22/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il parlamento europeo dice sì alla Campagna per lo scambio di prigionieri: primo passo per la pace
madre e figlio colombiani che scappano dall'esercitoIl Parlamento Europeo ha accolto ieri la presentazione di una Campagna internazionale che invoca lo scambio di prigionieri e ostaggi detenuti in Colombia, come primo passo verso una soluzione pacifica del conflitto armato che soggioga il paese sudamericano. La Colombia è da oltre 40 anni teatro di una guerra interna che ha fatto oltre 320mila morti. I guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc) e i combattenti dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln), volendo cambiare l’ordine costituito per imporre una società di ispirazione socialista, combattono contro l’esercito regolare, supportato dai paramilitari di estrema destra e difensori dello status quo.

Bambino colombiano La campagna. L'iniziativa è stata presentata dall'eurodeputato spagnolo di Sinistra Unitaria, Willy Meyer, e dall'avvocato e rappresentante del "Gruppo Colombia" dell'associazione umanitaria "Casa America Latina" di Bruxelles, Jairo Espinosa. Il comunicato di presentazione della Campagna internazionale precisa le principali rivendicazioni. Prima fra tutte lo scambio umanitario. Nelle mani dei gruppi guerriglieri ci sono 5425 persone, fra cui politici, militari, dirigenti aziendali e agenti statunitensi, che Farc ed Eln pretendono di “scambiare” con i loro uomini, molti dei quali rinchiusi nelle carceri statali colombiane ed altri estradati negli Stati Uniti per crimini attinenti al traffico di droga..

militari colombiani Una via alla pace. Fra i promotori della Campagna risultano molte organizzazioni non governative, tanti esponenti ecclesiastici e alcuni giornalisti di vari paesi latinoamericani, tutti convinti che l'unica soluzione per la Colombia sia impegnarsi in una soluzione politica della guerra interna.
“La Colombia si merita un’opportunità di pace – specifica Willi Meyer, nel documento di presentazione dell’iniziativa all’Unione europea - Il presidente del paese, Alvaro Uribe, deve iniziare un processo negoziato per trovare una soluzione pacifica al conflitto, così come richiesto dalle Nazione Unite. Così manifestiamo l’esigenza di iniziare un processo di dialogo negoziato per porre fine alla violenza”, ha concluso.

Donna colombiana sfollata Sempre più morti.
A completare il quadro sull’emergenza colombiana ci hanno pensato i relatori di Officina Internazionale dei diritti umani-Azione Colombia e quelli di Coordinazione Colombia-Europa-Stati Uniti, i quali hanno puntato il dito contro la violazione dei diritti umani ai danni dei civili colombiani perpetrata nel paese sudamericano. Basandosi su un documento di un’altra Ong, la Commissione colombiana dei giuristi, alla quale la stessa Onu si riferisce periodicamente per essere messa al corrente sullo stato dei diritti umani nel paese di Uribe, hanno denunciato al Parlamento europeo che, fra il 2002 e il 2005, 11mila persone sono state assassinate o sono sparite per la “violenza socio-politica”. Se a questi si aggiungono i morti in combattimento, la cifra delle vittime sale a 20mila in 4 anni.

bambina sfollata Diritti o privilegi?
E in tutto questo il governo colombiano si è finora rifiutato di collaborare non rispettando nemmeno gli obblighi impostigli dalle Nazioni Unite. Così, in Colombia, minacce, intimidazioni, condanne a morte, torture, sequestri di persone e omicidi di massa sono all’ordine del giorno e fustigano l’esistenza di giornalisti, sindacalisti, assistenti sociali, cooperanti, avvocati difensori dei diritti umani, missionari. Tutti coloro che in qualche modo lavorano a contatto con la gente, nel tentativo di farle aprire gli occhi sui suoi diritti e di portarla a dire basta, sono in pericolo. E i colpevoli godono della più totale impunità.
Sono queste le argomentazioni che hanno convinto i parlamentari europei ad abbracciare la Campagna, altra gatta da pelare per il presidente appena rieletto Alvaro Uribe.
 

Stella Spinelli

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