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L’abbattimento
dell’elicottero. L’escalation della tensione è iniziata il 3 settembre con
l’abbattimento di un elicottero militare georgiano su cui viaggiavano il
ministro della Difesa, Irakli Okruashvili, e il vicecapo di stato maggiore
dell’Esercito, colonnello Zaza Gogava. Il velivolo è stato colpito dalla
contraerea delle forze separatiste ossete, ma è riuscito a effettuare un
atterraggio di emergenza. Nessuno si è fatto male. Le autorità
dell’autoproclamata repubblica dell’Ossezia del Sud hanno dichiarato di aver reagito
a una provocatoria violazione del loro spazio aereo. Un portavoce del ministero
degli Esteri russo – Mosca sostiene i separatisti osseti fin dalla guerra del
1991-’92 – ha dichiarato che la responsabilità dell’incidente è tutta della
Georgia, colpevole di aver violato gli accordi di cessate il fuoco che
impediscono voli militari non autorizzati sopra la zona di conflitto.
Scontri a fuoco e
primi morti. La risposta georgiana è arrivata cinque giorni dopo, l’8
settembre. Militari georgiani hanno aperto il fuoco contro un posto di blocco
delle milizie separatiste, uccidendo tre osseti. Anche un soldato georgiano è
morto nella sparatoria. Secondo la versione di Tbilisi, sono stati gli osseti
ad aprire il fuoco per primi. “Queste non sono più provocazioni: sono atti di
terrorismo”, ha tuonato Givi Targamadze, capo della commissione Difesa del
parlamento georgiano. “Temo che saremo costretti a lanciare un’operazione
anti-crimine per restaurare l’ordine nella regione”.
Un referendum sull’indipendenza.
L’11 settembre, il presidente dell’autoproclamata repubblica dell’Ossezia del
Sud, Eduard Kokoity, ha lanciato la sfida suprema al governo georgiano,
fissando per il 12 novembre prossimo un referendum sull’indipendenza da
Tbilisi. Proposta apertamente appoggiata dal Cremlino: ultimamente il presidente
russo Vladimir Putin non perde occasione di ribadire il suo sostegno al
principio di autodeterminazione dei popoli in riferimento ai conflitti
separatisti georgiani (Ossezia del Sud e Abkazia) e moldavi (Transnistria).
La Georgia è pronta
per la guerra. Il rischio che il presidente nazionalista e filo-americano georgiano
Mikhail Saakashvili riapra il conflitto armato del 1991-’92 (che causò oltre 2
mila morti) è a questo punto sempre più concreto. Un referendum indipendentista
appoggiato da Mosca sarebbe uno schiaffo a cui Tbilisi difficilmente non
risponderà. Per la Georgia sarebbe l’occasione per riprendersi la rivincita
dall’umiliante sconfitta di quattordici anni fa. Una rivincita che Saakashvili
prepara
da tempo: l’anno scorso ha ordinato un aumento del 140 per cento della spesa
militare: l’incremento più alto del mondo. Per non parlare della cooperazione
militare con gli Usa, che da due anni addestrano le forze speciali georgiane.
Proprio ieri, 12 settembre, una delegazione del Pentagono è giunta in visita in
Georgia per incontrare il ministro della Difesa Okruashvili. Difficile pensare
che la questione sud-osseta sia rimasta fuori dalla discussione.Enrico Piovesana