07/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ennesimo nulla di fatto ai colloqui di pace di Yamoussoukro. E ora?
Un film già visto. Al termine del vertice di pace, organizzato lunedì dal premier Charles Konan Banny a Yamoussoukro, i principali protagonisti della crisi ivoriana, tra cui il presidente Laurent Gbagbo, il leader ribelle Guillaume Soro e i capi dell’opposizione, non sono riusciti ad accordarsi praticamente su nulla. Dopo Marcoussis, Accra e Pretoria, anche il palazzo dei congressi della capitale ivoriana diventa testimone di un altro passo falso in un processo di pace sempre più inconcludente.
 
Il presidente ivoriano Laurent GbagboFallimento. Se qualcuno si era fatto illusioni su una possibile svolta nel processo di pace, le parole di Alassane Ouattara, rilasciate poche ore prima del meeting, avrebbero dovuto fargli aprire gli occhi. Il leader di opposizione si era infatti impegnato a gettare acqua sul fuoco dei facili entusiasmi, dichiarando come l’incontro mirasse più che altro a mostrare all’Onu la buona volontà dei soggetti coinvolti, e suggerendo di non aspettarsi nulla di concreto. Ne è uscito fuori un documento finale annacquato, in cui vengono evidenziati alcuni trascurabili dettagli tecnici raggiunti dalle parti, ma dove mancano all’appello le principali questioni da risolvere in vista delle elezioni.
 
Il vertice. Niente accordo, quindi, sul programma di disarmo di milizie e ribelli, sull’organizzazione delle elezioni e sul processo di identificazione dei milioni di ivoriani privi di documenti. Se non altro, diversamente dal solito, i portavoce dei vari soggetti presenti alla riunione di Yamoussoukro hanno tenuto un profilo basso nel commentare l’esito del vertice, senza accusarsi a vicenda del fallimento delle trattative, una pratica piuttosto comune dal 2002, anno di inizio della guerra civile, a oggi. Candidamente, Sidiki Konaté, rappresentante delle Forces Nouvelles, ha ammesso che le parti non riescono (e difficilmente riusciranno in futuro) a trovare un accordo che possa far decollare il processo di pace. La riunione si è conclusa con l’augurio delle parti di trovare un accordo nei prossimi due o tre mesi, come recita il comunicato finale, una formula che coincide con la scadenza delle elezioni, previste per ottobre, ma il cui rinvio sembra ormai certo.
 
Il premier ivoriano Charles Konan BannySenza opzioni. La palla passa ora all’Onu, che per il 20 settembre ha previsto una riunione di aggiornamento sulla crisi ivoriana; all’ordine del giorno, la possibilità di una revisione delle date del processo di pace. In primis quella delle elezioni, a cui si aggiungono ulteriori problemi: a fine ottobre, infatti, scadrà anche il mandato supplementare di un anno, concesso al presidente Gbagbo dall’Onu lo scorso ottobre, proprio in vista del voto. Una nuova proroga del mandato non sembra fattibile, anche perché gli attuali soggetti politici hanno dimostrato di non essere in grado di trovare una soluzione alla crisi. Ma chi mettere al loro posto? Dopo quattro anni di guerra, le parti difficilmente riuscirebbero ad accordarsi per scegliere una personalità super partes, visto l’esperimento fallito coll’attuale premier Charles Konan Banny. E mentre le scadenze si avvicinano, le carte rimaste in mano all’Onu sono sempre meno. 

Matteo Fagotto

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