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L’obitorio. La conta dei morti negli scenari di
guerra è sempre un’operazione controversa e le statistiche variano in modo
sostanziale tra i dati forniti dall’esercito Usa, dal governo iracheno e dai
siti di informazione dei gruppi insorti. Tra le fonti che in questo conflitto
si sono rivelate più realistiche c’è sicuramente l’obitorio della capitale, che
proprio a luglio aveva impressionato dichiarando di aver ricevuto 1800 corpi di
iracheni uccisi. Lo stesso obitorio, durante il mese di agosto, ha ricevuto i
corpi di 1500 persone, un po’ meno di luglio, ma non la metà. La scorsa
settimana gli ufficiali del ministero della Salute iracheno hanno annunciato un
cambio nella comunicazione delle informazioni dell’obitorio della capitale:
tutti i dati che riguardano il conteggio delle vittime di azioni violente
verranno divulgati esclusivamente dal ministero stesso, che pertanto potrà
filtrare o aggiustare le cifre a proprio comodo. A parziale conferma di ciò il
fatto che gli addetti all’obitorio che avevano fornito i dati in passato, ad
agosto sono stati sostituiti. La maggior parte delle uccisioni di civili degli
ultimi mesi è avvenuta per mano delle squadre della morte sciite compromesse
con la polizia. Nel nuovo governo iracheno il ministero della Salute è gestito
dai fedelissimi del religioso sciita al Sadr che ora, paradossalmente, si
troverà a gestire un ufficio addetto alla conta degli eccidi commessi dai suoi
stessi uomini.
Autobomba. La rete statunitense Cnn ha riportato ieri
il contenuto di un briefing del Comando Usa in Iraq, in cui si sostiene che i
parametri per contare le vittime in Iraq sono cambiati: l’esercito non conta
più nel novero delle morti violente i casi di uccisioni con bombe, mortai,
razzi e autobombe. Quello che rimane, sono le sparatorie per strada e le
uccisioni dei civili che vengono rapiti e torturati dalle squadre della morte.
È contando solo queste ultime vittime che il generale Caldwell ha potuto
parlare di un calo del 50 percento delle uccisioni violente. La nuova
definizione militare di omicidio è dunque applicabile solo a persone uccise in
modo mirato, mentre chiunque sia ucciso, ad esempio, da una bomba, viene
considerato vittima di fuoco indiretto. Le nuove statistiche Usa centrano
l’obiettivo di fornire ai media degli indicatori in progresso, ma gettano nell’ombra
una lunga serie di uccisioni che rimarranno fuori dai conteggi. Il portavoce
dell’esercito Usa Barry Johnson, interrogato sulla contraddizione tra le
statistiche della coalizione e quelle dell’obitorio, ha dichiarato che
l’esercito Usa non intende divulgare nel dettaglio i criteri usati per
calcolare il numero delle vittime delle violenze ”per non dare al nemico
informazioni utili per migliorare le sue strategie e rendere più efficaci gli
attacchi contro di noi”.
Diecimila soldati Usa? Nei giorni scorsi Brian
Harring, un reporter che si occupa di intelligence Usa, scriveva che anche i
dati relativi alle vittime tra i soldati Usa in Iraq vengono filtrati. Le
indagini di Harring sono partite da immagini del Military air transport
service (Mats ), da cui pare che i corpi di militari Usa immagazzinati nella Base
militare dell’aviazione di Dover, siano molto più numerosi delle vittime
dichiarate dal ministero della Difesa. Secondo il giornalista le 2671 vittime
indicate dal Pentagono si riferiscono solo ai soldati morti sul terreno, anche
in questo caso una definizione che esclude molti decessi dal conteggio. Ad
esempio non si considerano morti sul terreno i soldati caduti durante il
trasporto aereo e quelli deceduti negli ospedali militari in Iraq e non solo.
Un gran numero di militari statunitensi infatti sono morti a Landstuhl, in
Germania, dove si trova la più grande struttura sanitaria militare al di fuori
dagli Usa. Certamente i parenti di tutte queste vittime sono stati avvisati, ma
i loro nomi non figurano nell’elenco delle vittime Usa della guerra in Iraq.
Harring ipotizza che, partendo dai dati ufficiali, che parlano di 25 mila
soldati Usa feriti, di cui15 mila gravi, il totale più verosimile dei soldati
Usa caduti in Iraq superi le 10 mila unità. Naoki Tomasini