A Bruxelles due notti di violenze tra immigrati e polizia, come nelle banlieues francesi
Centinaia di giovani in rivolta contro la polizia, con decine di arrestati. Vetri
rotti e automobili bruciate, in un quartiere abitato in prevalenza da giovani
immigrati. E tutto è iniziato dalla morte sospetta di uno di questi. Lo scenario
sembra quello delle banlieues parigine in fiamme, nell’autunno scorso. Ma stavolta è accaduto a Bruxelles,
e non è detto che la situazione sia già tornata sotto controllo. Così la capitale
belga e dell’Europa unita, che già era stata toccata da una mini-rivolta delle banlieues nello stesso periodo di quelle francesi, torna ad affrontare problemi che sembravano
risolti.
Morte sospetta. Tutto è iniziato dopo la morte in carcere di Faysal Chaaban, un 25enne marocchino
con vari precedenti per furto. Il giovane era detenuto dal 16 settembre nella
prigione di Vorst, con l’accusa di aver rubato ancora. Secondo la ricostruzione,
Faysal si era ribellato alla sua detenzione, e aveva passato anche un periodo
in isolamento. Sabato, un medico gli aveva iniettato una sostanza calmante, e
il giorno dopo un’altra ancora. Ma qualche ora più tardi il giovane è morto, per
cause ancora misteriose. Il tempo che si spargesse la voce, e la rivolta è cominciata.
Le violenze. Lunedì e martedì sera, nel quartiere di Marolles (una zona di artisti e artigiani,
ma anche un quartiere operaio con forte presenza di immigrati nordafricani), un
centinaio di giovani rivoltosi hanno iniziato a infrangere i vetri delle macchine
parcheggiate, incendiandone alcune. Per far finire le violenze, il sindaco Freddy
Thielemans ha fatto intervenire la polizia. Le autorità comunali hanno cercato
di sminuire la gravità dei fatti, parlando di “episodi isolati” e sottolineando
che “non ci sono stati scontri diretti tra la polizia e i giovani”. Ma il sindaco
ha avvertito che ulteriori violenze non saranno tollerate. “Le forze dell’ordine
non lasceranno che il quartiere venga contagiato da un problema esterno ad esso”,
ha detto. Solo ieri sera, 45 persone sono state arrestate.
Appelli al dialogo. La famiglia del ragazzo morto in carcere, da parte sua, si sta impegnando per
gettare acqua sul fuoco. Dopo aver definito “sospetto” il decesso del figlio,
il padre è andato di persona a tentare di calmare i giovani in rivolta. Anche
le organizzazioni che lavorano con gli immigrati hanno giocato da subito la carta
del dialogo. Ma finora con scarsi risultati. Ieri, l’organizzazione comunale che
si occupa dei problemi dei giovani nelle periferie aveva previsto un incontro
con i ragazzi di Marolles, per permettere loro di sfogare la rabbia. Ma la rabbia
l’hanno sfogata sulle auto parcheggiate, e l’incontro non ha avuto luogo.