20/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuove rivelazioni sulla questione rifiuti tossici, arrestati due francesi
Due settimane, otto morti e 44 mila contaminati dopo lo scoppio dello scandalo, le indagini sui rifiuti tossici che da un mese avvelenano la città ivoriana di Abidjan sembrano dare qualche risultato. Le autorità hanno arrestato due cittadini francesi, dipendenti della compagnia olandese Trafigura Beheer BV, “proprietaria” delle 400 tonnellate di rifiuti tossici sversati dalla petroliera Probo Koala in 14 siti sparsi per la città, lo scorso 19 agosto.
 
Uno dei siti contaminati di AbidjanEmergenza. “L’emergenza continua”, conferma a PeaceReporter un’italiana, abitante da 6 anni ad Abidjan, “e ai problemi si è aggiunta la psicosi. Lo scorso venerdì la popolazione ha bloccato le strade e linciato il ministro dei trasporti, perché si era sparsa la voce di un nuovo scarico di sostanze tossiche”. Vittima della furia popolare anche il direttore del porto di Abidjan, la cui casa è stata data alle fiamme. E mentre la crisi viene strumentalizzata dai giornali di governo e opposizione, la popolazione è alle prese con i problemi quotidiani. “Non sappiamo più di chi fidarci”, continua la nostra fonte. “Alla tv passano spot informativi che assicurano che l’acqua è potabile, e che le sostanze tossiche non sono radioattive. Ma intanto la gente muore per aver mangiato il pesce della laguna, e migliaia di famiglie vivono delle verdure coltivate e degli animali allevati nei pressi dei luoghi di scarico. Come si fa a garantire la loro salute? Ormai non basta più andare in giro con le mascherine, come fanno tutti”.
 
Misteri. Visto il silenzio delle autorità, continuano a circolare voci contrastanti sulle sostanze sversate nella laguna. Nei primi giorni si era parlato di emissioni di acido solforico ma la Trafigura, in un comunicato stampa inviato a PeaceReporter, rende noto di aver fatto analizzare un campione dei rifiuti dalla AVR Industrial Waste BV, la quale non avrebbe rilevato acido. La società ha confermato la presenza di soda caustica e residui di petrolio, visto che la Probo Koala trasportava nafta. “Il problema è che non basta curare i contaminati”, fa sapere per telefono Alessandro Rabbiosi di Terre des Hommes. “Chi riceve assistenza, quando torna a casa rientra comunque in un ambiente malsano. Bisognerà aspettare la bonifica dei siti. La gente ha talmente paura che nei giorni scorsi sono stati bloccati anche i camion che trasportavano alle discariche rifiuti normali, così all’emergenza tossica se n’è aggiunta un’altra per l’accumulo dell’immondizia. In più, in ospedale arrivano anche malati cronici che sperano di approfittare dell’assistenza gratuita per farsi curare senza pagare”.
 
La petroliera Probo KoalaIndagini. Le autorità hanno fermato otto persone, tra cui due dipendenti della Trafigura. La compagnia si è detta “scioccata” per l’arresto dei due francesi, fermati poche ore prima di imbarcarsi su un volo con destinazione Parigi. Emergono intanto nuovi particolari sulla vicenda. La Trafigura avrebbe scelto Abidjan come porto di scarico per una questione di costi: a causa del suo alto contenuto inquinante, il materiale di scarto proveniente dal lavaggio della nave non sarebbe stato accettato dalla Amsterdam Port Service, la società incaricata dello smaltimento dei rifiuti nel porto olandese, se non dietro pagamento di un’alta penale. La Trafigura avrebbe così deciso di ripompare nella nave i liquidi (procedura illegale), per poi scaricarli ad Abidjan circa un mese dopo, in occasione di un viaggio a Lagos, in Nigeria. La cosa ha fatto insorgere le associazioni ambientaliste, ma c’è dell’altro: secondo una nostra fonte, che preferisce rimanere anonima per questioni di sicurezza, “la società ivoriana Tommy, incaricata dello smaltimento dei rifiuti nel porto di Abidjan, non ha l’autorizzazione per trattare sostanze tossiche”. La Trafigura dal canto suo sostiene di aver informato della composizione dei rifiuti le autorità. Lo scaricabarile rischia di ritardare di molto l’individuazione dei colpevoli del più grande scandalo ecologico nella storia della Costa d’Avorio. 

Matteo Fagotto

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