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Sono ormai circa 85 mila i civili afgani sfollati nelle
province meridionali di Kandahar e Helmand. Migliaia di famiglie fuggite dai
bombardamenti della Nato in corso sui villaggi dei distretti di Panjwayi e
Zhari (provincia di Kandahar) e di Nawzad, Garamser, Sangin e Musa-Qala.
Bombardamenti che, secondo fonti locali, avrebbero provocato almeno 500 morti
civili dall'inizio di settembre. Oltre 5.000 famiglie (vale a dire circa 35
mila persone, vista la media di componenti delle famiglie afgane) si sono accampate
alla periferia di Lashkargah, e 7.500 (circa 50 mila persone) alla periferia di
Kandahar.
Niente tende, solo
sapone. L’assistenza umanitaria fornita agli sfollati appare assolutamente inadeguata.
L’ingegner Abdul Kadar, vicedirettore del Dipartimento Sviluppo Rurale della
provincia di Helmand, ha riferito che oggi sono stati distribuiti a 3 mila delle
5 mila famiglie sfollate a Lashkargah “generi di aiuto” forniti dal World Food
Programme delle Nazioni Unite e dal locale Provincial Reconstruction Team britannico,
struttura militare Nato. “Gli aiuti dati sono minimi rispetto alle esigenze di
queste persone”, ha detto l’ingegner Kadar.
Il governo afgano non
aiuta. Pare però che il governo afgano, che su richiesta del comando
Isaf-Nato ha ordinato l’evacuazione delle aree interessate dall’offensiva
talebana, non abbia intenzione di dare alloggio ai profughi. Alla domanda di
alcuni giornalisti sul perché le autorità, dopo aver cacciato la gente dalla
proprie case, non provvede a offrire loro una sistemazione, il governatore
della provincia di Kandahar, Assadulah Khalid, ha detto: “Non abbiamo bisogno
di allestire campi profughi, perché questa gente tornerà presto a casa, visto
che le operazioni della Nato finiranno tra poco”.Enrico Piovesana