21/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



390 donne uccise in 9 mesi, estrema conseguenza di una società maschilista e misogina
Trecentonovanta donne uccise in nove mesi. È questa la tragica realtà del Guatemala, un paese dalla doppia identità, indigena e ispanica, ancora oppresso da una concezione maschilista e misogina della società, radicata su tradizioni inique vecchie di secoli.
 
Donna con bandana con la scritta morteL'inchiesta. Secondo uno studio realizzato lo scorso giugno dalla Vox Latina, che dichiara un indice di attendibilità pari al 95 percento, e pubblicato lunedì dal quotidiano guatemalteco Prensa Libre, la donna in Guatemala vive soggiogata, prima dai padri-padroni e poi dai mariti-tiranni, tanto che il filo conduttore della sua esistenza è una violenta sottomissione, rigorosamente sottaciuta. Da quanto è emerso dall’inchiesta, in nove famiglie su dieci i maltrattamenti alle donne sono pane quotidiano.
Sono state ascoltate esclusivamente donne maggiorenni, il settanta percento delle quali ha confessato di essere stata vittima di soprusi all’interno delle mura domestiche o quanto meno di aver assistito a pestaggi nei confronti della madre o della sorella. Nove su dieci hanno ammesso questa realtà. E la causa, nella maggior parte dei casi, è una: “Non mi obbedisce”.
Sì perché per gli uomini guatemaltechi la donna ideale è mansueta e docile, dolce e sottomessa. E la cosa che più colpisce è che la metà delle donne intervistate è d’accordo con loro. Addirittura quattro donne su dieci sono convinte che il maschio sia superiore alla femmina.
 
Donne guatemaltecaÈ questa la società guatemalteca. In questo paese si è ancora convinti che sia donna “degna” solo colei che arriva vergine al matrimonio. Qui è normale che sia il marito a decidere quanti figli avere e a dettare quando e come fare sesso. Due donne su dieci ammettono di essere state obbligate, almeno una volta, a sottostare alle voglie del marito contro la loro volontà. Questa la realtà e questi i comportamenti che ne derivano: il 64,5 percento dei guatemaltechi sono convinti che una buona moglie debba obbedire al marito in tutto, mentre il 90,9 percento ritiene scandaloso che sia una donna a sedurre l’uomo. Tante le donne che hanno dichiarato di essere state costrette a smettere di studiare e lavorare per volontà del loro uomo, che le vuole in casa a pulire, cucinare e badare ai figli. Sono quasi la metà quelle che hanno detto di non poter nemmeno incontrare amiche e conoscenti e di dover attenersi ai dettami del marito nella scelta dei vestiti. Passività e docilità, dunque, queste le virtù da conseguire per essere una donna “da rispettare”.
L’intera società si basa sulla convinzione che la femmina sia l’angelo del focolare e Prensa Libre sottolinea come questo convincimento si rafforzi fra le popolazioni indigene. Sono tradizioni secolari, dure da abbattere, che sono messe in discussione solo dalle donne che hanno avuto la possibilità di studiare.
 
donna guatemalteca mortaL'appello. Il quotidiano spagnolo El Pais riporta il commento di Giovanna Lemus, dell’organizzazione Red de la No Violencia Contra las Mujeres, che indica proprio nella mancanza di informazioni la causa principale di una situazione simile, di una società immobile, retrograda. Il problema è che la maggioranza della gente è cresciuta in ambienti dove domina la cultura patriarcale e dove è naturale picchiare la donna che alza troppo la testa. La femmina è una proprietà del maschio. Da qui l’appello della Rete della non violenza contro le donne, un invito tutto al femminile a rompere il silenzio, principale complice di questo violento immobilismo. “Denunciate! Basta con la paura e la frustrazione”, dicono, ammettendo però che la mancanza di garanzie e protezione che dovrebbero arrivare dalle forze dell’ordine non facilita certo le cose. “Sono giudicate” dagli stessi agenti di polizia “e non ricevono appoggio”, questa la realtà secondo Giovanna Lemus, la quale rifiuta anche di credere che le 390 donne uccise in nove mesi siano vittime dei gruppi criminali giovanili. Secondo la responsabile della Red, è una scusa che serve per lavare le coscienze ed evitare di far emergere l’incapacità di giudici e polizia: “La maggioranza di questi omicidi derivano da problemi interni alle famiglie”.  

Stella Spinelli

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