07/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Imperversa la guerra civile: da dicembre 1.500 morti
Da oltre un mese lo Sri Lanka è nuovamente precipitato nell'incubo della guerra civile. L'artiglieria e l'aviazione del governo continuano a bombardare le postazioni degli indipendentisti Tamil nel nord-est del Paese. Nel fine-settimana le truppe governative hanno conquistato la città di Sampur, da dove i guerriglieri dell’Ltte (Tigri per la liberazione della patria Tamil) lanciavano i loro attacchi al porto di Trincomalee, base navale cruciale per i rifornimenti alla penisola di Jaffna.
 
Sampur, di fronte al porto di TrincomaleePace solo sulla carta. A Jaffna, dove un mese fa sono esplosi feroci combattimenti, 350 mila civili e 40 mila militari dipendono dagli aiuti via mare, poiché a metà agosto i ribelli hanno tagliato i collegamenti via terra. Esplode con l'emergenza umanitaria anche la ferocia di un conflitto che per 20 anni ha visto fronteggiarsi esercito e ribelli, provocando oltre 50 mila vittime. Gli accordi di pace firmati nel 2002 sotto il patrocinio di una missione internazionale a guida scandinava sono ormai lettera morta, e gli stessi osservatori, disarmati, non possono che constatarne il fallimento. Per ragioni di sicurezza la missione ha dovuto trasferirsi a metà agosto da Trincomalee, nel nord-est del Paese, alla capitale Colombo, prima di lasciare definitivamente l’isola il primo settembre. Le Tigri Tamil hanno infatti dichiarato inaccettabile la presenza di cittadini della Ue nei territori da loro controllati, quando la stessa Unione Europea ha iscritto le Tigri nella lista delle organizzazioni terroristiche.
 
Carta bianca al governo per la repressione. Il capo della missione, generale Ulf Henricsson, ha duramente criticato la decisione della Ue, lamentando che così facendo è stata concessa carta bianca al governo singalese per operare una durissima repressione. Repressione che, oltre ai miliziani, ha coinvolto anche civili, infuriando per tutto il mese di agosto. Forse in ritorsione per l'assassinio del vice-segretario del Segretariato alla pace del governo, avvenuta lunedì 14 agosto, l'aviazione ha colpito quella che credeva essere una base dei ribelli, e che invece era una scuola: 41 studentesse sono rimaste sotto le macerie a Mullaithivu, distretto a sud di Jaffna. Altrove si sono sistematicamente succeduti attentati, violenze, rappresaglie e raid militari. All’inizio del mese sono stati uccisi 17 operatori umanitari della Ong francese Action Against Hunger. L’omicidio è stato addebitato dagli osservatori scandinavi alle truppe del governo, che avrebbero compiuto una vera e propria esecuzione sommaria. Nella capitale Colombo, l’ambasciatore pakistano è sfuggito a un attentato, ma 6 membri del suo convoglio sono rimasti uccisi. Un’altra operatrice umanitaria di 23 anni è stata assassinata mentre tornava a casa nel distretto di Vanuniya. Un ex membro del Parlamento e direttore di un giornale filo-Tamil è stato ucciso a Trincomalee. 
 
Militari a un posto di bloccoUno Stato unitario. La penisola di Jaffna ha subito le peggiori conseguenze dell’escalatione militare. Acqua e viveri hanno scarseggiato per due settimane, e 200 mila civili hanno vissuto sotto il coprifuoco, sospeso per pochissime ore al giorno. Nell’eterno conflitto singalese si fronteggiano i miliziani dell’Ltte, che chiedono l’indipendenza per i territori nel nord e nell’est dell’isola, e le truppe governative di uno Stato che conta 18 milioni di persone, 3 milioni dei quali Tamil. La nuova esplosione di violenza è scoppiata nel novembre scorso, in seguito all’elezione del presidente Rjapakse, la cui campagna si era svolta all’insegna della promessa che lo Sri Lanka sarebbe rimasto uno Stato unitario con un governo centrale. Da allora i morti sono stati oltre 1.500. La tregua firmata nel 2002 rimane formalmente in vigore mentre tutti continuano a violarla, il bilancio delle vittime a salire, le violenze a intensificarsi. E una guerra fratricida a riprendere senza ostacoli il suo corso.

Luca Galassi

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