20/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Non è giunto il momento di ridiscutere la nostra presenza militare in Afghanistan?
Stavo in sala di montaggio, alle prese con l'edizione del reportage dall'Afghanistan che andrà in onda in una delle prossime puntate di Annozero, quando, l'altro giorno, è arrivata la notizia della strage ad Herat davanti alla moschea blu. Undici morti e decine di feriti. Nel testo provvisorio del blocco dedicato alla presenza dei militari italiani ad Herat, avevo scritto che nella città ai confini con l'Iran mi sentivo più tranquillo, che si poteva camminare per strada senza l'ansia e la paura di una bomba. E, invece, sono stato smentito dai fatti, anche se, come vedrete nel reportage, anche a luglio c'erano tutti i segnali di un peggioramento complessivo della situazione nel Paese del mullah Omar.
 
In tutti i luoghi dove sono stato, da Herat, città dell'ovest, al bazar di Lashkar Gah, città del sud, al centro di Kabul, capitale che si trova ad est,  ci sono stati attentati kamikaze, con morti e feriti mentre infuria la guerra tra le truppe della Nato e i talebani in aree sempre più vaste del sud. E in questa guerra ci sono anche i soldati italiani. Era l'8 settembre quando, nella provincia di Farah dove c'è il comando americano del Prt (la struttura territoriale della missione Isaf-Nato), rimasero feriti in un attentato quattro incursori della Marina Italiana. Farah non è il sud, fa parte dell'Afghanistan occidentale dove responsabile della Nato è un generale italiano.
 
Adesso, nella provincia di Farah è in corso un'operazione militare "in risposta al crescente numero di attacchi terroristici". E ci sono militari italiani, il meglio delle truppe. A che fare? "Le solite pattuglie che, come avviene da quando Isaf-Nato ha preso il comando delle operazioni nel sud, svolgono missioni di perlustrazioni a lungo raggio per garantire la sicurezza dei principali assi di comunicazione", come sostengono i portavoce italiani? Ma impedire l'eventuale via di fuga ai talebani non significa che la natura della nostra missione è cambiata? Da peacekeeping a combat? Cioè da "mantenimento della pace" a combattimento? Non è giunto il momento di ridiscutere la nostra presenza militare in Afghanistan? 
 
Sandro Ruotolo 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Afghanistan