26/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Benché inseguito dagli scandali di corruzione, il presidente Lula è primo nelle intenzioni di voto dei brasiliani
Luiz Inacio Lula da Silva, presidente in carica del Brasile“Che sporgano pure denuncia. Facciano quello che vogliono. Non ho problemi. Vinceremo con la faccia pulita”. A pochi giorni dal voto – le presidenziali si terranno domenica primo ottobre – il presidente in carica Luiz Inacio Lula da Silva non mostra nessun cedimento. Tutti i sondaggi lo danno vincitore al primo turno e il suo ego gongola. Nonostante gli scandali che da mesi e mesi minacciano la sua leadership, con uomini del Partito dei lavoratori (Pt) che sono apparsi invischiati fino al collo, i brasiliani continuano a credere in lui. Anzi, molti critici sono dell’idea che alla fine dei giochi Lula sia passato da vittima. La valanga di denunce ha sortito l’effetto contrario: è stata percepita come una sorta di accanimento, un tentativo disperato dell’opposizione di far cadere il presidente più amato del Brasile.
 
Ancora corruzione. L’ultimo dei tanti scandali riguarda il tentato acquisto, da parte del segretario speciale di Lula, di un dossier zeppo di prove che incastrerebbero Gerarldo Alckmin, candidato del Psdb, il partito dell’ex presidente Cardoso, e principale sfidante alle prossime presidenziali. Una serie di documenti-bomba che illustrano il ruolo tenuto dall’ex governatore di San Paolo nello scandalo sulla compravendita delle ambulanze. Ma anche questa volta Lula grida al complotto, il segretario speciale si immola alla causa dimettendosi, e Alckmin non acquista nessun punto percentuale nei rilevamenti sulle intenzioni di voto.
 
Cartellone elettorale pro Lula: "Voglio un Brasile decente"È in questo clima che hanno deciso di farsi sentire i militari. Il Clube Militar, congregazione che riunisce le tre forze armate, ha pubblicato un documento sul suo sito internet in cui si dicono preoccupati per “il pericolo imminente” che starebbe correndo la democrazia brasiliana. Notoriamente legati alla gestione Cardoso -  tanto da ospitare un sondaggio web che vede il candidato del Psdb, Alckmin, al 65 percento delle preferenze, contro il 25 di Lula – hanno rivolto il loro appello rivolto ai brasiliani: “Ci sentiamo in dovere di manifestare, pubblicamente, la nostra indignazione per questo stato di cose e di sottolineare l’importanza delle prossime elezioni come strumento a disposizione del popolo per risanare la vita politica nazionale”. Un invito a non votare per Lula.
 
Ma Lula non cede. “Non mi sbigottiscono le loro grida, le loro denunce. Il Pt non è l’unico partito ad avere esponenti che hanno commesso errori” e aggiunge che gli sbagli di alcuni non possono cancellare le conquiste del suo governo.
 
Le soluzioni. Al tentativo di golpe grida, invece, Tarso Genro, ministro del governo Lula, in un’intervista rilasciata a Carta Maior: “La destra riconosce la sua sconfitta e sta creando le condizioni per generare un grado di instabilità tale che nel secondo governo Lula sarà impossibile governare. E’ il gioco delle elite brasiliane”. E quindi parla della necessità di una radicale “rifondazione” del partito dei lavoratori, precisando che si dovrà procedere a cambiare la cultura politica del partito e a riorganizzare il programma democratico e socialista svecchiandolo. “La soluzione, per il Pt, sta dentro il Pt”.
 
Sostenitore del Pt, partito di Lula, mascherato da pagliaccioLa corsa alle presidenziali è dunque agli sgoccioli. I candidati stanno giocando le ultime carte e i sondaggi si sprecano. Fra i più autorevoli quello condotto da Datafolha. Se Lula  potrà contare sul 50 percento dei voti, contro il 29 del candidato del Partito Socialdemocratico brasiliano (Psdb), Geraldo Alkmin, la candidata di sinistra, ex peteista e adesso candidata antagonista di Lula nelle fila del neo partito Socialismo e Libertà (Psol), si attesta al 9 percento. Il candidato del Partito laburista democratico (Pdt), Cristovam Buarque, invece, è probabile che andrà a raccogliere il 2 percento delle preferenze. Sono fermi all’1 percento, infine, Ana María Rangel, del Partito repubblicano progressista (Prp), José Maria Eymael, del Partito Social Democratico Cristiano (Psdc), Luciano Bivar, del Partito Social Liberale (Psl), e Rui Costa Pimenta, del Partito della Causa Operaia (Pco). Si tratta di un'inchiesta che dichiara di avere un margine di errore di due punti percentuali e che è fatta su un campione di 7.735 elettori in 353 città.

Stella Spinelli

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