21/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L’Aiea definisce ‘scandaloso e disonesto’ un rapporto Usa sul nucleare in Iran
Il presidente iraniano Ahmadinejad, in una conferenza alle Nazioni Unite, ha dichiarato giovedì che “La linea di fondo è che non abbiamo bisogno di una bomba atomica, al contrario di quanto gli altri pensano”. Un'apertura al dialogo, purché avvenga “a condizioni eque”. Sulla questione del nucleare iraniano abbiamo intervistato il professor Massimo Zucchetti. 
 
“Non credo che l’intelligence statunitense abbia informazioni riservate sul programma nucleare iraniano. Tutta la vicenda mi ricorda la ‘pistola fumante’ in Iraq, che non è mai stata trovata, o l’allora Segretario di Stato Usa Colin Powell che sventolava la provetta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presentandola come la prova inconfutabile della presenza delle armi di distruzione di massa in Iraq”.
 
mohamed el-baradei, il segretario della aieaContro-informazione. Commenta così il professor Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare e professore ordinario al Politecnico di Torino, dove insegna Impatto Ambientale dei Sistemi Energetici (oltre a essere membro del Comitato Scienziate e Scienziati contro la Guerra), il rapporto di 29 pagine che la commissione di vigilanza del Congresso Usa sui servizi segreti ha pubblicato nei giorni scorsi.
Il rapporto, che non è poi arrivato in aula e non è stato votato, accusa l’Iran di essere molto più avanti di quanto si creda sulla ‘militarizzazione’ del suo programma nucleare. Il documento della commissione parlamentare, presieduta dal deputato del Michigan Peter Hoekstra, accusa l’intelligence Usa e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) di avere risultati distorti e fuorvianti sullo sviluppo del programma nucleare iraniano, che sarebbe molto più avanti sulla strada della costruzione della bomba atomica. L’Aiea ha prontamente replicato, definendo “scandaloso e disonesto” il documento. Sembra di rivivere i mesi che precedettero l’attacco all’Iraq nel 2003, quando l’amministrazione Bush si scontrò con durezza con Hans Blix, che all’epoca dei fatti era l’ispettore capo dell’Aiea in Iraq. Blix denunciò pubblicamente che le prove presentate dagli Usa circa la presenza di armi di distruzione di massa del regime di Saddam erano fasulle, ma venne liquidato da Washington come un ingenuo che si era fatto abbindolare dai trucchi del vecchio rais.
 
una manifestazione per il programma nucleare in iranUn film già visto. “Ho conosciuto Hans Blix di persona e vi garantisco che non è uno sprovveduto”, commenta il professor Zucchetti, “era a capo di uno staff di alto livello che aveva fatto un buon lavoro”. La sensazione che l’Aiea, pur animata dalla migliori intenzioni, non possa agire senza la collaborazione del governo sotto esame è tuttavia diffusa. Crede che davvero l’agenzia Onu abbia il potere per fare dei controlli accurati? “L’Aiea è ovviamente agevolata dalla cooperazione degli stati sotto controllo”, risponde il docente universitario, “ma nel momento in cui uno stato non collabora gli ispettori lasciano il paese e questo, che in Iran non è accaduto, è un allarme da prendere in considerazione. Ma non è questo il caso, e quando possono lavorare, gli uomini dell’Aiea hanno tutte le carte in regola per valutare a fondo la situazione”.
Tutta la vicenda del programma nucleare iraniano e della contrapposizione tra Teheran e la comunità internazionale manca di chiarezza. Non si capisce per esempio di quanto tempo avrebbe bisogno l’Iran, se il suo governo prendesse questa decisione, per sviluppare un programma nucleare militare. “Il programma nucleare in Iran comincia ai tempi dello scià, a metà degli anni Settanta”, risponde Zucchetti, “ed è molto avanzato. Quando ho visitato i laboratori di Shiraz, nel 2004, ho trovato un livello eccellente di preparazione e degli eccellenti professionisti. Quindi non è questione di tempo, avrebbero bisogno di pochi anni. Ma il concetto è che l’arricchimento dell’uranio serve per scopi civili. Il punto è credere o meno alle parole del governo di Teheran, come si crede alle parole del governo del Brasile, del Giappone o dell’India quando sviluppano i loro programmi nucleari garantendone l’utilizzo civile. Al governo iraniano non si dà fiducia, anche perché certi apparati del potere utilizzano il programma nucleare come una minaccia che conferisce prestigio al paese. Ma tutti gli ingegneri nucleari in Iran che conosco, sono i primi a essere disturbati dal fatto che svolgono un lavoro utile per l’indipendenza energetica del paese e vedeno invece il loro sforzo strumentalizzato per fini politici”. 

Christian Elia

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