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Festa. “La gente fa festa nelle strade, soprattutto nel distretto
di Bujumbura Rural (teatro delle operazioni delle Fnl, n.d.r.)”, racconta a PeaceReporter
il giornalista Désiré Hatungimana, di Radio
Isanganiro. “Solo stamane, abbiamo ricevuto decine di telefonate di gente
che ci contattava per esprimere la sua gioia. Anche se alcune questioni sono
state demandate agli incontri futuri, la tregua ha dato alla popolazione molta
fiducia nel futuro”. Il più sembra fatto, nonostante gli incontri in Tanzania
non abbiano risolto alcuni dei nodi più spinosi, tra i quali la composizione
del nuovo esercito, che le Fnl
vorrebbero sciogliere. La tregua permanente darà comunque più tempo e più
tranquillità alle parti per potersi accordare sugli altri punti, anche se una
clausola degli accordi di Dar es-Salaam prevede, secondo quanto reso noto dalla
stampa burundese, la conclusione del programma di smobilitazione dei
combattenti entro 30 giorni dalla firma.
Scandali. Una serie di scandali ha investito negli ultimi mesi il governo
burundese, a cominciare dalla vendita poco chiara di un Falcon 50, l’aereo
presidenziale, i cui soldi sembrano aver preso una destinazione diversa da
quella delle casse statali. L’Unione Europea ha denunciato la scomparsa di
circa 5 milioni di euro dai fondi per la ricostruzione del Paese, e sembra che
la Banca Mondiale abbia deciso di congelare gli aiuti al Burundi in attesa che
venga fatta luce sulle suddette questioni. “Nonostante la pace, la popolazione
non è affatto contenta di Nkurunziza”, conferma Hatungimana. “In un anno non è
stato fatto nulla per ridurre la miseria”. E Alexis Sinduhije, direttore di Radio Publique
Africaine e tra gli arrestati di luglio,
rincara la dose: “Onestamente, dopo quello che mi è successo, non mi interessa
nulla del processo di pace. L’unica cosa importante è che questa nazione sta
cadendo a pezzi”. Matteo Fagotto