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Negoziati ed
estorsioni. Venerdì il governo di Nuova Delhi aveva minacciato la sospensione
della tregua (in vigore dal 13 agosto) se i leader ribelli dell’Ulfa non
avessero accettato di negoziare direttamente, invece che per mezzo di intermediari.
Ma gli indipendentisti dell’Assam hanno ribadito che solo dopo il rilascio dei
cinque capi storici del movimento, questi ultimi prendano parte al negoziato.
Le ragioni del
conflitto. Il sistema è quello adottato dalle guerriglie marxiste di tutto
il mondo. La logica è quella di autofinanziare la lotta armata. Lotta che l’Ulfa
porta avanti da un quarto di secolo allo scopo di fare dell’Assam uno Stato
socialista indipendente dal potere indiano, accusato di opprimere, sfruttare ed
emarginare i popoli indigeni assamesi a vantaggio della popolazione di origine
indiana (soprattutto bengalesi), che effettivamente detiene il monopolio del potere
politico ed economico in questa regione, tra le più povere ed arretrate del
paese nonostante le sue risorse naturali: terre fertili, minerali preziosi e soprattutto
petrolio.
Lo zampino del
Pakistan. Secondo altri analisti, più che cause sociali, etniche ed
economiche, dietro al conflitto assamese vi sarebbe lo zampino del nemico
storico dell’India: il Pakistan. Secondo Nuova Delhi, i servizi segreti di
Islamabad (l’Isi), finanziano e addestrano i guerriglieri indipendentisti dell’Ulfa
allo scopo di destabilizzare il nemico indiano esattamente come fanno con i guerriglieri
indipendentisti del Kashmir. Assieme all’Isi, anche il Dgfi, ovvero i servizi
segreti del Bangladesh (l’ex Pakistan Orientale), sono accusati dall’India di
sostenere i ribelli, che in Bangladesh avrebbero anche basi e campi di addestramento.
Il terzo Stato che, secondo gli indiani, sta dietro ai ribelli dell’Assam oltre
a Pakistan e Bangladesh è il regno del Bhutan, anch’esso retrovia e rifugio dei
guerriglieri secondo Nuova Delhi.Enrico Piovesana