15/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ucciso il colonnello che guidò la repressione carceraria nel 1992. Il Pcc colpisce ancora
Il deputato federale ed ex colonnello della polizia militare Ubiratan Guimaraes, di 63 anni, è stato ammazzato presumibilmente da uno squadrone sulla porta di casa domenica scorsa, a San Paolo. Era il nemico numero uno del Pcc, Primo comando della capitale, cupola mafiosa che da mesi mette periodicamente a ferro e fuoco la capitale paulista per ottenere migliori trattamenti nelle prigioni di stato, dove sono rinchiusi i suoi capi.
 
La firma del PccChi era. Guimaraes guidò la repressione della rivolta carceraria del 1992, nella prigione di massima sicurezza di Carandiù, adesso demolita. Fu una vera e propria mattanza, che sconvolse il paese: morirono 111 detenuti. E fu proprio quella strage a dare l’impulso alla nascita del gruppo criminale. Per il Pcc era dunque il simbolo di tutti i mali, incarnava la vendetta, il fine ultimo da perseguire per sentirsi finalmente forti, invincibili. Era da anni che lo minacciavano, da anni che lo controllavano.
 
E ora lo hanno giustiziato. È morto sulla soglia della sua abitazione, dove viveva con la moglie, l’avvocato Carla Cedolina, l’ultima ad averlo visto vivo. Tre le armi trovate sul luogo del delitto: due revolver calibro 38 e un fucile. Gli agenti che hanno fatto i rilevamenti pensano che il colpo che lo ha ucciso sia stato sparato da non più di 50 centimetri di distanza.
 
detenuto preso in ostaggio durante una rivoltaIl passato che ritorna. Guimares oltre ad essere un colonnello della polizia militare era un deputato federale che si era ripresentato alle elezioni del primo ottobre prossimo. La sua era una candidatura piena di polemiche, contestata in particolare dalle associazioni pacifiste: il suo passato tornava continuamente a tormentarlo. L’aver guidato quella repressione sanguinosa lo aveva reso tristemente famoso. Prima fu processato e condannato a 632 anni di carcere, poi arrivò l’appello a scagionarlo. Quindi iniziò la carriera politica, supportato da coloro che vedono nel braccio fermo e nella militarizzazione del paese l’unica speranza contro la criminalità dilagante in tutto il Brasile. Ma da allora, svariate organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani hanno più volte chiesto la revisione della sentenza d’appello, gridando all’ingiustizia. Ma l’impunità lo ha sempre protetto.
Accantonata la possibilità di una giustizia statale, il Pcc ha pensato di farsela da solo. E Guimaraes lo sapeva. Pur non avendo una scorta personale, viaggiava immancabilmente armato.
 
I collegamenti. La dinamica dell’omicidio è ancora tutta da chiarire e alcune ombre sono state gettate anche sul mandante dell’esecuzione. Il governatore di San Paolo, Claudio Lembo, ha precisato che, alcuni documenti fornitigli dalla polizia scagionerebbero il Pcc. Qualcuno ha insinuato anche la versione del delitto passionale. Ma l’ipotesi più accreditata resta quella della vendetta della cupola criminale. Un collegamento è stato fatto anche con la morte di José Ismael Pedrosa, allora direttore di Carandiù, trovato morto in circostanze misteriose lo scorso anno. E se si aggiungono gli ultimi episodi firmati dal Pcc negli ultimi mesi, gli indizi si moltiplicano. Da maggio il Primero Comando da Capital ha più volte tenuto in scacco le forze dell’ordine di San Paolo, seminando panico e violenza in tutta la città. Prima in maggio, poi in luglio e infine in agosto, il Pcc è insorto per giorni interi, sparando all’impazzata contro chiunque indossasse una divisa e appiccando il fuoco a qualsiasi stabilimento simbolo delle forze dell’ordine: dalle caserme ai posti di blocco.
 
Bus in fiammeIl bilancio. A maggio furono 85 i morti e decine i feriti lasciati sul campo dalla rivolta fuori e dentro le carceri, soffocata dall’intervento massiccio delle forze dell’ordine. Durò quattro giorni, 73 i penitenziari in tumulto, duecento gli ostaggi poi rilasciati dai rivoltosi. L’11 luglio, invece, un militare, sua sorella e tre vigilanti furono uccisi in una città che divenne teatro di attacchi a caserme, banche e supermercati. Stesso copione il 14 agosto: molti gli incendi appiccati ad autobus in sosta, edifici pubblici, sedi delle forze di sicurezza, banche, supermercati, pompe di benzina e autobus, e una sorta di tiro al bersaglio contro chiunque indossasse una divisa è tornato a seminare il terrore. Cinque i morti. Innumerevoli i feriti. Una città nel panico.

Stella Spinelli

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