05/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Hezbollah non disarmerà, però non dev’essere emarginato, è un problema libanese
Scritto per noi da
Erminia Calabrese 
 
Elias KhouryCalato il sipario sul conflitto tra Israele e Libano, il paese dei cedri sembra essere ricaduto nella vecchia contrapposizione che lo caratterizza da sempre: da una parte il blocco favorevole agli interessi occidentali (Hariri e le destre cristiane), dall’altra, quello favorevole all’inclusione del paese in un fronte di resistenza alla politica israelo-americana nella regione, costituito da Hezbollah, Amal e Aoun, che dovrebbero dare il via al  Fronte Patriottico Nazionale. Ancora una volta il dialogo tra le due parti  è bloccato e un accordo pare, almeno per ora, lontano. E mentre Hassan Nasrallah parla di una “vittoria divina storica e strategica” , il leader delle  “Forze Libanesi” Samir Geagea accusa Hezbollah di aver perso la guerra, prova ne è la grande distruzione del Libano e la perdita di oltre 1000 persone. Il dibattito sulle armi di Hezbollah, che già la risoluzione Onu 1559 imponeva, rimane ancora motivo di scontri malgrado il leader Nasrallah abbia promesso di collaborare con le forze Onu stanziatesi dalla fine del conflitto nel sud del paese, ribadendo però nella sua comparsa pubblica di venerdì che solo quando ci sarà uno Stato forte allora al muqawama, la resistenza, deporrà le armi.
 
Abbiamo chiesto alcune opinioni a Elias Khoury, il docente di letteratura araba e giornalista libanese che ha partecipato alla manifestazione “Torino Spiritualità”, svoltasi dal 16 al 24 Settembre. Khoury, come tutti i grandi intellettuali libanesi ha ben presenti le difficoltà del Libano post-guerra, problematiche che sono sempre esistite e, a quanto pare, sono rimaste irrisolte.
 
In questi giorni si discute molto del disarmo di Hezbollah. Cosa ne pensa?
“Rispetto Hezbollah, anche se sono un laico e ho radici cristiane. È stata una sorpresa per Israele che un piccolo gruppo di combattenti fosse altamente organizzato. Il progetto di Israele era, come già nel 1982, quello di trasformare il Libano in un nuovo Kosovo. Rispetto alla  precedente invasione, stavolta Israele non è riuscito a invadere il Paese. Gli ultimi giorni, durante l’offensiva di terra, i missili israeliani venivano lanciati da due chilometri dal confine con il Libano. Il mio Paese è stato attaccato: non posso essere dalla parte degli invasori, posso solo stare dalla parte di chi l’ha difeso”.
 
Hassan NasrallahVenerdì, durante il Festival della Vittoria di Hezbollah, Nasrallah ha ribadito che, nell’attuale crisi politica dello stato libanese, è impossibile per ora deporre le armi…
 “Il discorso di Nasrallah va contestualizzato. Gli Hezbollah, con soli due ministri in Parlamento, di fatto non hanno un potere politico. Le dichiarazioni di Nasrallah sono dichiarazioni di crisi. Cosa può fare il governo? Dovrebbe aprirsi e riconoscere a Hezbollah il merito di aver fermato gli israeliani. Quello che si deve fare è inglobare il partito di Dio nella politica istituzionale, perché se venisse di nuovo emarginato si aprirebbero degli scenari molto pericolosi. Hezbollah deve essere rispettato così come anche loro devono rispettare le altre comunità. Vorrei solo ricordare che Hezbollah non ha mai usato armi contro i libanesi”.
 
Oggi si parla di Hezbollah come di un gruppo terrorista, ma per  la maggior parte dei libanesi e del mondo arabo è un gruppo di resistenza. Come si è passati da una resistenza laica come quella del 1982 a una resistenza fortemente religiosa?
“Nell’invasione israeliana del 1982 la resistenza libanese era per la maggior parte comunista e dunque laica. Nel 1987 questa resistenza è stata attaccata dai siriani, che sono riusciti a smontarla. È stato Hafez Assad (padre dell’attuale presidente siriano) a decidere questa mossa. Assad padre sapeva che chi in quel momento avesse liberato il Sud del Libano dagli israeliani avrebbe poi avuto un grande influenza sulle masse in tutto il paese. E non poteva essere un gruppo laico, ma è stato meglio che il movimento di resistenza restasse solo quello sciita”.
 
Soldato Unifil in Libano, settembre 2006Cosa pensa delle truppe Onu stanziate a Sud del Libano?
“Quello dell’Onu in Libano è un ruolo importante così come lo è il quello dell’Europa. Spero che in Libano non ci siano più battaglie e che si arrivi anche  a un accordo per la nascita di uno Stato palestinese. L’importante è non dare un volto religioso alle guerre. Nessuna religione può darci lezioni di tolleranza. Il Libano non sarà una piattaforma per distruggere  il Medio Oriente”.
 
Come pensa che il Libano possa far fronte a un crescente appoggio della società civile  al leader Nasrallah? Ritiene opportuna un’ ingerenza straniera?
“Ci libereremo noi dal fondamentalismo, non vogliamo che gli altri lo facciano al nostro posto. Non abbiamo bisogno che Israele venga  a insegnarci la democrazia, quando sappiamo bene come vengono trattati nel loro paese gli arabi israeliani. Hezbollah è un problema interno, un problema libanese”.
 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Libano
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