Un reportage dal Kurdistan turco racconta la scelta di una donna: dal fucile al dialogo
di Stefano Rossi
Gulten Ucar, 33 anni, ha passato
sette anni sulle montagne come combattente nel Pkk. Ne ha scontati cinque di
carcere e ora è un membro del gruppo di pace. E’ uno degli otto membri del
primo gruppo di pace che il primo settembre 1999 hanno oltrepassato il confine
del Kurdistan del Sud con la Turchia. E’ stata una delle prime guerrigliere a
deporre le armi e a collaborare attivamente al cessate il fuoco del 1999, che
avrebbe dovuto portare al dialogo fra il governo e il Pkk.
Una vita difficile. Gulten
viene da Adiyaman, un paese vicino a Nemrut Dagi, un sito archeologico molto
famoso in Turchia, visitato ogni anno da migliaia di persone. Ha iniziato a
interessarsi della questione curda negli anni del liceo, quando ha cominciato
a
fare politica. Fino a quando ha deciso di partire e andare sulle montagne,
insieme a una trentina di suoi amici. Piccola, minuta, capelli scuri, uno non
se la immagina con un fucile in mano mentre la vede seduta in un bar di piazza
Taksim, a Istanbul. Ma gli occhi sono duri e determinati quando parla. Una
durezza che un tempo le serviva per combattere, ma oggi è stata messa al
servizio della causa della pace. “Ho deciso di passare alla guerriglia –
racconta – quando ho capito che ci trovavamo di fronte alla cancellazione di un
popolo e che lo Stato turco ci negava il diritto alla nostra stessa esistenza.
I primi giorni, in montagna, sono stati duri. Io ero cresciuta in città e sulle
montagne c’era la neve. Ma grazie ai nostri sogni e ai nostri ideali abbiamo
tenuto duro. Avevo solo 19 anni”. Gulten si è dovuta subito abituare alla dura
disciplina militare. Racconta: “Quando il tempo ce lo consentiva (d’inverno
cade molta neve sulle montagne del Kurdistan) facevamo esercizi militari per
prepararci alla guerra e preparavamo i piani di attacco al nemico”. Il Pkk ha
puntato soprattutto sull’istruzione di Gulten, utilizzandola come insegnante,
dato che aveva completato gli studi al liceo. Continua la ex guerrigliera:
“Nella nostra organizzazione ognuno viene utilizzato in base alle sue capacità.
Se sei bravo a combattere ti danno un fucile in mano, mentre se hai un certo
livello di cultura preferiscono utilizzarti come insegnante di politica, storia,
geografia. Io ero specializzata nell’educazione dei guerriglieri”. L’educazione
politica per un partito marxista come il Pkk è importante, così come è
importante la componente femminile. Su 10mila guerriglieri attualmente sulle
montagne del Kurdistan, si calcola che circa 4mila siano donne. Gulten, oltre
a
insegnare, reclutava i futuri guerriglieri. “Sono stata anche in Grecia”,
afferma. Confermando che dal paese ellenico, che non ha mai amato la Turchia,
arrivano sostegni alla guerriglia curda. Alla domanda se ha mai avuto paura,
Gulten risponde: “Prima avevo paura di molte cose. Quando sono salita dalla
città alla montagna sentivo gli spari di notte ed ero terrorizzata, ma poi mi
sono abituata. Gli esseri umani si abituano a tutto”.
Resa o pace? Sette anni di guerriglia. Poi, a un certo punto, è
successo qualcosa. Lo racconta lei stessa. “Il nostro leader, Abdullah Ocalan,
dal carcere di Imrali ha decretato il cessate il fuoco. Non si capiva bene cosa
avesse in mente. Fra noi guerriglieri ne abbiamo parlato a lungo. Poi abbiamo
deciso di mandare a valle un gruppo di pace, circa un migliaio di persone, per
vedere se era possibile dialogare con il governo. Abbiamo fatto un sacrificio”.
Gulten è scesa dalle montagne ed è finita in prigione. Racconta: “Andare in
carcere era la cosa che ci spaventava meno. Pensavamo che ci uccidessero. Io
ero sicura che sarei morta. Invece, con mia grande sorpresa, i soldati turchi
ci hanno trattato bene. In carcere discutevamo con loro che volevano sapere se
il Pkk aveva fatto questo cambiamento perché ne era convinto o solo per motivi
tattici. Io credo che il nostro arrivo nelle carceri, per quei soldati e per
chi vi era recluso, sia stato importante”. L’ex guerrigliera è uscita di
prigione nel novembre del 2004. Ora è un membro del Gruppo di pace. Il suo
scopo, come quello dei suoi amici, è di perseguire gli obiettivi della pace e
della democrazia. Gulten, incontra intellettuali e giornalisti per cercare di
risolvere pacificamente la questione curda. E se qualcuno le fa notare che è un
bel salto passare da guerrigliera a pacifista, lei risponde: “Sì, certo, c’è
una grande contraddizione in questo. Non era facile per noi fare quella scelta.
Ma ci sono stati tanti esempi nel mondo di questo tipo. Poi abbiamo pensato che
se continuavamo a fare la guerra le cose non potevano che peggiorare. Non
possiamo vivere tutta la vita sulle montagne. Qualcuno doveva fare il primo
passo per dialogare”.