20/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito "libera" il paese dal contestato "Berlusconi tailandese". Elezioni tra un anno
Carri "Patton" a BangkokI vecchi carri armati M60 “Patton”, di fabbricazione Usa, sono appostati attorno ai palazzi del potere. Sulle torrette di questi cimeli da museo, i soldati tailandesi – con al braccio un nastro giallo in segno di lealtà alla monarchia – sorridono ai turisti che li fotografano e accettano i fiori che vengono offerti loro dai cittadini. La gran parte dei tailandesi, a quanto pare, appoggia questo incruento colpo di Stato ed è grata al generale Sonthi Boonyaratglin per aver tolto di mezzo l’odiato “Berlusconi tailandese”: il primo ministro Thaksin Shinawatra, che sembra stia già pensando all’esilio a Londra, dove possiede una casa. Per i tailandesi, avvezzi ai golpe, è stata una liberazione, una “rivoluzione” – come titolavano oggi tutti i quotidiani del paese.
 
Le proteste dei mesi scorsiIl “Berlusconi tailandese”. Shinawatra, ex poliziotto di Chiang Mai, nel nord della Thailandia, negli anni ’80 ha costruito un impero delle telecomunicazioni e nel 2001 ha preso il potere grazie alla sua influenza mediatica, con un partito fondato solo tre anni prima, il Thai Rak Thai (‘I Tailandesi Amano i Tailandesi’).
Il suo governo è stato caratterizzato da episodi di violenza – come i massacri di centinaia di manifestanti ad aprile e ottobre del 2004 o la morte di più di 2.500 persone nell’ambito del disumano programma antidroga promosso nel 2003 – dalla repressione della minoranza musulmana del sud e dall’imposizione di un asfissiante controllo statale su tutti i mezzi d’informazione. Ma a far scendere in piazza nei mesi scorsi milioni di tailandesi che chiedevano le sue dimissioni sono stati gli scandali finanziari che hanno coinvolto lui e la sua famiglia.
 
Il generale Sonthi“Potere al popolo e onore al re”. E’ stato facendo leva su questo malcontento popolare, e sul sostegno dell’opposizione guidata dal Partito della Riforma Democratica, che ieri notte – approfittando del viaggio all’estero del premier – il comandante dell’esercito, generale Sonthi, ha preso il potere. Questo il primo comunicato diffuso nella notte dai golpisti, che si sono scusati “per i disagi” con la popolazione, invitandola a collaborare. "Ci sono state divisioni sociali come mai prima. Ogni parte ha cercato di sopraffare l'altra con ogni mezzo. La situazione stava precipitando a causa dei crescenti dubbi sulla capacità del governo e alla sua dilagante corruzione. L'interferenza politica negli apparati dello Stato li ha resi incapaci di fornire i servizi stabiliti dalla Costituzione. L'amministrazione si anche resa colpevole di atti di lesa maestà contro il reverendo Re. Nonostante i tentativi di compromesso, il conflitto non si è risolto. I poteri rivoluzionari quindi devono prendere il potere. Noi militari non abbiamo intenzione di governare, ma di restituire il potere al popolo il più presto possibile e di garantire la pace e l'onore del Re".
 
Trasmissioni interrotteI provvedimenti del generale Sonthi. Dopo aver giurato fedeltà al re Bhumibol Adulyadej (Rama IX), Sonthi ha sospeso la Costituzione e il Parlamento. Ha decretato la legge marziale vietando assembramenti di più di cinque persone: alcuni manifestanti pro-Thaksin che protestavano contro il golpe sono stati immediatamente arrestati. Ha imposto la censura sulla stampa nazionale ed estera “per bloccare la disinformazione”: le trasmissioni televisive della Bbc e della Cnn sono state interrotte più volte con curiosi cartelli con la scritta “La programmazione riprenderà tra poco”  e foto di star del cinema e della musica (Leonardo Di Caprio, Britney Spears e Cristina Aguilera). Ma soprattutto ha insediato al potere una giunta militare provvisoria da lui presieduta, denominata “Consiglio per la Riforma Amministrativa”, promettendo la nomina di un governo civile tra due settimane (circola già il nome di Pridayadhorn Devakula, governatore della Banca Centrale) che avrà il compito di scrivere una nuova Costituzione e di indire elezioni nell’ottobre del 2007.
 

Enrico Piovesana

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