Intervista a Joana Agudo, sindacalista catalogna, sulla decisione di espellere 1 milione di irregolari
Il Primo ministro spagnolo Josè Luis Zapatero ha dichiarato nei giorni scorsi
che la Spagna ha raggiunto il suo limite fisiologico di assorbimento della manodopera
straniera. Conseguentemente, la maggioranza degli immigrati irregolari (circa
un milione) presenti nel Paese dovranno essere espulsi. Il dietro-front di Zapatero,
che lo scorso anno regolarizzò oltre mezzo milione di clandestini, riflette l'esigenza
del governo spagnolo di allinearsi alla politica comune europea sull'immigrazione,
orientata ad adottare sistemi di esclusione e repressione - pattugliamenti delle
coste, task-force multinazionali di polizia, inasprimento delle normative - nei
confronti di centinaia di migranti che ogni giorno tentano di raggiungere la Fortezza
Europa. Joana Agudo è responsabile per le politiche internazionali delle Comisiones Obreras,
sindacato della Catalogna, una delle regioni spagnole maggiormente colpite dai
flussi migratori.
Come giudica la sortita di Zapatero?
Negli ultimi 5 anni in Catalogna siamo passati da un 5-6 percento di immigrati
al 12 percento. Fino a 10 anni fa il mio Paese non si poneva affatto la questione
di un flusso di migranti così massiccio. Questo origina problemi sociali, scolastici,
sanitari, ma non problemi dal punto di vista del lavoro. Il lavoro c'è, seppur
irregolare. Questo è il problema: il lavoro nero, senza diritti, e non l'eccesso
di manodopera, come si vuol far credere. A mio giudizio in Catalogna, come nel
resto della Spagna, questo problema è una pura invenzione.
Un'emergenza che ha spinto la vicepresidente socialista María Teresa Fernández
de la Vega a tendere la mano all'opposizione dei Popolari, chiamandoli a un 'patto
nazionale' per affrontarla.
Una posizione, quella del Partito socialista al governo, che mi preoccupa. E'
un governo di sinistra che d'un tratto fa politiche di immigrazione di destra.
Ciò significa non affrontare veramente il problema. Il problema non si può affrontare
da un punto di vista poliziesco.
Tuttavia, la politica europea, e l'agenzia europea per la prevenzione dell'immigrazione
'Frontex', fa del pattugliamento delle coste del Mediterraneo e dell'Atlantico
un suo cavallo di battaglia. Con gran dispiegamento di mezzi militari.
La posizione di Zapatero risponde alla tendenza generale di un'Europa che dice
'basta'. Credo che in questo momento i partiti di sinistra stiano facendo ciò
che le destre facevano 10 anni fa. La politica dell'Unione Europa è la politica
degli Stati europei, la maggior parte dei quali sono governati da governi di destra.
E se governa la sinistra, come nel caso della Gran Bretagna, fa una politica di
centro, se non addirittura di destra. Mi preoccupa questo gioco di Zapatero, elettorale
e opportunistico. Il problema reale non è quello di fronteggiare gli arrivi, dato
che i migranti arrivano comunque. Il problema reale è come lavorano qui, a quali
condizioni. Possiamo farne una questione ideologica e dire: bene, se non vogliamo
dargli lavoro qua, allora dobbiamo darglielo là da dove provengono. E per farlo
l'Unione Europea deve investire nello sviluppo dei Paesi di provenienza. E' questa l'unica
soluzione.