La condanna al terrorismo, la disapprovazione dell’attacco perpetrato da Israele
nei confronti del Libano e la decisione di portare avanti la risoluzione pacifica
della questione nucleare iraniana: questi gli argomenti principali del summit
del Movimento dei Paesi non Allineati, terminato domenica notte all’Avana, capitale
di Cuba.

Il vertice, al quale hanno partecipato 118 paesi, ha anche sottolineato il valore
universale della democrazia, criticando quei paesi che se ne fanno promotori con
la forza.
Come specificato dal vicepresidente cubano, Raul Castro, “il fatto che in questa
riunione abbia prevalso uno spirito d’intesa e che tutti i Paesi siano stati capaci
di arrivare a consensi chiari e unanimi, anche nelle tematiche più complesse,
dimostra che abbiamo deciso di dare la priorità a ciò che ci unisce e di affrontare
insieme i difetti dell’ordine economico-politico imposto dai potenti, che non
solo è profondamente ingiusto, ma anche insostenibile”.

Dello stesso avviso il vicepresidente del Guatemala, Eduardo Stein, che nel suo
discorso ha voluto aggiungere l’importanza della decisione presa dai paesi accreditati
al summit in merito all’Onu. “Tutti i paesi membri del Mnoal sono molto interessati
alla riforma del sistema delle Nazioni Unite soprattutto per quanto riguarda il
Consiglio di Sicurezza”. In molti, infatti, hanno chiesto una risoluzione contro
il potere di veto dei cinque membri permanenti.
Fra i tanti aspetti presi in considerazione dall’Assemblea dei Paesi non allineati
c’è la situazione palestinese. Solidarietà e volontà di aiutare il popolo palestinese
sono state espresse da tutti i partecipanti e dalla vicepresidenza di Cuba. “Adesso
ne hanno più che mai bisogno - ha detto il ministro degli esteri cubano Felipe
Perez Roque – soprattutto a causa delle difficili condizioni permanenti nelle
quali i palestinesi sono costretti a vivere”.

I temi trattati dalla
‘Cumbre’ sono stati anche altri. Il sottosviluppo di certi Paesi, lo sfruttamento dell’ecosistema,
lo spreco delle risorse, la fame e la povertà.
E dalla Colombia una lettera inaspettata. Il capo della Commissione internazionale
delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), Raul Reyes, ha inviato
una lettera al Movimento dei paesi non allineati, sollecitando aiuto nella ricerca
di una soluzione politica al quarantennale conflitto sociale e armato colombiano.
Il portavoce guerrigliero fa un resoconto delle enormi ricchezze del paese, sottolineando
che, in condizioni di pace, produrrebbero alimenti per 104 milioni di essere umani.
Reyes precisa che la guerriglia non è la responsabile della violenza e afferma
che il presidente Alvaro Uribe conosce le proposte che le Farc hanno più volte
avanzato per arrivare alla cosiddetta "Agenda comune per il cambiamento", che
permetta di disegnare una Colombia diversa e nuova. Allo stesso tempo, Reyes ha
ribadito che le Farc hanno avanzato proposte per un accordo umanitario, rispettose
del diritto internazionale, e rinnova la loro disponibilità a inviare una delegazione
che spieghi al Movimento le loro posizioni in vista di un processo di pace. “Se
potremo contare su garanzie certe, siamo disposti a mandare le nostre delegazioni
nei vostri paesi (del Movimento ndr.) per discutere con i vostri governi le nostre
proposte in vista di soluzioni politiche; così come siamo disposti a ricevere
vostri delegati nei nostri accampamenti per dar loro la nostra versione sul conflitto
interno e spiegarvi i nostri sforzi e le nostre iniziative per arrivare a una
pace definitiva e duratura”, ha dichiarato il portavoce guerrigliero.