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La polizia somala è già al
lavoro, anche se l’entourage del capo di stato non sembra avere dubbi. “E’
fuori questione che l’attentato sia stato organizzato e portato avanti
dall’Unione delle Corti Islamiche”, dichiara a PeaceReporter Elmi Mohammed Hibo, portavoce della presidenza
somala. “Condanniamo con forza questo gesto, che rischia di far precipitare
nuovamente la Somalia nel tunnel della guerra”. L’anno scorso era toccato al
premier Mohammed Ghedi fare da bersaglio per due attentati dinamitardi, anche
in quella occasione falliti.
E adesso? Gli scenari che si delineano a poche ore dall’attentato sono
diversi, nessuno benaugurante. A Baidoa, la città sede delle istituzioni di
transizione, sono schierati centinaia di soldati etiopi a protezione di Yusuf,
il miglior alleato di Addis Abeba nel Paese. Ma il fatto che gli attentatori
siano arrivati così vicini al loro bersaglio, dimostra la loro forza. Al momento
le Corti Islamiche non hanno rivendicato l’attentato, né commentato l’accaduto.
C’è chi ritiene questo silenzio già abbastanza eloquente, e lo equipara a una
tacita ammissione di colpa. Sei degli attentatori sarebbero stati uccisi dalle
forze di sicurezza somala, mentre altri due sarebbero stati arrestati a poche
ore dall’accaduto, secondo quanto riferito dal governo somalo, che poco prima
dell’attentato
si era riunito per approvare l’insediamento del nuovo governo, guidato sempre
dal premier Ghedi. Matteo Fagotto