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I soldati italiani sono impiegati in un’operazione militare,
avviata ieri nella provincia occidentale di Farah “in risposta al crescente numero
di attacchi terroristici” verificatisi nella zona: la stessa dove l’8 settembre
quattro incursori della Marina Italiana (Comsubin) sono stati feriti in un’imboscata
dei talebani.
Un coinvolgimento
limitato. Il capitano Giancarlo Ciaburro, addetto stampa del contingente
italiano ad Herat, non nasconde un certo imbarazzo. “La diffusione di questa notizia
da parte di Isaf è stata un grave errore perché dà luogo ad equivoci. Questa
operazione di guerra contro i talebani e i narcotrafficanti locali è condotta
esclusivamente dalle forze di polizia e dell’esercito afgano. Le forze Isaf si
limitano ad attività di controllo e sorveglianza del territorio e di contatto
con i leader delle comunità locali”.
Tagliare le vie di
fuga ai talebani. Il generale Fabio Mini, ex comandante della missione Nato
in Kosovo, rincara la dose. “Questa operazione non è una novità. Non si
differenzia dalle operazioni che i militari italiani stanno svolgendo a Farah
già da diverso tempo, ovvero da quando è iniziata l’offensiva anti-talebana
nelle vicine province di Helmand e Kandahar. Si tratta di operazioni di
interdizione, ovvero di pattugliamento del territorio allo scopo di impedire ai
talebani, in fuga dai bombardamenti, di scappare verso il confine iraniano.
Cosa pensate che stessero facendo l’8 settembre, proprio nel distretto di Bala
Baluk, i nostri incursori di Marina?”.Enrico Piovesana