sentivo gli spari di notte ed ero terrorizzata, ma poi mi sono abituata. Gli esseri umani si abituano a tutto”.
 
Resa o pace? Sette anni di guerriglia. Poi, a un certo punto, è successo qualcosa. Lo racconta lei stessa. “Il nostro leader, Abdullah Ocalan, dal carcere di Imrali ha decretato il cessate il fuoco. Non si capiva bene cosa avesse in mente. Fra noi guerriglieri ne abbiamo parlato a lungo. Poi abbiamo deciso di mandare a valle un gruppo di pace, circa un migliaio di persone, per vedere se era possibile dialogare con il governo. Abbiamo fatto un sacrificio”. Gulten è scesa dalle montagne ed è finita in prigione. Racconta: “Andare in carcere era la cosa che ci spaventava meno. Pensavamo che ci uccidessero. Io ero sicura che sarei morta. Invece, con mia grande sorpresa, i soldati turchi ci hanno trattato bene. In carcere discutevamo con loro che volevano sapere se il Pkk aveva fatto questo cambiamento perché ne era convinto o solo per motivi tattici. Io credo che il nostro arrivo nelle carceri, per quei soldati e per chi vi era recluso, sia stato importante”. L’ex guerrigliera è uscita di prigione nel novembre del 2004. Ora è un membro del Gruppo di pace. Il suo scopo, come quello dei suoi amici, è di perseguire gli obiettivi della pace e della democrazia. Gulten, incontra intellettuali e giornalisti per cercare di risolvere pacificamente la questione curda. E se qualcuno le fa notare che è un bel salto passare da guerrigliera a pacifista, lei risponde: “Sì, certo, c’è una grande contraddizione in questo. Non era facile per noi fare quella scelta. Ma ci sono stati tanti esempi nel mondo di questo tipo. Poi abbiamo pensato che se continuavamo a fare la guerra le cose non potevano che peggiorare. Non possiamo vivere tutta la vita sulle montagne. Qualcuno doveva fare il primo passo per dialogare”. 
Categoria: Donne, Guerra, Politica
Luogo: Turchia