27/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Scontro Hamas-Fatah sul riconoscimento di Israele, lo sciopero generale prosegue
“Gaza è una prigione e Israele sembra averne buttato via le chiavi”, sono le parole di John Dugard, relatore dell'Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi. Lunedì l'Unione Europea ha annunciato sbloccherà i fondi per erogare aiuti temporanei, che verranno destinati a 40 mila tra le famiglie palestinesi più indigenti. I fondi per gli aiuti strutturali , invece, rimarranno bloccati finché a capo dell’Autorità Palestinese ci sarà un partito che non riconosce Israele.
 
Stipendi. Mentre l’attenzione dei media è concentrata sulla questione del riconoscimento di Israele da parte del nascituro governo di unità nazionale, nei Territori, la gente si preoccupa più che altro del mancato pagamento degli stipendi degli impiegati pubblici. I dipendenti pubblici palestinesi sono in sciopero per protestare contro il blocco dei fondi di Unione Europea e Israele, che impedisce il pagamento degli stipendi dallo scorso marzo, quando è stato formato il governo di Hamas. Sono 165 mila i dipendenti pubblici rimasti senza stipendio: insegnanti, forze di sicurezza, personale medico e anche addetti alla nettezza urbana. Mazen aveva promesso il pagamento dei salari prima dell’inizio del ramadan, ma non è stato in grado di mantenere la parola, così sabato, alla vigilia del mese di digiuno, un migliaio di persone ha protestato sotto il suo ufficio presso la sede dell’Autorità palestinese a Gaza. Un recente sondaggio mostra che la maggioranza dei palestinesi ritiene che Hamas non sia responsabile per i mancati pagamenti. Tuttavia, di fronte a una così vasta protesta, lo stesso Primo ministro, Ismail Haniyeh, non ha potuto fare altro che ammettere la propria impotenza mettendosi a ramazzare le strade di Gaza per dare l’esempio.
 
Sciopero anche nelle universitàIl nodo del riconoscimento. La diatriba è nata  mentre Abu Mazen si trovava a New York, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove ha dichiarato che il nascente governo di unità nazionale avrebbe riconosciuto il diritto all’esistenza di Israele. Mazen però, è stato subito smentito da Haniyeh, che ha dichiarato che non guiderà una coalizione che riconosce Israele. L’accordo per il governo prevede che Hamas sia la forza principale della coalizione, con 8ministri contro i 4 di Fatah. Mazen sperava che la sua dichiarazione avrebbe sbloccato i fondi palestinesi permettendogli di liquidare gli stipendi arretrati, ma la smentita di Haniyeh ha vanificato il piano, gettando serie perplessità sull’esistenza di una piattaforma precisa attorno a cui costruire il nuovo governo. L’accordo tra Hamas e Fatah pare raggiunto sulla creazione di uno stato palestinese entro i confini del '67 e su una tregua a lungo termine con Israele. All’indomani della dichiarazione di Haniyeh, il presidente palestinese ha dichiarato con sconforto: “Mi dispiace, siamo tornati al punto zero”.
 
Negoziati. Haniyeh non ha però voluto parlare di frattura politica e ha lasciato le porte aperte per ulteriori negoziati. Da un lato i sondaggi indicano l’apprezzamento dei palestinesi per la posizione di Hamas, dall’altro c’è la certezza che il progetto di unità nazionale sia un’opportunità da non sprecare per rimettere in piedi il dialogo con Israele e la comunità internazionale e, con ciò, ripristinare il flusso dei fondi, senza i quali l’economia palestinese è sprofondata. Una via per il compromesso l’ha indicata Nabil Amr, uno dei consiglieri di Abu Mazen, che ha dichiarato di non attendersi un formale riconoscimento di Israele da parte di Hamas, ma si è detto convinto che il gruppo potrebbe accettare di riconoscere i precedenti accordi di pace, compreso quello di Oslo '93. Non è però detto che Israele sia disposto ad accettare un riconoscimento implicito di questo tipo. Miri Eisin, portavoce del governo israeliano, ha ribadito le condizioni di Israele per la ripresa del dialogo: il nuovo governo palestinese non potrà fare a meno di riconoscere Israele, rinunciare alla violenza e l’accettazione dei precedenti accordi di pace.
 

Naoki Tomasini

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