A Tonga si piange la morte del vecchio monarca. E si chiede democrazia
scritto per noi da
Mattia Luchetta
Drappi neri e viola ricoprono oggi gli edifici pubblici nelle
isole Tonga in segno di lutto nazionale. Re Taufa'ahau Tupou IV, che
governava il Paese da 41 anni è morto al Mercy Hospital di Auckland
domenica sera.

Sovrano assoluto rispettato
dai suoi sudditi, Tupou si era guadagnato la nomea di monarca più
pesante del mondo nel 1970 con i suoi 200 kg, ma si era poi
pubblicamente impegnato in una campagna nazionale per restare in forma,
perdendo un terzo del suo peso. Caposaldo della sua politica fu la
modernizzazione del sistema educativo e delle infrastrutture pubbliche,
che in generale gli valse il rispetto e la benevolenza del suo popolo e
di altri leader del sud Pacifico. Tuttavia, aveva dovuto recentemente
fronteggiare un crescente dissenso da parte della popolazione.
Nel
2005 migliaia di persone erano scese in strada per chiedere riforme
democratiche e la proprietà pubblica di alcune risorse cruciali per
l'economia del Paese, in una serie di dimostrazioni senza precedenti.
La morte del sovrano e

l'elezione del suo successore, il figlio Flaofi
Tupou V, potrebbero incoraggiare la domanda di maggiore democrazia da
parte della gente. In un Paese fortemente conservatore, dove le
televisioni e le radio di stato controllano l'informazione, c'è una
ristretta minoranza di giovani che richiede una costituzione più
democratica ed elezioni dirette per tutti i seggi del parlamento.
L'arcipelago, composto da più di 170 isole sparse su una superficie
approssimativamente pari a quella del Giappone, non possiede alcuna
risorsa naturale strategica e dipende quasi esclusivamente da
agricoltura, pesca e dall'industria turistica in espansione. Nel 2005,
dopo anni di negoziazioni, le Tonga sono entrate a far parte
dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). La mossa ha come
obiettivi l'integrazione nell'economia mondiale di un sistema finora
praticamente isolato e il miglioramento delle condizioni di una
popolazione che vive nella povertà, con stipendi medi poco sopra i
1.600 dollari all'anno.