06/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Rifiuti tossici nella laguna di Abidjan, centinaia i contaminati
Quello dei rifiuti tossici scaricati nei porti africani, dietro pagamento di qualche mazzetta, è un problema di lunga data. Finora, però, la Costa d’Avorio era rimasta sostanzialmente immune da un flagello, che ha fatto dell’Africa occidentale una delle peggiori pattumiere tossiche del pianeta. Almeno fino alle 11 di mattina di sabato 19 agosto, quando la Probo Koala, una nave battente bandiera panamense, attracca nel porto di Abidjan…
 
Rifiuti tossiciI fatti. In poche ore, le circa 400 tonnellate del misterioso carico che la nave trasporta vengono trasferite dalla società Tommy, incaricata dello scarico e carico merci del porto, in 24 camion, che prendono la direzione della discarica di Akouédo. L’allarme scatta solo qualche giorno dopo, precisamente il 21 agosto, quando centinaia di persone residenti vicino alle zone contaminate (la discarica di Akouédo, il canale Vridi e il deposito di Plateau Dokui in particolare) arrivano negli ospedali di Cocody e Treichville lamentando mal di testa, diarrea, vomito… A questo punto il Centre Ivoirien Anti Pollution, di stanza al porto, comunica al comandante della Probo Koala di non lasciare Abidjan e di tenersi reperibile per chiarimenti, dopo che alcuni campioni  raccolti nelle zone “incriminate” rivelano la presenza di sostanze tossiche (si parla di soda caustica e di acido solfidrico). Nonostante ciò, il giorno dopo la nave lascia indisturbata il porto di Abidja
 
Manifestanti per le strade di AbidjanL'allarme. E le autorità? La prima comunicazione ufficiale del Ministero della Sanità arriva solo due settimane dopo i fatti, precisamente martedì 5 settembre. Il Ministero ammette la presenza delle sostanze tossiche, precisando che gli accertamenti sono ancora in corso. Intanto, almeno 2 persone, sulle centinaia contaminate (si parla di più di 500 persone), sono morte. “E’ una tragedia”, riferisce a PeaceReporter un'italiana che vive in Costa d’Avorio da più di 6 anni, “anche perché qui l’assistenza medica non è gratuita, e la gran parte della popolazione non ha i soldi per comprare le medicine prescritte”. Inevitabile che un comportamento così irresponsabile abbia scatenato le proteste della popolazione. “Abidjan è completamente bloccata dalle barricate erette dai manifestanti”, prosegue la nostra fonte, “anche se finora non ci sono stati scontri. I manifestanti vogliono solo saperne di più, e capire come queste sostanze tossiche, che si sono disperse nella laguna di Abidjan, siano potute arrivare fin qui”. Gia, come mai?
 
Le responsabilità. Dalle prime indagini, le responsabilità delle autorità sembrano pesanti. In particolare, la Direzione Generale del porto era al corrente del fatto che l’attracco alla nave era stato rifiutato in precedenza da più Paesi africani, tra i quali il Senegal, la Nigeria e il Togo. A finire sulla graticola è anche la Marina, che non avrebbe effettuato i necessari controlli, così come la Direzione Generale della Dogana. Fonti non ufficiali parlano di una grossa tangente, che sarebbe stata pagata per permettere alla nave di liberarsi del carico. Per il momento, le autorità possono solo essere accusate di assoluta negligenza, almeno finché le indagini non appureranno meglio le responsabilità. PeaceReporter continuerà a seguire la vicenda, in attesa di sviluppi.

Matteo Fagotto

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