28/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un anno dopo il disimpegno da Gaza i coloni di Gush Katif attendono ancora una casa
Un anno fa, 9 mila coloni israeliani abbandonavano gli insediamenti della Striscia di Gaza. Oggi quelle persone attendono ancora una casa.
 
Comitato Gush Katif. Tredici mesi dopo aver lasciato il blocco di colonie di Gush Katif -il maggior raggruppamento di insediamenti della Striscia - i coloni che vi risiedevano non hanno ancora dove stare. Hanno raggiunto le zone in cui era stata promessa loro una nuova vita, ma sono stati costretti a vivere in alberghi, roulotte o abitazioni prefabbricate. Lo scorso fine settimana i capi di ventitré comunità di coloni evacuati si sono incontrati per decidere una strategia comune per opporsi ai ritardi del governo, accusato di “trascinare i piedi” sulle loro istanze. I ventitre hanno scritto un documento in cui chiedono che le pratiche di assegnazione siano accelerate con procedure di emergenza. Il documento, inviato a Raanan Dinur, capo dell’ufficio di Olmert, è siglato Gush Katif Committee, e analizza nel dettaglio le diverse situazioni che stanno affrontando le famiglie della ‘diaspora di Gush Katif’.
 
Abbandonati. Già durante lo sgombero dalla Striscia di Gaza era chiaro che solo una minoranza dei coloni avrebbe potuto trasferirsi negli insediamenti della Cisgiordania, agli altri era stata promessa una nuova vita in altre aree: nella zona costiera vicino ad Ashkelon, nella valle del Giordano, attorno a Gerusalemme e nel Negev. In un caso i ritardi sono dovuti a una disputa con un kibbuz per il possesso dei terreni, in un altro, i lavori, approvati ben prima del disimpegno, non sono mai partiti in attesa del verdetto di una corte israeliana, riguardo una petizione del comune di Ashkelon. Sempre nei dintorni della città portuale, un altro gruppo di coloni è in attesa che il governo costruisca le loro abitazioni su un terreno che però non è ancora riuscito ad acquistare. A Temei Yafeh e Ein Tzurim, dove attendono gli evacuati di Elei Sinai e di Neveh Dakalim, i fondi per le costruzioni sono stati stanziati ma mancano i piani regolatori. In altri casi gli accordi presi in linea di principio si sono in seguito arenati per via di dispute con la popolazione locale. Anche nei pressi del deserto del Negev la situazione è in stallo: i finanziamenti per costruire due insediamenti per i coloni di Netzarim e di Atzmona sono stati approvati, ma ancora mancano i decreti attuativi. Altre comunità che puntavano a stabilirsi nel Negev stanno cercando di accordarsi per insediarsi nella valle del Giordano e sulle alture del Golan. Tzivia Shimon, che dirige l’agenzia del governo che si occupa delle abitazioni per gli espulsi, ha risposto alle accuse dichiarando che “negli ultimi mesi sono stati fatti grandi passi avanti”.
 
Il vento è cambiato. Il disimpegno è stato l’eredità politica di Sharon, che aveva scommesso su una politica unilaterale in fatto di colonie: sgomberare gli insediamenti indifendibili per far calare la violenza e concedere, senza negoziati, uno stato ai palestinesi. Kadima, il partito di Olmert e Sharon, ha vinto le elezioni dello scorso marzo con una piattaforma simile: lo sgombero delle maggiori colonie della Cisgiordania. Ma la guerra in Libano, la dura recrudescenza a Gaza e la cattura di tre soldati israeliani hanno cambiato la percezione di molti israeliani riguardo all’utilità della politica unilaterale e hanno ridato respiro al movimento israeliano che si batte per l’espansione degli insediamenti. Olmert era stato eletto grazie al carisma di Sharon, che aveva appena abbandonato il Likud per fondare Kadima, ma il suo sostegno popolare da allora è crollato fino al 22 percento, che corrisponderebbe a una riduzione dei seggi da 29 a 13. Viceversa il Likud di Netaniahu ha raddoppiato i suoi sostenitori. Bersagliato dalle critiche, Olmert ha deciso di rivedere i suoi piani e ha annunciato una revisione dell’agenda politica in materia di disimpegno. “Abbiamo attuato due disimpegni –ha dichiarato il suo portavoce -. Uno in Libano, e guardate che è successo sei anni dopo. Un altro a Gaza e guardate che è successo un anno dopo”. Olmert ha congelato il piano di disimpegno e, alcuni giorni fa, il governo ha messo in cantiere la costruzione di 850 nuove unità abitative nelle maggiori colonie della Cisgiordania.
 

Naoki Tomasini

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