07/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora una volta scendono in piazza per chiedere la riforma della scuola, 85 vengono arrestati
Ottantacinque studenti sono stati arrestati ieri mentre protestavano contro le pessime condizioni dell’istituto scolastico del comune di Maipù, nella periferia di Santiago. Di buon ora sono scesi in piazza a centinaia, armati di striscioni e megafoni, invadendo le vie della capitale, per gridare la loro rabbia e pretendere quanto spetta loro di diritto: scuole decenti e programmi al passo con i tempi, rispettosi del diritto universale all’istruzione.
 
Studentessa circondata dalla poliziaI soliti ignoti. La protesta pacifica di molti, è stata però guastata dall’esasperazione di pochi: alcuni giovani hanno saccheggiato negozi e lanciato sassi contro vetrine e automobili. Al loro passaggio una pioggia di volantini firmati Fronte Patriottico Manuel Rodríguez (Fpmr) ha annunciato “Un settembre di lotta, a 20 anni dall’attentato al tiranno”, con il chiaro riferimento a Pinochet, che ne subì uno appunto nel settembre dell’86.
Immediato l’intervento dei carabineros, che ha però penalizzato anche gli studenti più tranquilli. Idranti e gas lacrimogeni hanno represso indistintamente il corteo, creando il panico.
Ne sono nati anche veri e proprio corpo a corpo, che hanno lasciato sul campo qualche contuso.
A decine gli arrestati, che si sono andati ad aggiungere a un’altra decina fermata alcune ore prima dell’inizio del corteo. Si tratta di ragazzi che, incappucciati, hanno eretto barricate nelle zone periferiche di Santiago.
In tutto sono 85 i minori portati in carcere il tempo sufficiente per essere schedati.
Gli scontri più gravi sono avvenuti nella zona di Pajaritos e 5 de April, dove gli studenti hanno attaccato le forze dell’ordine con pietre e bastoni.
 
Studente che tira pietre contro un autobusUn passo indietro. All’origine del malcontento c’è comunque il lavoro lento e discontinuo del Consejo Asesor Presidencial para la Educacion. Si tratta della commissione governativa istituita per studiare il progetto di riforma della scuola, ottenuta dopo le proteste di massa organizzate dagli studenti in giugno e che avevano ipnotizzato l’intero Paese. In migliaia erano scesi in piazza, applauditi dalla maggioranza dei professori e supportati dagli universitari. Hanno retto la protesta per un mese con scuole occupate, mobilitazioni di piazza e duri scontri con le forze dell’ordine. Fino a che il presidente cileno, Michelle Bachelet, ha preso in mano le redini della situazione e creato la commissione nella quale hanno un posto d’onore anche i rappresentanti degli studenti.
 
Poliziotti arrestano uno studenteUn occhio al passato. Il problema ha radici profonde. A regolare l’istruzione primaria, secondaria e universitaria del Cile c’è ancora la Legge organica costituzionale dell’insegnamento, emessa il 10 marzo 1990, dal dittatore Augusto Pinochet, destinata a rendere eterna l’ingiustizia del modello economico. È infatti basata su principi conservatori e gerarchici della società, dove i soldi e il potere la fanno da padrone. È anche questo che non placa gli studenti, che stanno dimostrando di non aver la minima intenzione di abbassare la guardia.

Stella Spinelli

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