Il 14 febbraio 2005 un’autobomba esplodeva sul lungomare di Beirut
uccidendo l’ex Premier libanese Rafiq Hariri. Diciassette mesi e diversi attentati
dopo,
gli autori dell’omicidio che ha cambiato il destino del Libano hanno dei nomi.
Il rapporto. Questa mattina a New York, il procuratore Serge Brammertz ha rivelato il
contenuto del suo rapporto sull’omicidio dell’ex Premier libanese Rafiq Hariri
davanti al segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan. La prima parte
del rapporto era stata divulgata a giugno, e in essa si parlava di "potenziali
collegamenti " tra gli autori dell’omicidio Hariri e quelli di altri assassinii
mirati contro esponenti antisiriani della vita pubblica libanese. Il contenuto
della seconda parte del rapporto non è stato reso pubblico, ma secondo alcune
indiscrezioni ottenute dal quotidiano saudita Okaz, pare che, per la prima
volta, nel rapporto si sostenga la tesi della responsabilità diretta della
Siria. Okaz non fa riferimento ai sospetti di coinvolgimento diretto del
presidente siriano Bashar El Assad, ma riferisce che la seconda parte del
rapporto presenta nuove prove che conducono dritte in Siria.
Indiscrezioni. Una delle prove a sostegno della responsabilità siriana è una registrazione
sulla preparazione dell’attentato -non si sa se audio o video – fornita al
procuratore dall’ex ministro dell’Interno Siriano, Ghazi Kanaan, morto suicida
lo scorso ottobre. Dalla registrazione si deduce che l’omicidio di Hariri
sarebbe stato organizzato dall’ex ministro per l’ambiente libanese, Wiam
Wahhab. Sempre dalle indiscrezioni di Okaz, si apprende che Kanaan si era accordato con il predecessore
di Brammertz a capo dell’inchiesta, Detlev Mehlis, per avere, in cambio della
registrazione,
un salvacondotto per fuggire a Cipro passando per il porto di Tripoli, nel nord
del Libano. Brammertz ipotizza che le autorità siriane abbiano scoperto
l’accordo e messo in scena il suicidio dell’uomo. La seconda parte del rapporto
dell’avvocato belga contiene anche i nomi di diverse altre persone, coinvolte
a
vario titolo nell’omicidio. Tra queste ci sarebbero il fratello del presidente
Assad, Assef Shawkat, e il capo della sicurezza siriana Bahjat Suleiman.
Secondo il quotidiano saudita presto verrà reso pubblico anche il nome
dell’autore materiale, un iracheno, che stava alla guida della Mitsubishi
bianca esplosa nell’attentato.
Il lavoro dell’inchiesta non è però ancora concluso: Annan ha prolungato il
mandato di Brammertz fino al 15 giugno 2007, su richiesta del governo libanese.
Brammertz ha ribadito che tra l’omicidio di Hariri e quelli di altri esponenti
antisiriani della vita pubblica libanese ci sono dei collegamenti, e ha
auspicato si faccia ogni sforzo perché anche i responsabili di quelle uccisioni
siano puniti.
Naoki Tomasini