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Emergenza. “L’emergenza continua”, conferma a PeaceReporter un’italiana, abitante da 6 anni ad Abidjan, “e ai
problemi si è aggiunta la psicosi. Lo scorso venerdì la popolazione ha bloccato
le strade e linciato il ministro dei trasporti, perché si era sparsa la voce di
un nuovo scarico di sostanze tossiche”. Vittima della furia popolare anche il
direttore del porto di Abidjan, la cui casa è stata data alle fiamme. E mentre
la crisi viene strumentalizzata dai giornali di governo e opposizione, la
popolazione è alle prese con i problemi quotidiani. “Non sappiamo più di chi
fidarci”, continua la nostra fonte. “Alla tv passano spot informativi che
assicurano che l’acqua è potabile, e che le sostanze tossiche non sono
radioattive. Ma intanto la gente muore per aver mangiato il pesce della laguna,
e migliaia di famiglie vivono delle verdure coltivate e degli animali allevati
nei pressi dei luoghi di scarico. Come si fa a garantire la loro salute? Ormai
non basta più andare in giro con le mascherine, come fanno tutti”.
Indagini.
Le autorità hanno fermato otto persone, tra cui due
dipendenti della Trafigura. La
compagnia si è detta “scioccata” per l’arresto dei due francesi, fermati poche
ore prima di imbarcarsi su un volo con destinazione Parigi. Emergono intanto
nuovi particolari sulla vicenda. La Trafigura
avrebbe scelto Abidjan come porto di scarico per una questione di costi: a
causa del suo alto contenuto inquinante, il materiale di scarto proveniente dal
lavaggio della nave non sarebbe stato accettato dalla Amsterdam Port Service, la società incaricata dello smaltimento dei
rifiuti nel porto olandese, se non dietro pagamento di un’alta penale. La Trafigura avrebbe così deciso di
ripompare nella nave i liquidi (procedura illegale), per poi scaricarli ad
Abidjan circa un mese dopo, in occasione di un viaggio a Lagos, in Nigeria. La
cosa
ha fatto insorgere le associazioni ambientaliste, ma c’è dell’altro: secondo una
nostra fonte, che preferisce rimanere anonima per questioni di sicurezza, “la
società ivoriana Tommy, incaricata
dello smaltimento dei rifiuti nel porto di Abidjan, non ha l’autorizzazione per
trattare sostanze tossiche”. La Trafigura
dal canto suo sostiene di aver informato della composizione dei rifiuti le
autorità. Lo scaricabarile rischia di ritardare di molto l’individuazione dei
colpevoli del più grande scandalo ecologico nella storia della Costa d’Avorio. Matteo Fagotto