Scritto per noi da
Alessandro Grimaldi

Per la terza sera a Budapest si è svolta una manifestazione di protesta contro
il Primo ministro Gyurcsàny in Kossuth tér, davanti al Parlamento, dove si sono
radunate dieci-ventimila persone: grandi numeri per l'Ungheria. Le manifestazioni
non sono frequenti, ma in questi giorni il clima politico è arroventato da vari
fattori: dall’entità dello scandalo; dalle elezioni per il sindaco di Budapest
del 1° ottobre prossimo, dove è ancora gran favorito Demszky Gàbor, sindaco di
Budapest dal crollo del comunismo, liberale, alleato di governo dell’MSZP; dall’odio
viscerale che metà paese prova per Gyurcsàny, ex comunista, tra gli uomini più
ricchi d’Ungheria e per la sua ultima finanziaria contro gli statali; dalla vicinanza,
manca poco più di un mese, al 50esimo anniversario dei fatti d’Ungheria. L’episodio
più cruento prima dell’invasione fu proprio il massacro di Kossuth tér, dove al
terzo giorno di rivoluzione la polizia segreta ungherese sparò dai tetti sulla
folla. La gente si è radunata spontaneamente da domenica, subito dopo lo scandalo.
I manifestanti sono tra i più disparati, qualcuno ha una candela accesa, ci sono
spazzini, intellettuali, giovani con le biciclette, curiosi. C’è un palco con
comizi improvvisati: si alternano voci di donne, uomini della piazza, fischi e
applausi. Tantissime bandiere ungheresi, che qui non sorprendono, in un Paese
in cui è molto forte il sentimento nazionale. Ma ieri sono comparsi anche giubbotti
‘bomber’, tatuaggi, bandiere a strisce bianche e rosse, che erano il vessillo
della casa di Arpàd (storico capo tribù che portò i magiari nel bacino carpatico
e la cui casata governò fino al 1300), riprese dal partito filonazista delle Croci
Frecciate.
Gli scontri. Ieri hanno parlato in tv sia Gyurcsàny che il leader dell’opposizione Viktor
Orbàn. Gyurcsàny tende a enfatizzare l'intervento dell'estrema destra. “Sono tutti
provocatori – dice – noi siamo i moderati, io sono l’unico che dice le cose come
stanno al Paese”. Orbàn, dopo tanto silenzio, ha scelto un profilo basso, depreca
gli atti di violenza, simpatizza con i manifestanti pacifici, ma non li appoggia
apertamente. Ha decretato una grande manifestazione per sabato prossimo e chiede
a gran voce le dimissioni del premier. Orbàn è stato capo del governo tra il 1998
e il 2002, ed ha perso per un soffio le ultime politiche, tenutesi il 9 aprile
scorso. Lunedì la manifestazione inizia pacificamente, poi ad un tratto la gente
si muove di colpo, spostandosi a Szabadsàg tér (Piazza della libertà) a un centinaio
di metri, sede della Magyar Televiziò, la televisione di stato. Davanti all’ingresso
5-6 file serrate di poliziotti con baschetti e scudi protettivi, saranno stati
una cinquantina. In prima fila solo 50-100 estremisti, mentre tutta la gente attorno
guardava allibita e faceva foto. Sono piovute bottiglie sui poliziotti, ed è cominciata
la ressa: manganellate, lacrimogeni, spruzzi di estintori. I facinorosi hanno
assaltato la sede della tv. La gente non è abituata ai cortei. Giravano ciclostilati,
giornali improvvisati, sono cominciate le urla, i cori, le facce erano eccitate,
con gli occhi lucidi. C’è chi racconta che nel 1848 la rivoluzione inizio con
l’assedio alle sedi dei giornali, e nel ‘56 con le manifestazioni sotto la Magyar
Radiò.
Due in bomber nero hanno esposto una bandiera della Grande Ungheria che spiccava
dietro il nero dei poliziotti in assetto da battaglia urbana. Applausi.
Scontri fino all'alba. Come la gran parte della gente lascio la piazza, dove rimane solo un piccolo
presidio di 50-60 persone e mentre aspetto il bus sento una folla in cammino.
Vanno verso il grande korùt, il viale circolare di Budapest, vero simbolo della
città. Qualcuno applaude e si aggrega. Gruppi sparsi (i giornali filogovernativi
parlano di 3 mila persone) hanno fatto guerriglia urbana per le strade di Pest,
e la manifestazione pacifica si è trasformata in una vera guerriglia urbana. Stavolta
più polizia e meglio organizzata per contenerli. Gli scontri con la polizia son
durati fino all’alba. Alla Blaha Luiza tèr, dove prima c’era il teatro nazionale,
abbattuto nel ‘65 per far posto alla nuova stazione della metro, e sulla Ràkòczi
ùt, importantissima arteria di Pest. Poi presso la sede della Magyar Radio, di
fronte all’Istituto di cultura italiano, dove nel ’56 esplose definitivamente
la rivolta, e a Koztàrsasàg tèr (piazza della Repubblica ed ex piazza della Repubbica
popolare), tra il teatro dell'opera, il mastodontico Erkel, la stazione Keleti
e la sede del partito socialista Mszp di Gyurcsàny, che nel ’56 era sede del partito
comunista. Qui la folla linciò quelli che poi divennero i "martiri del 56". La
piazza è sempre stato un bel posto dove passeggiare, di giorno. Ieri notte le
cariche della polizia, la gente a terra, i lacrimogeni.