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Il Pentagono ha deciso che per manipolare a proprio favore
l’opinione pubblica interna e mondiale non basta più controllare i mass media:
televisioni, radio e grandi giornali nazionali ed esteri. I generali Usa hanno
stabilito che bisogna conquistare, e al limite distruggere, anche l’ultimo
bastione della libertà d’informazione e di critica: Internet. Il dipartimento
della Difesa intende “combattere la rete” in quanto essa rappresenta un
“sistema d’arma nemico”, deve prendere il controllo di Internet così da
garantirsi il completo controllo “di tutto il sistema di comunicazione globale”
e con esso la capacità, in caso di bisogno, di “sconvolgerlo e distruggerlo”.
Guerra di propaganda sulla
rete. Il documento, recentemente declassificato in base al Freedom of
Information Act, stabilisce le linee guida di una strategia militare per
combattere una guerra virtuale per la conquista della rete. Una strategia
incentrata su “operazioni di guerra psicologica” (PsyOp, nel gergo militare
Usa) e di “guerra elettronica” (E-War, Electronic Warfare). Lo scopo è quello
di manipolare e controllare le informazioni diffuse in Internet, promuovendo
quelle favorevoli agli interessi Usa e bloccando quelle che “favoriscono il
nemico”. Le tattiche indicate sono molteplici. La creazione di portali globali
di propaganda gestiti direttamente dal Pentagono ma non identificabili come
tali, i quali raccolgano e diffondano informazioni che supportano le politiche
Usa, informazioni prodotte in tutto il mondo da fonti di grande credibilità. L’istituzione
di squadre speciali di hacker per operazioni si sabotaggio elettronico di siti
di informazione nemici che diffondo notizie pericolose o sgradite al governo
Usa. La diffusione di propaganda in territorio nemico via Internet “per manipolare
i pensieri e le convinzioni del nemico”.
La rete, pericolosa
perché troppo libera. L’aspetto più inquietante che emerge da questo
documento è che il governo degli Stati Uniti considera “nemici” non sono solo
i
siti Internet del nemico (ad esempio quelli legati ai gruppi integralisti islamici)
ma la rete Internet tout court,
percepita come un pericolo in quanto luogo in cui l’informazione circola liberamente.
Prendere il controllo della rete per limitare questa libertà significa fare con
Internet quello che è stato fatto con gli altri mass media: privatizzare e
concentrare, creando grandi gruppi che detengano il monopolio della diffusione
delle informazioni. Che tradotto in Internet significherebbe non più miliardi
di siti web incontrollabili, ma pochi “affidabili” megaportali che ospitano pagine
e spazi dai contenuti “certificati”. Una prospettiva non certo estranea ai
progetti delle grandi aziende Usa del settore (Google, Yahoo, AmericaOnLine e
Microsoft).
Progetti che il Pentagono potrebbe decidere di sostenere. Non sarebbe la prima
volta, nella storia degli Stati Uniti d’America, che si verificano convergenze
strategiche tra interessi militari nazionali e interessi commerciali privati.Enrico Piovesana