19/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Per la bomba di Dyarbakir i turchi accusano i curdi, ma loro accusano i Lupi Grigi
“Gli autori dell’attentato a Dyarbakir non sono curdi, anche se tutte le agenzie stampa europee si sono affrettate a rilanciare le tesi del governo. La strage è stata rivendicata e come, su internet, da un gruppo affiliato ai Lupi Grigi. Ma il governo Erdogan sta facendo di tutto per mettere a tacere la cosa”. Lerzan Tascher, portavoce dell’Ihd, una delle poche organizzazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani in Turchia, risponde al telefono da Istanbul sconfessando la tesi ufficiale del governo di Ankara rispetto all’attentato del 12 settembre scorso a Dyarbakir, principale città della regione della Turchia a maggioranza curda.
 
un'immagine dell'attentatp a dyarbakir del 12 settembre scorsoLe due verità. I fatti: un ordigno nascosto in un cestino della spazzatura, davanti alla stazione degli autobus, esplode uccidendo 10 persone, tra le quali 7 bambini. Tutti curdi. La polizia turca, nelle ore successive all’attentato, indica subito nell’indipendentismo curdo la pista da seguire. “Noi dell’Ihd, assieme ad altre associazioni turche”, continua la Tascher, “chiediamo un’inchiesta indipendente per stabilire la verità, ma l’atteggiamento del governo è chiuso, ostile. Il clima è molto teso e non mancano le provocazioni, anche futili. Tutte le vette attorno a Istanbul sono state riempite di enormi bandiere turche, illuminate sempre da fari giganteschi e la Mezzaluna Rossa è stata ribattezzata Mezzaluna Rossa Turca. Tutto questo nazionalismo, sempre più inquietante, è rivolto provocatoriamente alla popolazione curda: un messaggio ostile”.
 
mappa della turchiaSmentite e indignazione. I curdi hanno subito smentito qualunque legame con l’attentato. L’agenzia stampa Firat, vicina a quel che resta del disciolto Pkk (Partito dei Lavoratori curdi), ha sconfessato l’attacco, indicando nei legami stretti e torbidi tra il potere politico e i vertici militari in Turchia la matrice dell’attentato.  L’indipendentismo curdo peraltro, dopo la cattura del leader del Pkk Abdullah Ocalan, che dal 1999 sconta l’ergastolo nell’isola turca di Imrali, si è diviso tra coloro che hanno scelto la via parlamentare del confronto politico con Istanbul per ottenere riforme che tutelino la minoranza linguistica curda e i massimalisti della lotta armata. Il primo gruppo fa capo al partito Dtp che, due giorni dopo l’attentato, ha portato in strada più di 1500 persone per una manifestazione di estraneità e condanna della strage. I massimalisti, divisi in una serie di sigle e di gruppi privi di una guida carismatica, da due anni a questa parte hanno ripreso la lotta armata, ma scegliendo sempre obiettivi militari oppure civili, però lontano dalle città curde. “Tutta la ricostruzione del governo non sta in piedi”, commenta la portavoce dell’Ihd, “ma Ankara vuole coprire gli autori dell’attentato: i Lupi Grigi”.
 
ocalan dopo la sua catturaIl ritorno della tensione. I Lupi Grigi sono un movimento estremista nazionalista turco, ritenuto responsabile dell'attentato a Giovanni Paolo II nel 1981, di tendenze fasciste e panturche che hanno nelle minoranze religiose e linguistiche un acerrimo nemico, oltre ai legami con gli apparati militari che in Turchia rappresentano un solido potere occulto. Il governo Erdogan, impegnato a traghettare il paese nell’Unione europea, ha tentato delle aperture per il riconoscimento dei diritti della minoranza curda. Il clima rasserenato, dopo le 40mila vittime del conflitto tra l’esercito turco e i guerriglieri curdi del passato, avevano portato a una tregua della lotta armata e alla rinuncia all’indipendenza da parte dei curdi. Il clima però, negli ultimi mesi, si è di nuovo avvelenato con alcuni gruppi di guerriglieri cha hanno ripreso le armi e l’esercito che ha ripreso la sua pressione sulle città curde.
“Il Parlamento ha approvato l’invio di nuove truppe”, spiega la Tascher, “ricorrendo ai reggimenti della Turchia occidentale per avere unità molto ostili ai curdi. La situazione a Dyarbakir è molto tesa, anche se non siamo ancora tornati alla situazione critica di qualche anno fa”.
Ma aldilà della paternità dell’attentato del 12 settembre scorso, la lotta armata curda è ripresa. Dall’inizio del 2006 ci sono stati molti attacchi rivendicati dai gruppi che si attribuiscono l’eredità del Pkk e che, secondo il governo Erdogan, avrebbero le loro basi in Iraq, dove i curdi godono di una grande libertà. Come si spiega questo ritorno della violenza? “Alcuni gruppi armati ci sono ancora, come ci sono ancora estremisti tra i militari turchi”, conclude l’attivista turca, “ma oggettivamente la lotta indipendentista è finita. Il futuro è il dialogo e per quanto riguarda l’Iraq, nonostante le minacce e gli sconfinamenti delle truppe turche, non credo che succederà nulla”. 

Christian Elia

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