Non è giunto il momento di ridiscutere la nostra presenza militare in Afghanistan?

Stavo in sala di montaggio, alle prese con l'edizione del reportage
dall'Afghanistan che andrà in onda in una delle prossime puntate di
Annozero, quando, l'altro giorno, è arrivata la notizia della strage ad
Herat davanti alla moschea blu. Undici morti e decine di feriti. Nel
testo provvisorio del blocco dedicato alla presenza dei militari
italiani ad Herat, avevo scritto che nella città ai confini con l'Iran
mi sentivo più tranquillo, che si poteva camminare per strada senza
l'ansia e la paura di una bomba. E, invece, sono stato smentito dai
fatti, anche se, come vedrete nel reportage, anche a luglio c'erano
tutti i segnali di un peggioramento complessivo della situazione nel
Paese del mullah Omar.
In tutti i luoghi dove sono stato, da Herat,
città dell'ovest, al bazar di Lashkar Gah, città del sud, al centro di
Kabul, capitale che si trova ad est, ci sono stati attentati
kamikaze, con morti e feriti mentre infuria la guerra tra le truppe
della Nato e i talebani in aree sempre più vaste del sud. E in questa
guerra ci sono anche i soldati italiani. Era l'8 settembre quando,
nella provincia di Farah dove c'è il comando americano del Prt (la
struttura territoriale della missione Isaf-Nato), rimasero feriti in un
attentato quattro incursori della Marina Italiana. Farah non è il sud,
fa parte dell'Afghanistan occidentale dove responsabile della Nato è un
generale italiano.
Adesso, nella provincia di Farah è in corso
un'operazione militare "in risposta al crescente numero di attacchi
terroristici". E ci sono militari italiani, il meglio delle truppe. A
che fare? "Le solite pattuglie che, come avviene da quando Isaf-Nato
ha preso il comando delle operazioni nel sud, svolgono missioni di
perlustrazioni a lungo raggio per garantire la sicurezza dei principali
assi di comunicazione", come sostengono i portavoce italiani? Ma
impedire l'eventuale via di fuga ai talebani non significa che la
natura della nostra missione è cambiata? Da peacekeeping a combat? Cioè
da "mantenimento della pace" a combattimento? Non è giunto il momento
di ridiscutere la nostra presenza militare in Afghanistan?
Sandro Ruotolo