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I fatti. In poche ore, le circa 400 tonnellate del misterioso
carico che la nave trasporta vengono trasferite dalla società Tommy, incaricata dello scarico e carico
merci del porto, in 24 camion, che prendono la direzione della discarica di
Akouédo. L’allarme scatta solo qualche giorno dopo, precisamente il 21 agosto,
quando centinaia di persone residenti vicino alle zone contaminate (la
discarica di Akouédo, il canale Vridi e il deposito di Plateau Dokui in
particolare) arrivano negli ospedali di Cocody e Treichville lamentando mal di
testa, diarrea, vomito… A questo punto il Centre Ivoirien Anti Pollution, di
stanza al porto, comunica al comandante della Probo Koala
di non lasciare
Abidjan e di tenersi reperibile per chiarimenti, dopo che alcuni
campioni raccolti nelle zone “incriminate” rivelano la presenza
di sostanze
tossiche (si parla di soda caustica e di acido solfidrico).
Nonostante ciò,
il giorno dopo la nave lascia indisturbata il porto di Abidja
L'allarme. E le autorità? La prima
comunicazione ufficiale del Ministero della Sanità arriva solo due settimane
dopo i fatti, precisamente martedì 5 settembre. Il Ministero ammette la presenza
delle sostanze tossiche, precisando che gli accertamenti sono ancora in corso.
Intanto,
almeno 2 persone, sulle centinaia contaminate (si parla di più di 500 persone),
sono morte. “E’ una tragedia”, riferisce a PeaceReporter un'italiana che vive in Costa d’Avorio da più di 6 anni, “anche perché qui l’assistenza
medica non è gratuita, e la gran parte della popolazione non ha i soldi per
comprare le medicine prescritte”. Inevitabile che un comportamento
così irresponsabile abbia scatenato le proteste della
popolazione. “Abidjan è completamente bloccata dalle barricate erette dai
manifestanti”, prosegue la nostra fonte, “anche se finora non ci sono stati scontri.
I manifestanti vogliono solo saperne di più, e capire come queste sostanze
tossiche, che si sono disperse nella laguna di Abidjan, siano potute arrivare
fin qui”. Gia, come mai?Matteo Fagotto