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Da minaccia per la democrazia a protagonisti della vita politica del Paese. I ribelli maoisti si proporranno presto come forza al governo del Paese, ma un rapporto Onu condanna gli abusi di cui sono stati - e sarebbero tuttora - responsabili.
Punire i colpevoli. Il capo dei ribelli maoisti Prachanda incontrerà giovedì prossimo il Primo
ministro nepalese Koirala: sul tavolo della discussione l'avvio di un serio processo
di pace e un accordo definitivo per l'ingresso dei maoisti al governo. Nonostante
dall'aprile scorso sia stato firmato un cessate il fuoco e i ribelli si apprestino
a far parte del nuovo governo ad interim, un rapporto della Commissione Onu per
i diritti umani (Ohchr) mette in guardia su abusi di questi ultimi ai danni della
popolazione nepalese. Tra questi, omicidi, rapimenti, torture, morte di prigionieri
in cella e utilizzo di bambini soldato. I maoisti hanno rigettato le accuse rivolte
loro dai funzionari dell'Ohchr, sostenendo di aver emanato direttive e adottato
provvedimenti atti a punire i colpevoli.
Interrompere il reclutamento di minori. Ma il responsabile dell'agenzia Onu, David Johnson, ha riferito che gli abusi
continuano. Si continuano ad arruolare bambini-soldato tra le fila delle milizie
maoiste, ad esempio. In questo senso, l'Ohchr esorta i leader ribelli a collaborare
con le organizzazioni per l'infanzia per consentire ai bambini di far ritorno
a casa, e di impegnarsi con 'serie ed efficaci direttive' da impartire ai miliziani
affinché interrompano il reclutamento di minori. La tregua firmata ad aprile segue
le dimissioni del re Gyanendra, avvenute dopo che una feroce guerra civile durata
10 anni ha lasciato sul campo 13 mila vittime. Si attendono i nuovi colloqui,
adesso, fino ad oggi ostacolati dal rifiuto dei maoisti di deporre le armi, prerequisito
indispensabile per il loro ingresso nel nuovo governo ad interim.
Luca Galassi