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Il Parlamento Europeo ha accolto ieri la presentazione di una Campagna
internazionale che invoca lo scambio di prigionieri e ostaggi detenuti
in Colombia, come primo passo verso una soluzione pacifica del
conflitto armato che soggioga il paese sudamericano.
La Colombia è da oltre 40 anni teatro di una guerra interna che ha
fatto oltre 320mila morti. I guerriglieri delle Forze armate
rivoluzionarie colombiane (Farc) e i combattenti dell’Esercito di
liberazione nazionale (Eln), volendo cambiare l’ordine costituito per
imporre una società di ispirazione socialista, combattono contro
l’esercito regolare, supportato dai paramilitari di estrema destra e
difensori dello status quo.
La campagna. L'iniziativa è stata presentata dall'eurodeputato spagnolo
di Sinistra Unitaria, Willy Meyer, e dall'avvocato e rappresentante del
"Gruppo Colombia" dell'associazione umanitaria "Casa America Latina" di
Bruxelles, Jairo Espinosa. Il comunicato di presentazione della
Campagna internazionale precisa le principali rivendicazioni. Prima fra
tutte lo scambio umanitario. Nelle mani dei gruppi guerriglieri ci sono 5425 persone, fra cui politici, militari, dirigenti aziendali e
agenti statunitensi, che Farc ed Eln pretendono di “scambiare” con i
loro uomini, molti dei quali rinchiusi nelle carceri statali colombiane
ed altri estradati negli Stati Uniti per crimini attinenti al traffico
di droga..
Una via alla pace. Fra i promotori della Campagna risultano molte
organizzazioni non governative, tanti esponenti ecclesiastici e alcuni
giornalisti di vari paesi latinoamericani, tutti convinti che l'unica
soluzione per la Colombia sia impegnarsi in una soluzione politica
della guerra interna.
Sempre più morti. A completare il quadro sull’emergenza colombiana ci
hanno pensato i relatori di Officina Internazionale dei diritti
umani-Azione Colombia e quelli di Coordinazione Colombia-Europa-Stati
Uniti, i quali hanno puntato il dito contro la violazione dei diritti
umani ai danni dei civili colombiani perpetrata nel paese sudamericano.
Basandosi su un documento di un’altra Ong, la Commissione colombiana
dei giuristi, alla quale la stessa Onu si riferisce periodicamente per
essere messa al corrente sullo stato dei diritti umani nel paese di
Uribe, hanno denunciato al Parlamento europeo che, fra il 2002 e il
2005, 11mila persone sono state assassinate o sono sparite per la
“violenza socio-politica”. Se a questi si aggiungono i morti in
combattimento, la cifra delle vittime sale a 20mila in 4 anni.
Diritti o privilegi? E in tutto questo il governo colombiano si è
finora rifiutato di collaborare non rispettando nemmeno gli obblighi
impostigli dalle Nazioni Unite. Così, in Colombia, minacce,
intimidazioni, condanne a morte, torture, sequestri di persone e
omicidi di massa sono all’ordine del giorno e fustigano l’esistenza di
giornalisti, sindacalisti, assistenti sociali, cooperanti, avvocati
difensori dei diritti umani, missionari. Tutti coloro che in qualche
modo lavorano a contatto con la gente, nel tentativo di farle aprire
gli occhi sui suoi diritti e di portarla a dire basta, sono in
pericolo. E i colpevoli godono della più totale impunità.
Stella Spinelli