I dipendenti del petrolio scioperano. Per il diritto alla vita
“Ci siamo anche noi!”. Lo striscione, che campeggia
all’esterno di un’installazione petrolifera nei pressi di Port Harcourt, nella
Nigeria meridionale, non lascia spazio a dubbi sul significato dell’iniziativa.
I lavoratori del settore petrolifero nigeriano hanno indetto uno sciopero di
tre giorni per protestare contro la negligenza del governo, che non riesce a
proteggerli dai
continui attacchi dei miliziani, l’ultimo dei quali avvenuto
solo due giorni fa.
Azione. Stanchi di essere gli oggetti della guerra che da anni
insanguina la regione, i due sindacati della
National Union of Petroleum & Natural Gas
Workers e della
Petroleum
& Natural Gas Senior Staff Association of Nigeria hanno preso
l’iniziativa. Le due associazioni avevano lanciato l’allarme già lo scorso
gennaio, a séguito dell’ennesimo rapimento di quattro lavoratori organizzato dai
miliziani del delta del Niger. Quando la situazione è diventata intollerabile,
i due gruppi hanno deciso di passare all’azione.
Governo sotto accusa. In un comunicato stampa congiunto, le due associazioni
condannano le azioni armate dei miliziani, che impedirebbero solo l’arrivo di
investimenti esteri e si ripercuoterebbero sulle condizioni di vita dei locali,
i cui diritti i miliziani sostengono di difendere. Ma l’attacco più duro gli
scioperanti lo rivolgono allo stato nigeriano, accusato di avere speso milioni
di dollari per niente, senza essere in grado di proteggere le vite dei
lavoratori. Nupeng e Pengassan si scagliano anche contro la
politica economica delle autorità nigeriane che, nonostante ricevano buona parte
dei proventi petroliferi, non avrebbero avviato alcuna politica economica a
sostegno delle regioni meridionali, creando un esercito di giovani disoccupati
che hanno come unica possibilità quella di arruolarsi tra i miliziani o nelle
gang armate, specializzate nel contrabbando di petrolio o nella
micro-criminalità.
Effetti. Che impatto avrà lo sciopero sulla produzione di greggio? Qualche
problema lo creerà, se si calcola che le violenze dell’ultimo anno hanno
costretto la Nigeria a diminuire del 20 percento la produzione. Sono stati
comunque avviati colloqui tra le parti, per tentare di ridurre al minimo i
disagi provocati dall’iniziativa. Interessante sarà anche vedere quali
politiche adotteranno i due gruppi in futuro, se i rapimenti e le uccisioni
dovessero continuare, come sembra probabile. Il gesto dei lavoratori del
petrolio ha comunque un valore importante, perché pone sulla scena un gruppo
che, finora, nella lotta per il petrolio del delta è stato solamente una vittima.