Scritto per noi da
Erminia Calabrese

Calato il sipario sul conflitto tra Israele e Libano, il
paese dei cedri sembra essere ricaduto nella vecchia contrapposizione che lo
caratterizza da sempre: da una parte il blocco favorevole agli interessi
occidentali (Hariri e le destre cristiane), dall’altra, quello favorevole
all’inclusione del paese in un fronte di resistenza alla politica
israelo-americana nella regione, costituito da Hezbollah, Amal e Aoun, che
dovrebbero dare il via al
Fronte
Patriottico Nazionale. Ancora una volta il dialogo tra le due parti è bloccato e un accordo pare, almeno per
ora, lontano. E mentre Hassan Nasrallah parla di una “vittoria divina storica
e
strategica” , il leader delle “Forze
Libanesi” Samir Geagea accusa Hezbollah di aver perso la guerra, prova ne è la
grande distruzione del Libano e la perdita di oltre 1000 persone. Il dibattito
sulle armi di Hezbollah, che già la risoluzione Onu 1559 imponeva, rimane
ancora motivo di scontri malgrado il leader Nasrallah abbia promesso di
collaborare con le forze Onu stanziatesi dalla fine del conflitto nel sud del
paese, ribadendo però nella sua comparsa pubblica di venerdì che solo quando ci
sarà uno Stato forte allora al
muqawama, la resistenza, deporrà le armi.
Abbiamo chiesto alcune opinioni a Elias Khoury, il docente di letteratura araba
e giornalista
libanese che ha partecipato alla manifestazione “Torino Spiritualità”, svoltasi
dal 16 al 24 Settembre. Khoury, come tutti i grandi intellettuali libanesi ha
ben presenti le difficoltà del Libano post-guerra, problematiche che sono
sempre esistite e, a quanto pare, sono rimaste irrisolte.
In questi giorni si discute molto del disarmo di
Hezbollah. Cosa ne pensa?
“Rispetto Hezbollah, anche se sono un laico e ho radici
cristiane. È stata una sorpresa per Israele che un piccolo gruppo di combattenti
fosse altamente organizzato. Il progetto di Israele era, come già nel 1982,
quello di trasformare il Libano in un nuovo Kosovo. Rispetto alla precedente invasione, stavolta Israele non è
riuscito a invadere il Paese. Gli ultimi giorni, durante l’offensiva di terra,
i missili israeliani venivano lanciati da due chilometri dal confine con il
Libano. Il mio Paese è stato attaccato: non posso essere dalla parte degli
invasori, posso solo stare dalla parte di chi l’ha difeso”.
Venerdì, durante il Festival della Vittoria di
Hezbollah, Nasrallah ha ribadito che, nell’attuale crisi politica dello stato
libanese, è impossibile per ora deporre le armi…
“Il discorso di
Nasrallah va contestualizzato. Gli Hezbollah, con soli due ministri in
Parlamento, di fatto non hanno un potere politico. Le dichiarazioni di
Nasrallah sono dichiarazioni di crisi. Cosa può fare il governo? Dovrebbe
aprirsi e riconoscere a Hezbollah il merito di aver fermato gli israeliani.
Quello che si deve fare è inglobare il partito di Dio nella politica
istituzionale, perché se venisse di nuovo emarginato si aprirebbero degli
scenari molto pericolosi. Hezbollah deve essere rispettato così come anche loro
devono rispettare le altre comunità. Vorrei solo ricordare che Hezbollah non ha
mai usato armi contro i libanesi”.
Oggi si parla di Hezbollah come di un gruppo terrorista,
ma per la maggior parte dei libanesi e
del mondo arabo è un gruppo di resistenza. Come si è passati da una resistenza
laica come quella del 1982 a una resistenza fortemente religiosa?
“Nell’invasione israeliana del 1982 la resistenza libanese
era per la maggior parte comunista e dunque laica. Nel 1987 questa resistenza
è
stata attaccata dai siriani, che sono riusciti a smontarla. È stato Hafez Assad
(padre dell’attuale presidente siriano) a decidere questa mossa. Assad padre
sapeva che chi in quel momento avesse liberato il Sud del Libano dagli
israeliani avrebbe poi avuto un grande influenza sulle masse in tutto il paese.
E non poteva essere un gruppo laico, ma è stato meglio che il movimento di
resistenza restasse solo quello sciita”.
Cosa pensa delle truppe Onu stanziate a Sud del Libano?
“Quello dell’Onu in Libano è un ruolo importante così come
lo è il quello dell’Europa. Spero che in Libano non ci siano più battaglie e
che si arrivi anche a un accordo per la
nascita di uno Stato palestinese. L’importante è non dare un volto religioso
alle guerre. Nessuna religione può darci lezioni di tolleranza. Il Libano non
sarà una piattaforma per distruggere il
Medio Oriente”.
Come pensa che il Libano possa far fronte a un crescente
appoggio della società civile al leader
Nasrallah? Ritiene opportuna un’ ingerenza straniera?
“Ci libereremo noi dal fondamentalismo, non
vogliamo che gli altri lo facciano al nostro posto. Non abbiamo bisogno
che
Israele venga a insegnarci la
democrazia, quando sappiamo bene come vengono trattati nel loro paese
gli arabi israeliani. Hezbollah è un problema interno, un problema
libanese”.