27/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



20 mila soldati indiani all'offenisva contro i guerriglieri indipendentisti dell'Ulfa
Da domenica scorsa, almeno 20 mila soldati dell’esercito indiano sono impegnati in una massiccia offensiva contro i ribelli indipendentisti dello stato nord-orientale dell’Assam. Violenti combattimenti tra soldati e guerriglieri del Fronte Unito di Liberazione dell’Assam (Ulfa) sono in corso nei distretti di Tinsukia e Dibrugarh. Non si ha alcuna notizia sulle vittime di questi scontri.
 
AssamNegoziati ed estorsioni. Venerdì il governo di Nuova Delhi aveva minacciato la sospensione della tregua (in vigore dal 13 agosto) se i leader ribelli dell’Ulfa non avessero accettato di negoziare direttamente, invece che per mezzo di intermediari. Ma gli indipendentisti dell’Assam hanno ribadito che solo dopo il rilascio dei cinque capi storici del movimento, questi ultimi prendano parte al negoziato.
A questo punto, il governo non aspettava che un pretesto per far uscire i soldati dalle caserme. E il pretesto è arrivato subito, il giorno dopo, con l’assassinio da parte dei ribelli del manager di una piantagione di tè nella città di Digboi che, evidentemente, si rifiutava di pagare il pizzo ai guerriglieri dell’Ulfa. I ribelli dell’Assam la chiamano “tassa obbligatoria”. La devono versare tutti gli “sfruttatori” indiani che gestiscono le 800 piantagioni di tè della regione.
 
Soldato indianoLe ragioni del conflitto. Il sistema è quello adottato dalle guerriglie marxiste di tutto il mondo. La logica è quella di autofinanziare la lotta armata. Lotta che l’Ulfa porta avanti da un quarto di secolo allo scopo di fare dell’Assam uno Stato socialista indipendente dal potere indiano, accusato di opprimere, sfruttare ed emarginare i popoli indigeni assamesi a vantaggio della popolazione di origine indiana (soprattutto bengalesi), che effettivamente detiene il monopolio del potere politico ed economico in questa regione, tra le più povere ed arretrate del paese nonostante le sue risorse naturali: terre fertili, minerali preziosi e soprattutto petrolio.
Questa guerra, costata almeno 15mila morti e caratterizzata da gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate indiane, è spiegata da molti come lotta per il controllo delle risorse petrolifere locali.
 
Ribelli dell'UlfaLo zampino del Pakistan. Secondo altri analisti, più che cause sociali, etniche ed economiche, dietro al conflitto assamese vi sarebbe lo zampino del nemico storico dell’India: il Pakistan. Secondo Nuova Delhi, i servizi segreti di Islamabad (l’Isi), finanziano e addestrano i guerriglieri indipendentisti dell’Ulfa allo scopo di destabilizzare il nemico indiano esattamente come fanno con i guerriglieri indipendentisti del Kashmir. Assieme all’Isi, anche il Dgfi, ovvero i servizi segreti del Bangladesh (l’ex Pakistan Orientale), sono accusati dall’India di sostenere i ribelli, che in Bangladesh avrebbero anche basi e campi di addestramento. Il terzo Stato che, secondo gli indiani, sta dietro ai ribelli dell’Assam oltre a Pakistan e Bangladesh è il regno del Bhutan, anch’esso retrovia e rifugio dei guerriglieri secondo Nuova Delhi.
 

Enrico Piovesana

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità