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Il Perù ha deciso di risparmiare. Il paese è in ginocchio,
la povertà è una piaga dilagante e la gente ha bisogno di riforme concrete e di
investimenti sostanziosi nel sociale. Il governo del presidente Alan García,
eletto nello scorso giugno, è alle strette e decide una manovra inusuale per
racimolare soldi da investire in quello che il presidente del Consiglio dei ministri,
José
Antonio García Belaúnde, ha indicato come la speranza per il futuro, ovvero il
“Fondo dell’uguaglianza”: chiudere alcune ambasciate, dimessare i viaggi all’estero,
tirare la cinghia ai diplomatici. La scelta è ricaduta su quattro rappresentanze:
quella di Ungheria, di Serbia, di Giamaica e di Ucraina. Anche la
rappresentanza peruviana all’Unesco sarà cancellata. A farne le veci, quando
servirà, sarà uno dei diplomatici che già lavorano all’ambasciata di Parigi.
Eliminazione senza sostituzione, invece, per la rappresentanza all’Aviazione
civile internazionale di Toronto, in Canada, di cui il Perù ha deciso di poter
farne a meno. Il ricavato della manovra ammonterà a circa 7 milioni di dollari
Usa, che andranno a gonfiare le casse del fondo destinato alla battaglia contro
la povertà nelle aree più degradate del paese.
Al minimo indispensabile. García Belaúnde nell’annunciare la decisione ha specificato
anche che le ambasciate in Turchia e Vietnam, promesse dall’ex presidente
Alejandro Toledo in chiusura del suo mandato, non saranno inaugurate. “Probabilmente
il Perù aprirà nuovi consolati all’estero –
ha spiegato il primo ministro -, valutandone l’opportunità in base alla
presenza di cittadini peruviani. Il nostro intento è garantire ai connazionali
nuovi servizi”. Ma le priorità sono altre. A cominciare, appunto, dal
risparmio. Tempi magri anche per i funzionari: meno viaggi all’estero, solo gli
indispensabili, a cominciare dallo stesso primo ministro. “Ridurremo le spese
al minino indispensabile”, ha spiegato al quotidiano nazionale La Repubblica.
Si tratta dunque di una visione politica dettata dal presidente García, il cui
motto sembra essere “austerità”.
40 percento. A modo suo, dunque, il Perù ha dato il via
alla lotta alla fame e alla povertà. Con un decreto d’urgenza il presidente ha
creato il Fondo dell’uguaglianza, un programma che mira ad abbassare la soglia
di povertà che affligge metà dei peruviani. La manovra è complessa, ma
l’ottimismo non manca. Il ministro dell’Economia, Luis Carranza, ha dichiarato
di voler ridurre del 40 percento la povertà e di ottenere dal Fondo Monetario
Internazionale (Fmi) il riconoscimento di essere un paese che attrae
investimenti. Ha assicurato che il Governo lavorerà per diminuire il debito
estero. Stella Spinelli