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Mille morti in cinque
anni. E’ accaduto questa mattina ad Atambua, a Timor Ovest, non lontano dal luogo
d’origine
dei tre cattolici giustiziati ieri, dopo essere stati riconosciuti responsabili
delle violenze anti-musulmane avvenute nell’isola di Sulawesi nel maggio 2000,
e costate la vita a 70 persone. Secondo il tribunale che li ha condannati a
morte, Fabianus Tibo, Marinus Riwu e Dominggus da Silva erano alla guida delle
milizie cattoliche che seminarono la morte e il terrore in quelle giornate di
sangue: le più drammatiche della stagione di violenze inter-religiose durate in
Sulawesi dal 1998 fino al 2002. Per gli oltre mille morti di questi reciproci
massacri – morti di entrambe le religioni – nessun musulmano è stato condannato
a morte, solo brevi pene detentive. Per questo, la fucilazione dei tre cristiani
è stata vissuta dalla comunità cattolica come un’ingiustizia, una
discriminazione, una persecuzione da parte di un governo dominato dalla maggioranza
musulmana.
Si rischia di tornare
a quel periodo. Nella zone dove sono scoppiate le violenze di oggi, i cristiani sono la maggioranza,
al contrario dell’isola di Sulawesi, dove essi rappresentano una ristretta
minoranza. red