La nuova ambasciata statunitense sorgerà in una zona rasa al suolo durante i bombardamenti del 1999
Un antico adagio recita che ‘chi rompe paga, e i cocci sono
suoi’. Il governo degli Stati Uniti d’America ha preso sul serio il proverbio,
tanto da pagare la cifra di 15 milioni di dollari per l’acquisto di un lotto di
terra nel cuore di Belgrado, dove sorgerà la nuova ambasciata Usa in Serbia. La
stessa zona che, nel 1999, i bombardamenti della Nato hanno ridotto a un cumulo
di macerie.
Chi rompe paga. La sede diplomatica statunitense
sorgerà a Dedinje, quartiere simbolo di Belgrado, storico simbolo del potere.
Non a caso in quella zona sorgeva la casa di Josip Broz, il maresciallo Tito.
E
tutti gli appartamenti e le villette delle alte sfere di potere jugoslavo
prima, e serbo poi . Lo stesso Slobodan Milosevic aveva casa là, ed è per
questo motivo che l’aviazione Nato non lesinò sulle bombe da lanciare su quel
quartiere.
La scelta degli Usa non è casuale: è un quartiere per pochi eletti, dove l’aria
è fresca e pulita, niente a
che vedere con i quartieri popolari di Belgrado. Ci vive la gente ricca di
Belgrado, attorniata di negozi e centri commerciali. Ma nel 1999 è stato uno
dei quartieri più colpiti.
I fatti sono noti:
il 24 marzo 1999 la Nato avvia le operazioni per far cessare la pulizia etnica
che i governi occidentali ritenevano essere in atto in Kosovo, a danno della
popolazione albanese da parte delle truppe serbe. Tra errori di mira e di
valutazione, sono migliaia le vittime civili. Belgrado viene ripetutamente
colpita e subisce danni ingenti. Anche la zona di Dedinje.
Una storia
strana. Fa quindi un certo
effetto sentire Michael Polt, ambasciatore Usa a Belgrado, annunciare l’accordo
con il governo serbo e sottolineare come questo “rappresenterà un simbolo
potente, una sorta di monumento delle relazioni di amicizia tra i due stati”.
Lo stesso Polt ha aggiunto che l’ambasciata è solo il primo passo di una serie
d’investimenti che Washington ha deciso di effettuare in Serbia, per un totale
di 100 milioni di dollari. Ed è probabile che, alla fine, nell’accordo
rientrino anche le dismissioni che i vertici militari serbi hanno annunciato
per i prossimi mesi (causa problemi di cassa). L’accordo, ha aggiunto ancora Polt,
è stato rimandato per anni a causa dell’opposizione dura dei militari serbi che
ritenevano il sito acquistato dagli Usa troppo vicino ad altre istallazioni
strategiche, ma i tempi sono cambiati e a Belgrado hanno problemi troppo grandi
per permettersi il lusso di rifiutare una vagonata di denaro.
Così alla fine il cerchio si chiude: gli Usa pagano
uno sproposito per acquistare una sede in una zona che hanno raso al suolo loro
stessi, là dove sorgevano i simboli del potere che per anni ha tenuto lontani
Washington
e Belgrado. Il governo serbo incassa tanto denaro per una zona che la Nato
aveva distrutto, causando all’economia serba una terribile agonia che spinge
oggi il governo di Belgrado a vendere a coloro che, fino a qualche anno fa,
erano considerati acerrimi nemici. Stranezze della guerra.
Ch.E.