La Nato chiede 2.500 uomini da mandare nel sud dell'Afghanistan. Ma solo la Lettonia accetta di mandarne venti
La Nato chiama, nessuno risponde. Le forze della coalizione impegnate
in Afghanistan si sono incontrate mercoledì a Mons, nel quartier
generale belga della Nato, per discutere la richiesta di invio di
altri 2.500 soldati da dispiegare nel sud del Paese, dove sono in corso
ormai da mesi i più violenti scontri dall'inizio della guerra. Ma solo
la Lettonia ha risposto all'appello, accettando di mandare ben venti
soldati. Gli altri alleati sono rimasti in silenzio.

La guerra in Afghanistan sta per compiere cinque anni, e nessuno degli
obbiettivi dichiarati è stato raggiunto. Sul territorio afgano, oggi,
sono presenti 18.500 soldati del contingente Isaf-Nato, provenienti da
37 nazioni, più altrettanti militari statunitensi. Ma non bastano a
contrastare l'offensiva dei talebani, in particolare nelle regioni
meridionali di Kandahar e Helmand. Gli attacchi si sono
esponenzialmente intensificati, e così il bilancio delle vittime:
soprattutto civili, ma anche militari. Se nel 2002 erano state 68 le
perdite fra i soldati della coalizione, nel 2005 sono salite a 130, e
quest'anno sono già 151 i militari morti in Afghanistan. Un costo umano
che ha contribuito a spiegare il progressivo disimpegno di diversi Paesi dalla
“coalizione dei volenterosi”.
Il governo tedesco ha approvato mercoledì la proroga
di un anno della propria missione militare in Afghanistan. La Germania ha schierato
2.674 soldati nel
nord del Paese. Ma, come ha sottolineato il portavoce del governo
Thomas Steg, non intende dispiegare neanche un uomo nel sud, a supporto
delle truppe canadesi e britanniche. Troppo pericoloso. Come ha ammesso
anche il Segretario di Stato Usa, in visita in questi giorni in Canada:
“L'offensiva della Nato contro i talebani - ha dichiarato Condoleezza
Rice - “è la missione più impegnativa della sua storia”.
I generali della Nato riproporranno la loro richiesta di rinforzi
all'incontro previsto per il 28 settembre in Slovenia. Sperando che
questa volta qualcuno risponda.