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“Che sporgano pure denuncia. Facciano quello che vogliono.
Non ho problemi. Vinceremo con la faccia pulita”. A pochi giorni dal voto – le
presidenziali si terranno domenica primo ottobre – il presidente in carica Luiz
Inacio Lula da Silva non mostra nessun cedimento. Tutti i sondaggi lo danno
vincitore al primo turno e il suo ego gongola. Nonostante gli scandali che da
mesi e mesi minacciano la sua leadership, con uomini del Partito dei lavoratori
(Pt) che sono apparsi invischiati fino al collo, i brasiliani continuano a
credere in lui. Anzi, molti critici sono dell’idea che alla fine dei giochi
Lula sia passato da vittima. La valanga di denunce ha sortito l’effetto
contrario: è stata percepita come una sorta di accanimento, un tentativo
disperato dell’opposizione di far cadere il presidente più amato del Brasile.
È in questo clima che hanno deciso di farsi sentire i
militari. Il Clube Militar, congregazione che riunisce le tre forze
armate, ha pubblicato un documento sul suo sito internet in cui si
dicono preoccupati per “il pericolo imminente” che starebbe correndo la
democrazia brasiliana. Notoriamente legati alla gestione Cardoso - tanto da ospitare un sondaggio web che vede
il candidato del Psdb, Alckmin, al 65 percento delle preferenze, contro il 25
di Lula – hanno rivolto il loro appello rivolto ai brasiliani: “Ci sentiamo in
dovere di manifestare, pubblicamente, la nostra indignazione per questo stato
di cose e di sottolineare l’importanza delle prossime elezioni come strumento
a
disposizione del popolo per risanare la vita politica nazionale”. Un invito a
non votare per Lula.
La corsa alle presidenziali è dunque agli sgoccioli.
I candidati stanno giocando le ultime carte e i sondaggi si sprecano. Fra i più
autorevoli quello condotto da Datafolha. Se Lula potrà contare sul 50 percento dei voti, contro il 29 del
candidato del Partito Socialdemocratico brasiliano (Psdb), Geraldo Alkmin, la
candidata di sinistra, ex peteista e adesso candidata antagonista di Lula nelle
fila del neo partito Socialismo e Libertà (Psol), si attesta al 9 percento. Il
candidato del Partito laburista democratico (Pdt), Cristovam Buarque, invece,
è
probabile che andrà a raccogliere il 2 percento delle preferenze. Sono fermi
all’1 percento, infine, Ana María Rangel, del Partito repubblicano progressista
(Prp), José Maria Eymael, del Partito Social Democratico Cristiano (Psdc),
Luciano Bivar, del Partito Social Liberale (Psl), e Rui Costa Pimenta, del
Partito della Causa Operaia (Pco). Si tratta di un'inchiesta che dichiara di
avere un margine di errore di due punti percentuali e che è fatta su un
campione di 7.735 elettori in 353 città.Stella Spinelli