09/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Più di cinquemila i contaminati. Il governo si dimette e la città piomba nel caos.
“Abidjan è nel caos, con interi quartieri chiusi dai manifestanti, e si temono scontri. Le sostanze tossiche sembra si stiano propagando anche ai quartieri periferici, e con 3 milioni di persone che vivono nelle baraccopoli, c’è il rischio che il bilancio attuale non rifletta il numero reale di contaminati”. Questa la situazione ieri sera nella capitale commerciale della Costa d’Avorio, descritta da Damiano Rizzi di Soleterre Onlus. Lo scandalo delle sostanze tossiche scaricate nel porto di Abidjan, che stanno avvelenando la città, ha costretto il governo alle dimissioni, aggiungendo alla crisi sanitaria anche quella politica.
 
Acque contaminate dalle sostanze tossiche ad AbidjanSituazione grave. Gli aggiornamenti delle ultime ore aggravano un bilancio già negativo: secondo fonti del ministero della Sanità, almeno 3 persone sarebbero morte e 5 mila sarebbero rimaste contaminate. “La situazione è estremamente grave”, conferma a PeaceReporter una fonte sanitaria italiana residente nei pressi di Abidjan, “perché le autorità stanno dando prova di un’incapacità tecnica e organizzativa preoccupante. Nessuno qui si era mai trovato di fronte a un problema del genere, e mentre migliaia di persone affollano gli ospedali mandandoli al collasso, le autorità hanno chiesto aiuto a tecnici francesi per far fronte al problema”. Un problema acuito dal fatto che ancora non si ha ancora una versione ufficiale sull’entità di queste sostanze tossiche. “Si parla di acido solfidrico”, prosegue la nostra fonte, “ma non essendoci certezza le autorità non possono neanche diramare direttive per la profilassi”.
 
Il premier ivoriano Charles Konan BannyDimissioni. Si moltiplicano intanto tra la popolazione i sintomi sospetti, quali difficoltà respiratorie, diarrea, vomito, eruzioni cutanee. “L’acido solfidrico è estremamente pericoloso”, prosegue Rizzi, “perché è una sostanza inodore che, oltre a procurare danni a lungo termine, può rivelarsi mortale, anche in piccole dosi”. Intanto, lo scandalo ha portato alle dimissioni del governo. Una mossa, quella del premier Charles Konan Banny, che ha colto di sorpresa l’opposizione, la quale ha reso noto che non prenderà parte a un rimpasto e ha accusato il primo ministro di sfruttare cinicamente l’occasione per “scaricare” qualche elemento scomodo dell’opposizione. Il nuovo esecutivo dovrebbe essere presentato la prossima settimana, ma intanto a tenere banco, oltre alle notizie sul fronte sanitario, sono le indagini.
 
Giovani ivoriani a un posto di bloccoResponsabilità. Sembra che la nave contenesse residui di zolfo e rifiuti di raffineria che, una volta scaricati, avrebbero fermentato in assenza di ossigeno, sprigionando il micidiale acido solfidrico a livello gassoso. Finora sono state arrestate sei persone, definite “pesci piccoli” persino dalla stampa governativa. PeaceReporter ha contattato la Prime Marine Corporation, proprietaria della Probo Koala (la nave incriminata), e la Trafigura Beheer BV, la compagnia petrolifera olandese che risulta essere affittuaria dell’imbarcazione. Entrambe hanno risposto tramite comunicati stampa simili. Secondo la Trafigura, i presunti rifiuti tossici sarebbero normale materiale di scarto proveniente dal lavaggio della nave, proveniente da Lagos, in Nigeria, dove la Probo Koala, che trasportava carburante, aveva lasciato il suo carico. La compagnia sostiene di aver consegnato i materiali di scarto alla società Tommy, concessionaria dello smaltimento rifiuti nel porto di Abidjan, e di aver comunicato alle autorità ivoriane la natura degli scarti in questione. Cosa ancora più importante, la Trafigura respinge come false le accuse secondo cui alla nave sarebbe stato rifiutato l'accesso nei porti di Dakar e Lagos, come sostenuti invece da più parti. Si attendono sviluppi.

Matteo Fagotto

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