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Pace solo sulla carta. A Jaffna, dove un mese fa sono esplosi feroci combattimenti, 350 mila civili
e 40 mila militari dipendono dagli aiuti via mare, poiché a metà agosto i ribelli
hanno tagliato i collegamenti via terra. Esplode con l'emergenza umanitaria anche
la ferocia di un conflitto che per 20 anni ha visto fronteggiarsi esercito e ribelli,
provocando oltre 50 mila vittime. Gli accordi di pace firmati nel 2002 sotto il
patrocinio di una missione internazionale a guida scandinava sono ormai lettera
morta, e gli stessi osservatori, disarmati, non possono che constatarne il fallimento.
Per ragioni di sicurezza la missione ha dovuto trasferirsi a metà agosto da Trincomalee,
nel nord-est del Paese, alla capitale Colombo, prima di lasciare definitivamente
l’isola il primo settembre. Le Tigri Tamil hanno infatti dichiarato inaccettabile
la presenza di cittadini della Ue nei territori da loro controllati, quando la
stessa Unione Europea ha iscritto le Tigri nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Carta bianca al governo per la repressione. Il capo della missione, generale Ulf Henricsson, ha duramente criticato la decisione
della Ue, lamentando che così facendo è stata concessa carta bianca al governo
singalese per operare una durissima repressione. Repressione che, oltre ai miliziani,
ha coinvolto anche civili, infuriando per tutto il mese di agosto. Forse in ritorsione
per l'assassinio del vice-segretario del Segretariato alla pace del governo, avvenuta
lunedì 14 agosto, l'aviazione ha colpito quella che credeva essere una base dei
ribelli, e che invece era una scuola: 41 studentesse sono rimaste sotto le macerie
a Mullaithivu, distretto a sud di Jaffna. Altrove si sono sistematicamente succeduti
attentati, violenze, rappresaglie e raid militari. All’inizio del mese sono stati
uccisi 17 operatori umanitari della Ong francese Action Against Hunger. L’omicidio
è stato addebitato dagli osservatori scandinavi alle truppe del governo, che avrebbero
compiuto una vera e propria esecuzione sommaria. Nella capitale Colombo, l’ambasciatore
pakistano è sfuggito a un attentato, ma 6 membri del suo convoglio sono rimasti
uccisi. Un’altra operatrice umanitaria di 23 anni è stata assassinata mentre tornava
a casa nel distretto di Vanuniya. Un ex membro del Parlamento e direttore di un
giornale filo-Tamil è stato ucciso a Trincomalee.
Uno Stato unitario. La penisola di Jaffna ha subito le peggiori conseguenze dell’escalatione militare.
Acqua e viveri hanno scarseggiato per due settimane, e 200 mila civili hanno vissuto
sotto il coprifuoco, sospeso per pochissime ore al giorno. Nell’eterno conflitto
singalese si fronteggiano i miliziani dell’Ltte, che chiedono l’indipendenza per
i territori nel nord e nell’est dell’isola, e le truppe governative di uno Stato
che conta 18 milioni di persone, 3 milioni dei quali Tamil. La nuova esplosione
di violenza è scoppiata nel novembre scorso, in seguito all’elezione del presidente
Rjapakse, la cui campagna si era svolta all’insegna della promessa che lo Sri
Lanka sarebbe rimasto uno Stato unitario con un governo centrale. Da allora i
morti sono stati oltre 1.500. La tregua firmata nel 2002 rimane formalmente in
vigore mentre tutti continuano a violarla, il bilancio delle vittime a salire,
le violenze a intensificarsi. E una guerra fratricida a riprendere senza ostacoli
il suo corso.Luca Galassi