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Il verdetto. Per rivendicare la proprietà originaria, bisogna dimostrare l’esistenza di un
legame continuo e ininterrotto con il territorio in questione. Un fatto più facile
da provare per aree rurali, più difficile per le zone densamente popolate. Non
a caso, in passato ogni tentativo in tal senso era stato rigettato dai giudici.
A Perth è stato diverso, anche se in pratica la sentenza non cambierà granché,
specialmente dal punto di vista della proprietà dei beni privati. Non è che gli
abitanti di Perth di origine europea verranno sfrattati dalle loro case, per dire.
La questione riguarda più il diritto di cacciare e pescare nell’area oggetto del
verdetto. Ma è la prima volta che viene accolta in tribunale una rivendicazione
territoriale degli aborigeni su una grande città australiana. E il successo ottenuto
potrebbe spingere le associazioni per i diritti delle popolazioni native a inoltrare
richieste simili sulle grandi metropoli del sud-est, Sydney e Melbourne.
Le reazioni. Per il giudice Murray Wilcox, che ha emesso la sentenza, la decisione “non è
né una cassa d’oro per gli indigeni né un disastro per il resto della comunità,
come alcuni la interpretano”. Per Noel Pearson, un leader aborigeno, si tratta
di una decisione “assolutamente straordinaria”. Ma alcuni esponenti conservatori
sono già partiti all’attacco: per il procuratore federale Philip Ruddock, il verdetto
potrebbe comportare l’esclusione degli australiani non aborigeni dalle aree pubbliche
come i parchi nazionali o altri grandi spazi urbani. “In una grande città come
Perth, con parchi, spiagge, aree costiere, una proprietà aborigena potrebbe portare
i ‘proprietari’ a impedire l’accesso a queste aree alle altre persone”, ha detto
Ruddock.Alessandro Ursic