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I soliti ignoti. La protesta pacifica di molti, è
stata però guastata dall’esasperazione di pochi: alcuni giovani hanno
saccheggiato negozi e lanciato sassi contro vetrine e automobili. Al loro
passaggio una pioggia di volantini firmati Fronte Patriottico Manuel Rodríguez
(Fpmr) ha annunciato “Un settembre di lotta, a 20 anni dall’attentato al
tiranno”, con il chiaro riferimento a Pinochet, che ne subì uno appunto nel
settembre dell’86.
Un passo indietro. All’origine del malcontento c’è
comunque il lavoro lento e discontinuo del Consejo Asesor Presidencial para
la Educacion. Si tratta della commissione governativa istituita per
studiare il progetto di riforma della scuola, ottenuta dopo le proteste di
massa organizzate dagli studenti in giugno e che avevano ipnotizzato l’intero
Paese. In migliaia erano scesi in piazza, applauditi dalla maggioranza dei
professori e supportati dagli universitari. Hanno retto la protesta per un mese
con scuole occupate, mobilitazioni di piazza e duri scontri con le forze
dell’ordine. Fino a che il presidente cileno, Michelle Bachelet, ha preso in
mano le redini della situazione e creato la commissione nella quale hanno un
posto d’onore anche i rappresentanti degli studenti.
Un occhio al passato. Il problema ha radici profonde.
A regolare l’istruzione primaria, secondaria e universitaria del Cile c’è ancora
la Legge organica costituzionale dell’insegnamento, emessa il 10 marzo 1990,
dal dittatore Augusto Pinochet, destinata a rendere eterna l’ingiustizia del
modello economico. È infatti basata su principi conservatori e gerarchici della
società, dove i soldi e il potere la fanno da padrone. È anche questo che non
placa gli studenti, che stanno dimostrando di non aver la minima intenzione di
abbassare la guardia. Stella Spinelli