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Il primo di una lunga serie. Nonostante il tono
orgoglioso delle dichiarazioni di al-Dabbagh, le relazioni tra Baghdad e
Teheran sono molto migliorate negli ultimi tre anni. Tanto che, per la prima
volta da 20 anni a questa parte, il governo iracheno e quello iraniano hanno
stipulato un accordo istituzionale ufficiale. E non sarà neanche l’ultimo. Si
tratta di un patto di cooperazione in campo agro – alimentare e
dell’allevamento. Il piano, annunciato da Yuarib Nadhim al-Abudi, ministro
dell’agricoltura iracheno, prevede l’arrivo di tecnici specializzati iraniani
che si occuperanno della formazione di personale nel campo della ricerca e
dello sviluppo agricolo e zooprofilattico. Inoltre l’omologo iraniano di
al-Abudi ha annunciato che l’accordo riguarderà anche lo sviluppo delle
tecniche per lo sfruttamento delle aree desertiche, delle risorse ittiche e di
quelle idriche dell’Iraq. Un bel passo avanti, insomma, nelle relazioni tra i
due paesi, che non sono sempre state ottime. Certo le dichiarazioni di
al-Dabbagh lasciano intendere che di cose da discutere ce ne sono molte, come
il fatto che gli Stati Uniti siano convinti che le armi della guerriglia
irachena provengano dall’Iran o che il governo di Baghdad ritiene che l’Iran
finanzi certe milizie sciite, ma resta la novità di due paesi che si parlano e
non si combattono più.
Un rapporto difficile. Dopo la
caduta di Saddam, nel 2003, gli sciiti hanno preso il controllo dell’Iraq,
rappresentando circa il 60 percento della popolazione. Questo avvicina i due
paesi come mai era accaduto in passato, essendo l’Iran l’unico paese musulmano
al mondo dove gli sciiti detengono il potere politico. Ma fino a quando il
potere era nelle mani del deposto rais iracheno, i rapporti con l’Iran non
erano affatto buoni. In primo luogo tutto il sistema di potere di Saddam si
basava sul dominio della minoranza sunnita (alla quale apparteneva il clan del
dittatore) e in secondo luogo perché, dopo la rivoluzione islamica in Iran, il
regime laico di Saddam mal tollerava la presenza ingombrante di un regime
teocratico, e per giunta sciita, al confine. Gli Stati Uniti e i paesi
occidentali, interessati a contrastare l’ascesa dell’ayatollah Khomeini,
finanziarono il regime di Saddam con armi, addestramento e soldi. Nel 1980
Saddam, prendendo a pretesto vecchie controversie di confine, attaccò l’Iran.
Il conflitto fu lungo e sanguinoso e quando terminò, nel 1988, era costato la
vita a circa un milione di persone. I rapporti tra Baghdad e Teheran non sono
praticamente esistiti in passato, mentre ora, aldilà di qualche problema,
iraniani e iracheni hanno lasciato la parola alla diplomazia e non ai cannoni. Christian Elia