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Una questione mondiale. Di questi argomenti si è parlato in un incontro a metà settembre in
Danimarca, a Cophenaghen, fra i 53 stati membri del settore europeo
dell’Oms (Oms-Europa). Già a ottobre del 2005, l’Oms della sanità,
riferendosi all’intero pianeta, aveva sottolineato l’importanza di un
intervento in questo ambito, tanto da proporre un nuovo Obiettivo di
sviluppo del millennio: ridurre ogni anno del 2 percento il numero di
morti per malattie croniche. Il calcolo riferito alla situazione
mondiale riportava 17 milioni di morti premature l’anno; raggiungere la
meta proposta entro il 2015 salverebbe la vita a 36 milioni di persone,
di cui la metà con meno di 70 anni.
Luci sull’Europa. Ora il tema viene riproposto dal settore dell’Oms
concentrato sul vecchio continente. In generale, le malattie croniche,
sono alla base dell’86 percento dei morti e del 77 percento dei malati nelle aree che fanno parte
dell’Oms-Europa. Si tratta di malattie
cardiovascolari, cancro e diabete mellito, citati prima, ma anche
disturbi mentali, malattie respiratorie croniche, patologie muscolari.
I fattori di rischio indicati come principali dall’Oms-Europa sono
sette: pressione alta, tabacco, alcol, livelli alti di colesterolo nel
sangue, sovrappeso, dieta povera in frutta e verdura, inattività
fisica. Accanto agli effetti sulla salute, si contano poi le
conseguenze sull’economia dei Paesi, il costo rappresentato dalle
malattie croniche per la società. E’ stato calcolato, per esempio, che
in Danimarca coprano il 70-80 percento delle spese per cure sanitarie,
mentre in Gran Bretagna rappresentano 8 delle 11 principali cause di
ricovero.
Giovani e anziani. Oltre ai costi collegati all’assistenza sanitaria,
vi è poi il calcolo dei costi indiretti (per la perdita di giornate di
lavoro, la mancata o minore produttività delle persone malate), che si
considera siano pari o superiori alle spese sanitarie stesse. Fra
l’altro, l’età dei pazienti che muoiono per queste patologie è
decisamente inferiore nei Paesi dell’Europa centrale e orientale
rispetto a quelli occidentali. L’Oms-Europa sottolinea inoltre come, a
seguito del progressivo invecchiamento della popolazione europea, si
calcoli che nel 2050 un quarto della popolazione avrà superato i 65
anni. Considerato che oltre un terzo degli ultrasessantenni è già
portatore di due o più malattie croniche, il quadro che i sistemi
sanitari si potrebbero trovare davanti nel futuro è presto dipinto.
Infine, viene riportato che chi vive in condizioni socioeconomiche
disagiate ha un rischio raddoppiato di malattie gravi e morte rispetto
a chi ha maggiori disponibilità.Valeria Confalonieri