22/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I cristiani di Timor Ovest insorgono contro l’esecuzione dei tre cattolici
Centinaia di cristiani armati di machete e bastoni hanno bruciato auto, saccheggiato negozi, attaccato uffici governativi e assaltato un carcere, liberando tutti i detenuti. Tra la gente del luogo, in preda al panico, si registrano diversi feriti.  
 
Cattolici scatenatiMille morti in cinque anni. E’ accaduto questa mattina ad Atambua, a Timor Ovest, non lontano dal luogo d’origine dei tre cattolici giustiziati ieri, dopo essere stati riconosciuti responsabili delle violenze anti-musulmane avvenute nell’isola di Sulawesi nel maggio 2000, e costate la vita a 70 persone. Secondo il tribunale che li ha condannati a morte, Fabianus Tibo, Marinus Riwu e Dominggus da Silva erano alla guida delle milizie cattoliche che seminarono la morte e il terrore in quelle giornate di sangue: le più drammatiche della stagione di violenze inter-religiose durate in Sulawesi dal 1998 fino al 2002. Per gli oltre mille morti di questi reciproci massacri – morti di entrambe le religioni – nessun musulmano è stato condannato a morte, solo brevi pene detentive. Per questo, la fucilazione dei tre cristiani è stata vissuta dalla comunità cattolica come un’ingiustizia, una discriminazione, una persecuzione da parte di un governo dominato dalla maggioranza musulmana.
 
Rivolta antigovernativaSi rischia di tornare a quel periodo. Nella zone dove sono scoppiate le violenze di oggi, i cristiani sono la maggioranza, al contrario dell’isola di Sulawesi, dove essi rappresentano una ristretta minoranza.
Robert Tibo, figlio di uno dei tre giustiziati, ha ricolto un appello ai rivoltosi dicendo loro: “Mio padre, prima di morire, ha detto che non avremmo dovuto vendicarlo, ha detto che dovevamo perdonare”.
Anche monsignor Anton Pain Ratu, il vescovo locale, e altri religiosi del posto sono intervenuti per provare a riportare la calma.
Il governo di Giacarta, per bocca del vicepresidente Jusuf Kalla, ha ricordato che l’esecuzione dei tre cristiani “non c’entra nulla con la religione, ma solo con l’applicazione delle leggi”.
Ma tra i cristiani indonesiani prevale la convinzione che le autorità, con questa sentenza, abbiano dimostrato di stare dalla parte dei musulmani (che rappresentano l’86 per cento della popolazione), non dalla parte della legge.   
Dopo alcuni anni di pace, la fucilazione di ieri rischia di riaccendere le violenze religiose.
 

red

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