15/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Prove di dialogo fra Iran e Iraq, che stipulano un accordo di cooperazione
Il premier iracheno Nuri al-Maliki è in visita ufficiale in Iran. Ieri il primo ministro è giunto a Teheran, dove incontrerà i leader del paese degli ayatollah nei due giorni del vertice. “Vogliamo lanciare un messaggio ai leader iraniani. L'Iraq ha bisogno di avere buone relazioni con i paesi confinanti, senza interferenza nei nostri affari interni”, ha dichiarato Ali al-Dabbagh, portavoce del governo di Baghdad, prima di partire per l’Iran.
 
il premier iracheno nuri al-malikiIl primo di una lunga serie. Nonostante il tono orgoglioso delle dichiarazioni di al-Dabbagh, le relazioni tra Baghdad e Teheran sono molto migliorate negli ultimi tre anni. Tanto che, per la prima volta da 20 anni a questa parte, il governo iracheno e quello iraniano hanno stipulato un accordo istituzionale ufficiale. E non sarà neanche l’ultimo. Si tratta di un patto di cooperazione in campo agro – alimentare e dell’allevamento. Il piano, annunciato da Yuarib Nadhim al-Abudi, ministro dell’agricoltura iracheno, prevede l’arrivo di tecnici specializzati iraniani che si occuperanno della formazione di personale nel campo della ricerca e dello sviluppo agricolo e zooprofilattico. Inoltre l’omologo iraniano di al-Abudi ha annunciato che l’accordo riguarderà anche lo sviluppo delle tecniche per lo sfruttamento delle aree desertiche, delle risorse ittiche e di quelle idriche dell’Iraq. Un bel passo avanti, insomma, nelle relazioni tra i due paesi, che non sono sempre state ottime. Certo le dichiarazioni di al-Dabbagh lasciano intendere che di cose da discutere ce ne sono molte, come il fatto che gli Stati Uniti siano convinti che le armi della guerriglia irachena provengano dall’Iran o che il governo di Baghdad ritiene che l’Iran finanzi certe milizie sciite, ma resta la novità di due paesi che si parlano e non si combattono più.
 
una trincea durante il conflitto tra iran e iraqUn rapporto difficile. Dopo la caduta di Saddam, nel 2003, gli sciiti hanno preso il controllo dell’Iraq, rappresentando circa il 60 percento della popolazione. Questo avvicina i due paesi come mai era accaduto in passato, essendo l’Iran l’unico paese musulmano al mondo dove gli sciiti detengono il potere politico. Ma fino a quando il potere era nelle mani del deposto rais iracheno, i rapporti con l’Iran non erano affatto buoni. In primo luogo tutto il sistema di potere di Saddam si basava sul dominio della minoranza sunnita (alla quale apparteneva il clan del dittatore) e in secondo luogo perché, dopo la rivoluzione islamica in Iran, il regime laico di Saddam mal tollerava la presenza ingombrante di un regime teocratico, e per giunta sciita, al confine. Gli Stati Uniti e i paesi occidentali, interessati a contrastare l’ascesa dell’ayatollah Khomeini, finanziarono il regime di Saddam con armi, addestramento e soldi. Nel 1980 Saddam, prendendo a pretesto vecchie controversie di confine, attaccò l’Iran. Il conflitto fu lungo e sanguinoso e quando terminò, nel 1988, era costato la vita a circa un milione di persone. I rapporti tra Baghdad e Teheran non sono praticamente esistiti in passato, mentre ora, aldilà di qualche problema, iraniani e iracheni hanno lasciato la parola alla diplomazia e non ai cannoni. 

Christian Elia

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