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Chi era. Guimaraes guidò la repressione della rivolta
carceraria del 1992, nella prigione di massima sicurezza di Carandiù, adesso
demolita. Fu una vera e propria mattanza, che sconvolse il paese: morirono 111
detenuti. E fu proprio quella strage a dare l’impulso alla nascita del
gruppo criminale. Per il Pcc era dunque il simbolo di tutti i mali,
incarnava la vendetta, il fine ultimo da perseguire per sentirsi finalmente
forti, invincibili. Era da anni che lo minacciavano, da anni che lo
controllavano.
Il passato che ritorna. Guimares oltre ad essere un colonnello della polizia
militare era un deputato federale che si era ripresentato alle elezioni del
primo ottobre prossimo. La sua era una candidatura piena di polemiche,
contestata in particolare dalle associazioni pacifiste: il suo passato tornava
continuamente a tormentarlo. L’aver guidato quella repressione sanguinosa lo
aveva reso tristemente famoso. Prima fu processato e condannato a 632 anni di
carcere, poi arrivò l’appello a scagionarlo. Quindi iniziò la carriera
politica, supportato da coloro che vedono nel braccio fermo e nella
militarizzazione del paese l’unica speranza contro la criminalità dilagante in
tutto il Brasile. Ma da allora, svariate organizzazioni internazionali per la
difesa dei diritti umani hanno più volte chiesto la revisione della sentenza
d’appello, gridando all’ingiustizia. Ma l’impunità lo ha sempre protetto.
Il bilancio. A maggio furono 85 i morti e decine i
feriti lasciati sul campo dalla rivolta fuori e dentro le carceri, soffocata
dall’intervento massiccio delle forze dell’ordine. Durò quattro giorni, 73 i
penitenziari in tumulto, duecento gli ostaggi poi rilasciati dai rivoltosi.
L’11 luglio, invece, un militare, sua sorella e tre vigilanti furono uccisi in
una città che divenne teatro di attacchi a caserme, banche e supermercati.
Stesso copione il 14 agosto: molti gli incendi appiccati ad autobus in sosta,
edifici pubblici, sedi delle forze di sicurezza, banche, supermercati, pompe di
benzina e autobus, e una sorta di tiro al bersaglio contro chiunque indossasse
una divisa è tornato a seminare il terrore. Cinque i morti. Innumerevoli i
feriti. Una città nel panico.Stella Spinelli