Un milione di sciiti a Beirut, per la prima apparizione di Nasrallah dopo il conflitto
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
Libano. La strada che dal sud e dalla Bekaa porta a Beirut è invasa da autobus e da automobili.
Bandiere gialle del partito di Dio sventolavano sul ritratto di un Hassan Nasrallah, divenuto oggi più che
mai eroe “nazionale” e “panarabo”. Direzione periferia Sud di Beirut, dove su
una spianata in mezzo a edifici crivellati di colpi si svolgerà il
Mahragian
al intisar, il festival della
vittoria, organizzato da Hezbollah per celebrare la “vittoria divina, storica
e
strategica” -come denominata da
Nasrallah - su Israele nell’ultimo conflitto. In quella periferia di
Beirut Sud, dove il sangue e la morte sono presenti in ogni angolo, sono quasi
un milione i manifestanti. Alcuni di loro sono arrivati all’alba, altri sono
partiti il giorno prima per aggiudicarsi una sedia nelle prime file dove poter
seguire il discorso del sayyed Hassan Nasrallah, segretario del Partito di Dio,
previsto per le 16. L’atmosfera è di festa. Le note degli inni di Hezbollah, le
canzoni della resistenza, si susseguono per confondersi con gli slogan scanditi
dalla folla. “Nasrallah Nasrallah, vittoria divina”, “ Non ci arrenderemo” e
ancora invettive contro il Primo Ministro Seniora, ritenuto da molti sciiti un
burattino nelle mani di Francia e Stati Uniti. Pochi gli accenni a quel Kulluna
al-Watan (A noi la patria), inno nazionale libanese, un tempo cantato solo dai
cristiani maroniti ma che dopo le manifestazioni seguite all’assassinio di
Rafiq Al Hariri è stato ripreso da tutti, proprio per sottolineare che anche loro, gli sciiti (arrivati circa al 40%
della popolazione), fanno parte del Libano. Le bandiere gialle del Partito sono
dovunque, molto poche sono quelle arancioni di Aoun e ancor meno quelle dei
Comunisti e di altri partiti per lo più pro Siria.
Il discorso. Hassan Nasrallah, che ha accresciuto di
molto la sua fama in questo mese, non appariva in pubblico dall’inizio del
conflitto. Alle cinque del pomeriggio le parole del Sayyed mettono a tacere la
folla che pochi minuti prima gridava e festeggiava. Lì, tra la gente senza
nessun vetro anti proiettili, il
sayyed
ha cominciato il suo discorso parlando per un’ora. Ha ringraziato tutti
i libanesi, inneggiando alla resistenza libanese come la più forte nel mondo
arabo e ha dichiarato che dalla fine del conflitto i
partigiani sono
aumentati, non diminuiti. Per quanto riguarda i problemi di politica interna,
il
sayyed è ben conscio della crisi drammatica che il Libano vive ed è
convinto che solo la costituzione di un’unità nazionale può portare alla
nascita di un Libano forte, allora in questo caso la resistenza deporrà le armi. Si rivolge ancora ai libanesi, a
quel Libano pluri-confessionale, invitando a non trasformare la crisi politica
in lotta e discordia tra le comunità. Al festival erano
presenti anche politici e varie personalità religiose. Massiccia la presenza di
forze della sicurezza, quasi 7 mila i volontari impegnati a mantenere l’ordine.
L’assenza di Aoun. Il generale Michel Aoun, alleato
con Hezbollah e Amal, altro partito sciita guidato da Nabih Berry, era assente.
In realtà proprio oggi, si sarebbe dovuto compiere il primo passo verso il
fronte
patriottico nazionale, che unisce Hezbollah, Amal e Aounisti, un fronte che
non accetta un dominio di Francia e Usa sul Libano. Nessuno sa spiegare perché
Aoun non si sia presentato, alcuni dicono che in realtà il leader cristiano
maronita (che dopo l’attentato di Hariri era apparso in Tv dalla Francia,
invitando la Siria a lasciare il ‘paese dei cedri’ ) ci stia ripensando, altri
invece smentiscono, ma in quella manifestazione accanto alle foto di Nasrallah
a volte comparivano anche le sue. Hussein, 25 anni: “Siamo orgogliosi di aver
un leader come Nasrallah. E’ l’onore degli arabi”. Un anziano signore di 70
anni porta la foto di suo figlio: “Ho dato al
sayyed Nasrallah ciò che
mi era più caro, mio figlio”. Voci dalla periferia di Beirut, quella periferia
che è stato principale obiettivo, oltre al Sud, dei caccia F16 israeliani.
A Nord di Beirut e tra le montagne molti ignorano questo
festival. Per molti è l’ennesima manifestazione sciita pilotata dal partito di
Dio, per altri, quella gente, un milione di persone, sono solo e soltanto un
altro Libano. Molto spesso un Libano meno importante e non degno di essere
ascoltato. Cala il sipario sul volto di Nasrallah e della sua gente. Stanotte
molta di quella gente non avrà nemmeno una casa in cui dormire.